A Santa Zagarìa fannu i magarìe

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Streghe Castello sfondo luna
Riti, carmi e “magarìe” a Bisignano. Facciamo un piccolo viaggio nel mondo della stregoneria di casa nostra.

Streghe, maghi, incantesimi e tutte le fantasiose tradizioni mistiche, stanno ormai perdendo il loro suggestivo valore. Ma Bisignano è una terra intrisa di storia. Una storia che si è imbevuta di tante leggende e miti e dove il muro tra storia e leggenda rimane molto sottile.

Le streghe di Bisignano

Come in tanti luoghi dell’Italia meridionale, anche a Bisignano si tramandano le “arti occulte” radicate sin dai tempi più remoti e praticate fino ad un tempo non molto lontano, in grande segretezza e mistero. Streghe che operavano fatture e sortilegi note in dialetto come “magarìe” erano presenti a Bisignano già nel Seicento. Ancor oggi, come eridità di quel passato, ci restano numerose superstizioni e credenze popolari.

Le streghe e gli stregoni preparavano i filtri malefici o benefici sulle persone che dovevano essere colpite secondo le indicazioni del committente che rimaneva in anonimato. La magaria veniva fatta pronunciando le oscure formule di rito che servivano per fare innamorare, punire o far soffrire le persone, guarirle da una magaria fatta da un’altra strega.

Per quanto se ne sappia, le streghe nostrane non erano particolarmente cattive.

Gli strumenti usati dalle streghe bisignanesi

Le streghe (magàre) avevano un ottima conoscenza delle erbe e riuscivano a curare acciacchi e disturbi con intrugli e polverine misteriose. Molte volte utilizzavano resti di animali: code di lucertole, scarafaggi, lingue di serpente, cuori di piccoli volatili o di altri animali.

Qualche fattucchiera operava anche su pupazzi di stoffa conficcando spilli ed aghi in direzione del cuore o del cervello e pronunciando le magiche parole di rito per colpire la parte del corpo della persona a cui si voleva fare la magarìa.

Un particolare carattere avevano i riti ‘ppe fari ‘nnamurari: per far sorgere l’amore in una persona che non vuole corrispondere. Sono i cosiddetti riti della magia di benevolenza e venivano usati capelli umani o crine di cavallo annodandoli.

La leggenda delle streghe di San Zaccaria

Le streghe di Bisignano, secondo quanto tramandato dalle leggende orali, non avevano “intenzioni cattive” e non fecero mai male a nessuno. Ad esse ci si rivolgeva quando si doveva essere liberati dalle magarie operate da streghe o stregoni di altre località.

Secondo la leggenda però, le streghe bisignanesi qualche dispetto se lo facevano tra di loro. Si narra anche che grazie ai loro poteri magici erano capaci di trasformarsi in animali: gatti, topi, pipistrelli o civette.

Una leggenda narra che le streghe bisignanesi erano tenute in grande considerazione e la tradizione le colloca nel rione San Zaccaria. Proprio quello che fu il primo quartiere di Bisignano ad essere esorcizzato, dopo la costituzione della Diocesi bisignanese nel VII secolo sancita da Papa Zaccaria, di cui il quartiere ne porta il nome. La leggenda delle streghe di San Zaccaria (che nel dialetto diventa “Santa”….) racconta che a Bisignano, le streghe avevano da tempo smarrito il Libro di Comando nel quale erano contenute le formule magiche, ma esse conoscevano a memoria le formule dei riti e delle pratiche occulte più comuni. Com’era consuetudine ogni anno, all’inizio della primavera, era desiderio anche per le streghe nostrane prendere parte al convegno sotto il noce di Benevento dove le più grandi e potenti streghe provenienti da tutta Europa, si incontravano per celebrare i loro riti demoniaci. Allo scoccare della mezzanotte, durante l’imperversare di furiose tempeste, bastava pronunciare la formula magica e, per incanto, si sarebbero ritrovate tutte sotto il grande albero di noce a Benevento. La formula di rito era:

“Sopr’acqua e sopra vento
Sotto il noce di Benevento”.
(Formula magica che molte donne accusate di stregoneria avrebbero riferito durante i processi).

Le streghe di Bisignano però, per confusione mentale ed essendo anche ormai vecchiette e un pò rimbambite, pronunciarono alla rovescia la formula magica, ovvero: “Sott’acqua e sotto vento sopra il noce di Benevento“. E così le povere streghe bisignanesi, avendo sbagliato le parole magiche, si ritrovarono incollate alla cima del grande albero di noce, a penzoloni e con le vesti ridotte a brandelli. Dovettero stare lì tutta la notte, sotto la tempesta, provocando il riso delle compagne che erano al riparo sotto il maestoso albero.

La tradizione popolare di Bisignano, ricorda così in modo umoristico, le sue streghe.

Leggende, credenze e tradizioni che hanno fatto il nostro passato.
Ma oggi ci ricordiamo di spiriti, maghi e streghe solitamente nella ricorrenza di Halloween, la macabra ricorrenza resa nota al mondo dalla tradizione statunitense.

 A proposito di Halloween…

Candele Halloween ZuccheLe “magàre” hanno popolato il passato della nostra terra ben prima che negli Stati Uniti “inventassero” Halloween. Una ricorrenza che per molti tratti, ricalca tradizioni mistiche del nostro antico passato.

E se quindi Halloween avesse origini calabresi? Ne è convinto l’antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani, secondo cui le origini di Halloween sarebbero italiane, e in particolare proprio calabresi. L’antropologo rileva che l’usanza di svuotare una zucca, ricavarne occhi e tratti che ricordano un viso umano, e porvi all’interno una candela, risale alla migrazione delle popolazioni meridionali in America. I calabresi immigrati avrebbero portato con loro e continuato a praticare una tradizione dal significato antropologico ben preciso, ovvero stabilire un contatto con i propri cari defunti. Una credenza per il quale, ancora oggi il giorno dei defunti, accendiamo una “lampa” di olio.

Halloween sarebbe quindi una tradizione esportata e rientrata nel Bel Paese con nuove usanze e nuovi riti.

Malocchio e altre credenze popolari a Bisignano

Ma sono tante le tradizioni in materia diffusi ancora oggi a Bisignano e in Calabria: Di Venerdì non si fa mai visita a una donna appena maritata o che ha da poco partorito perché di cattivo augurio.

Certe superstizioni fanno riferimento anche allo stridio degli uccelli notturni, i “pìguli”, come vengono chiamate a Bisignano (dal latino “piaculum” che significa pianto) il termine indica nel dialetto bisignanese, anche le donne “piguluse” capaci di trasmettere malefici e sventure. Per chi sentisse la voce di questi rapaci notturni, ritenuti di malaugurio, si usava tra le famiglie che abitavano vicine, di affacciarsi e chiamarsi a vicenda per tre volte e gridando le parole magiche per scacciare gli “spiriti maligni”.

“Cummari cummari,
‘mprestami ‘a frissura
ppi cci frijri ‘ssu ciellu scuru”.

E poi c’è u “sfascinu“: un rituale finalizzato a scacciare il malocchio, che affonda le sue radici in un passato remoto ed è ancora vivo nella nostra cultura. Sono molte le donne (ma anche gli uomini) a Bisignano che hanno il potere dello sfascino a cui, chi crede in questo rito, ricorre per venire liberato da disturbi fisici e psichici (ma non da malattie vere e proprie!).

Rigurgiti di una cultura pagana che si è sovrapposta e frammista con la religione, producendo l’insieme di riti, carmi e superstizioni di cui Bisignano è ricchissima.