Curiosità e Misteri
24 set, 2009 | Categoria: Cultura e Tradizioni | Letto 14249 volte | Commenti: 0 |Scritto da: admin
IL TESORO CUSTODITO DALLE RANE
Sotto i ruderi del castello, ben visibili fino al 1957, si vuole ci sia un tesoro custodito dalle rane. Fino all’anno della loro rimozione, sotto questi avanzi, furono rinvenute delle suppellettili, ma del tesoro, nessuna traccia. A dire il vero, non risulta sia stato eseguito il necessario rituale codificato nell’introvabile libro del Comando. Secondo questi dettami, il tesoro poteva essere trovato solo da una vergine in una notte buia e tempestosa. La cercatrice dopo essersi denudata giacendo supina per terra avrebbe dovuto implorare gli spiriti del male i quali, tra rumori infernali, le avrebbero aperto la pesante lastra di pietra che custodiva le enormi ricchezze. Ma non era ancora finita; a quel punto, le sarebbero apparse migliaia di rane che le avrebbero danzato attorno, mentre la più grande di esse le avrebbe addirittura leccato il corpo. Solo dopo quest’ultima prova, si sarebbe potuta introdurre nello stretto passaggio ed arrivare alla meta desiderata. Si dice che il tentativo sia riuscito, in passato, ad una vecchia zitella, diventata improvvisamente ricca.
TRADIZIONE DEL QUARTIERE PIANO
Il rione Piano era famoso perché sotto una quercia secolare si stipulavano patti e accordi vari, si redimevano liti e si prendevano decisioni da rispettare anche in campo sentimentale. Cosicché coloro i quali non potevano o non volevano sancire il loro legame con le consuete formalità ecclesiastiche e civili, seguiti da amici e parenti, giravano per tre volte attorno al vecchio albero e, dopo aver recitato appositi rituali, erano riconosciuti da tutti come marito e moglie.
LA TOMBA DI ALARICO AL COZZO ROTONDO
Nelle campagne di Bisignano si trova Cozzo Rotondo, un mistero della natura. Una collina perfettamente rotonda in mezzo al paesaggio circostante, un tumulo di terra costruito artificialmente, non si sa da chi e per cosa. Il cozzo ormai è completamente integrato nel paesaggio, qualcuno ha azzardato che li sotto si troverebbe la tomba e il tesoro di Alarico, re dei goti, altri hanno ipotizzato sagre e racconti da fine del mondo. Chi svelerà il mistero di Cozzo Rotondo?
29 Marzo 1210 Appare, nel cielo, un globo di fuoco che cade vicino al castello di Bisignano, dove causa l’incendio di molte case.
LA CHINEA di Bisignano era il cavallo bianco che veniva annualmente offerto al papa, in forma solenne per il pagamento del censo per il Regno di Napoli. Infatti, con il termine Chinèa, o Acchinèa si indicava il tributo che il re di Napoli pagava allo Stato Pontificio per il privilegio che il pontefice disponeva in quanto detentore dei diritti feudali sul regno di Napoli.
Più propriamente con tale nome si indicava appunto il cavallo bianco di razza, sulla cui groppa il re di Napoli faceva pervenire a Roma, presso il Papa, la somma del tributo da pagare annualmente. Questa manifestazione, fortemente simbolica del rapporto di vassallaggio, aveva luogo durante la festa di San Pietro e Paolo e si svolse annualmente dal 1472 al 1788.
La famosa chinea bianca, cavallo o giumenta che veniva allevata in Bisignano dai Principi Petrantonio e suo figlio Nicolò Bernardino, era tanto ammirata e preferita dalla corte di Napoli, donata annualmente al pontefice dell’epoca, veniva usata anche per il tiraggio del cocchio Papale. Evento che viene ricordato anche durante la celebrazione della manifestazione “Il Palio del Principe” dove viene simulata, appunto la donazione di una chinea bianca.
Tale chinea diventerà poi lo stemma di Bisignano.
La giumenta allevata a bisignano, è annotata anche da Alessandro Tassoni nella sua “Secchia Rapita”(1622)
“Pallade sdegnosetta e fiera in volto
venía su una chinea di Bisignano,
succinta a mezza gamba, in un raccolto
abito mezzo greco e mezzo ispano”
(dal secondo canto de La secchia Rapita)
LA LEGGENDA DEL “MONACHIALLU”
berretto rosso e tavolette leggere appese agli omeri che, agitandosi nel suo cammino, producono rumore. Altre volte è vestito con abito rosso ed un berretto azzurro. Dicono anche che sia uno “spirito folletto” , cioè uno di quegli angeli ribelli meno cattivi, i quali rimasero sospesi nell’aria e scendono fra gli uomini come amici e per buon augurio. I fatti attribuiti al folletto sono innumerevoli e si assomigliano tutti: fa salti bizzarri, suona con le nocche delle dita a tamburello sulle casse, striscia celermente da capo a fondo delle scale, veglia accanto al focolare, si affaccia alle finestre facendo sberleffi, culla perfino il bambino, strappa coperte e lenzuola a chi dorme, scopa la casa e fa tutta una serie di scherzi.
Chi riesce a catturare u monachiallu, diventa ricco. Il momento opportuno per farlo è quando si è in dormiveglia e il Monachiellu ti salta sul petto. Egli diventa sempre più pesante, è necessario catturarlo presto prima che faccia mancare il fiato. Secondo alcune versioni bisogna incappucciarlo con un vecchio cappello e sistemarlo sotto una “quarara” di rame. A quel punto gli si può chiedere quel che si vuole.



