La quarta stella

 

Era tra le favorite del Mondiale e, alla fine di una lunga finale giunta per la terza volta consecutiva ai supplementari, i pronostici hanno avuto ragione: non è la terza stella dell’Argentina ad issarsi in cielo bensì la quarta della Germania (la prima dopo l’unificazione post-Muro), che così nell’albo d’oro ci raggiunge al secondo posto tra le nazionali più titolate.

Il trionfo della Germania era annunciato dai pronostici ma non è stato per nulla scontato, perchè la finale di ieri sera è stata partita vera, ricca di emozioni e di rimpianti per Messi e compagni. Il 10 finisce tristemente quello che poteva essere il “suo” Mondiale, quello del sorpasso a Maradona ma, nonostante la vittoria del Pallone d’oro come miglior giocatore della competizione, anche questa volta è stata grande delusione e chissà se in Russia, quando avrà 32 anni, potrà finalmente salire su quel tetto del Mondo tanto desiderato ma sino ad ora tanto lontano. Per la Pulce non è stata una bella finale: qualche accellerazione delle sue (su una è stato fermato da un portentoso Boateng), un tiro finito a fil di palo ma nulla più, con il ritorno dei soliti conati di vomito di cui ancora si ignora la causa. Peggio di lui hanno fatto i due argentini “d’Italia” Higuain e Palacio: il primo si divora un’occasionissima su sciagurato retropassaggio di Kross, mentre il secondo, solo davanti a Neuer, invece di tentare un comodo piatto prova un assurdo pallonetto. Entrambe le occasioni sono capitate quando il risultato era sullo 0-0….Altri rimpianti sono legati al Ct Sabella, reo di aver sostituito l’ottimo Lavezzi del primo tempo, e soprattutto alla sfortuna che non ha permesso di vedere in campo Di Maria, uomo decisivo per i destini dell’albiceleste. Il suo 2014 sarà ricordato per la Decima Champions ma anche per il grandissimo rimpianto di non aver potuto disputare la partita che capita “forse” una sola volta nella vita di un giocatore…

La Germania, invece, conquista meritatamente l’alloro mondiale alla fine di un mese di grandi emozioni: stupende le prestazioni contro Portogallo e Brasile, mentre contro Ghana, Algeria e Francia si è visto il carattere dei tedeschi che hanno aggiunto a questa loro proverbiale caratteristica quella di giocare un calcio di qualità e propositivo, cosa nuova nel calcio tedesco. Questa è la vittoria innanzitutto di un movimento calcistico che, dopo le ceneri di Euro 2004, è rinato puntando sui settori giovanili e sulla qualità del gioco, raccogliendo a Rio i frutti di ben otto anni di lavoro. La Germania passerà inoltre alla storia del calcio come la prima nazionale europea ad aver vinto la Coppa nelle Americhe. Per questa e per tante altre ragioni questa Germania merita il trionfo.

Lo merita Neuer, nominato miglior portiere del torneo; lo merita Hummels, difensore che merita palcoscenici più ampi rispetto a quello del Westfallen Stadion; lo merita Lahm, capitano di mille battaglie che, dopo essere cresciuto molto nella prima stagione con Guardiola, giunge a quel trionfo troppe volte strozzato in gola dalla sua generazione; lo merita Boateng, autore di un Mondiale non ai livelli dei compagni di reparto ma che nell’ultimo atto ha sfoderato una prestazione d’oro; lo merita Schweinsteiger, il guerriero di classe che è definitivamente rinato dalla delusione del rigore sbagliato nella finale di Champions di Monaco 2012; lo merita Khedira, infortunato nell’ultimo atto ma autore in semifinale di una prestazione da urlo; lo meritano Kross e Schurrle, giocatori entrati in una dimensione internazionale dopo questa loro grandissima stagione; lo merita Klose, campionissimo che nonostante l’età si conferma l’Inzaghi tedesco; lo merita Muller, giocatore straordinario che ha già timbrato dieci volte il tabellino marcatori nella Coppa del Mondo e promette di diventare l’erede del recordman Miro. Lo merita, infine, Low, grandissimo allenatore (77 successi su 112 gare) che raggiunge il tetto del mondo meritatamente e segue nella dinastia dei Ct tedeschi vincenti il mito Beckenbauer.

La gara in sé è stata molto emozionante: nel primo tempo Higuain, al ventunesimo, manda all’ortiche il clamoroso regalo confezionatogli da Toni Kross. Nove minuti dopo bravissimo il nostro Rizzoli (ottimo l’arbitraggio della nostra terna arbitrale) a segnalare il fuorigioco sul gol del Pipita. Nonostante le migliori occasioni siano argentine è la Germania a controllare il match e nell’ultimo minuto della prima frazione potrebbe scappare il colpaccio: colpo di testa di Howedes che finisce sul palo.

La seconda frazione si apre con l’ultimo lampo della serata di Leo Messi: su assist filtrante di Biglia lascia partire un diagonale mancino che finisce a fil di palo. Da lì la partita vive sul filo del nervosismo poiché la posta in gioco è altissima e così ci si trascina ai supplementari, quando è subito Schurrle il protagonista: ottima la risposta di Romero. Al settimo l’occasionissima per lo sciagurato Palacio che, sullo svarione difensivo di Hummels, sbaglia tutto.

Quando ormai tutto sembra destinato agli ennesimi rigori di questa edizione il lampo di genio del subentrato a Klose, Mario Gotze. Il giocatore del Bayern era partito titolare in questo Mondiale ma un calo nelle prestazioni unito al risveglio di Klose e ad un caratterino tutto particolare avevano portato Low a lasciare il “Messi tedesco” (definizione di Guardiola) in panchina. Però il calcio è strano e ripaga (a volte) le delusioni e così, al minuto otto del secondo tempo supplementare, il gol che rimarrà nella storia sua e della Germania: pallone lavorato da Schurrle sulla sinistra, Demichelis perde il 19 tedesco che stoppa di petto e di sinistro infila il portiere sul palo più lontano. E’ trionfo così grazie all’eroe meno atteso e questo ci fa ulteriormente riflettere sul potenziale di questa Germania: in quante altre nazionali uno come Gotze sarebbe rimasto in panchina? Anche noi avevamo un “Super Mario”, ma questa è tutta un’altra storia…

Finisce così questo lungo mese Mondiale con due ultime riflessioni: la prima è che il titolo di capocannoniere è stato vinto dal talentuoso James Rodriguez, che con sei gol sbaraglia la concorrenza di Muller, fermatosi a cinque. La seconda è una curiosità: gli ultimi campioni del Mondo vinsero grazie alle innovazioni tattiche portate dal Barcellona di Guardiola. Anche questa volta il tecnico catalano ha grandi meriti nella crescita tattica di moltissimi titolari della nazionale tedesca. Questa è la dimostrazione che ormai è il calcio propositivo a dare risultati, sia che si chiami Tiqui taka o che si chiami Tiqui taken. Vince chi controlla il gioco e non chi se lo lascia imporre. L’Italia di Prandelli lo aveva dimostrato nell’Europeo di due anni fa battendo proprio la Germania ma venendo dominati dalla Spagna dei giocatori guardiolani (tutto torna). Al prossimo Ct azzurro il compito di ripartire dal calcio di Prandelli pre-Mondiale, sperando di trovare migliori interpreti nei piedi ma soprattutto nella testa.

 

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