Il Palazzo e il Giardino Botanico di Villa Bisignano a Barra (Napoli)

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Palazzo Bisignano quartiere barra
Villa Bisignano (foto Wikipedia)

Nel quartiere Barra di Napoli, situato ai piedi del Vesuvio a circa tre chilometri dal centro della città, sorge una magnifica residenza, comunemente indicata come Villa Bisignano.

Il nome deriva dal fatto che essa è appartenuta, nella seconda metà del Settecento, alla nobile famiglia dei Sanseverino di Bisignano. La villa fu fatta edificare nel 1500 circa, dalla famiglia Carafa di Maddaloni e fu ampliata nel 1630, per volontà del banchiere fiammingo e nuovo proprietario Gaspare Roomer, che vi ospitò anche la sua famosa collezione di opere d’arte.

Degna testimonianza dello splendore raggiunto da questa lussuosa dimora si ebbe d’altronde quando in essa trovò ospitalità Maria Anna d’Austria, sorella del re di Spagna Filippo IV, durante il suo lungo soggiorno napoletano nel 1630.

Nel 1765 la villa fu acquistata da Pietrantonio Sanseverino e divenne una residenza estiva della nobile famiglia.

Lapide nel palazzo villa bisignano

Nel 1814, con la morte di Tommaso Sanseverino, la villa di Barra passò a Pietro Antonio III e poi al di lui figlio Luigi III. Quest’ultimo, per fronteggiare una fase di decadenza del complesso, nel 1876 fece compiere un ulteriore restauro di cui volle lasciar traccia per i posteri con una lapide, collocata nell’atrio del palazzo, che così recita:

AEDEM VETUSTATE CORRUPTAM
PROXIMIQUE VESEVI FURORIBUS
SAEPIUS LABEFACTATAM
QUAM SIBI POSTERISQUE SUIS EMIT
SAECULO XVIII VERTENTE
PETRUS ANT. SANSEVERINUS
CLAROMONTIS COMES
ALOISIUS SANSEVERINUS
BISINIANENSIUM PRINCEPS
PRISCO ARTIUM NITORI
RESTITUENDAM CURAVIT
A. MDCCCLXXVI
CAJETANO DE HENRICO
OPERIS REGUNDI PRAEFECTO

LA CASA, ROVINATA DAL TEMPO
E DAI FURORI DEL VICINO VESUVIO
PIÙ VOLTE DISTRUTTA, CHE PER SÉ E PER I
SUOI DISCENDENTI ACQUISTÒ, NEL CORSO
DEL 18° SECOLO PIETRO ANTONIO SANSEVERINO
CONTE DI CHIAROMONTE, LUIGI SANSEVERINO PRINCIPE
DI BISIGNANO ALL’ANTICO ARTISTICO SPLENDORE
CURÒ CHE RITORNASSE NELL’ANNO 1876,
GAETANO DE ENRICO ESSENDO DIRETTORE DEI LAVORI


La villa è stata per anni il simbolo della nobiltà ed alta aristocrazia locale, annessa ad un giardino botanico di estese dimensioni, era il fiore all’occhiello del Casato di Barra.

L’orto botanico di Villa Bisignano

C’era un incredibile attenzione alla natura e una costante cura del verde: una vera e propria eccellenza in cui si raccoglievano essenze uniche da tante zone lontane. Fu proprio Pietro Antonio Sanseverino di Bisignano a rinnovare gli spazi con fontane, tempietti e colonnati e a creare un frutteto. Il giardino vantava una «pregevolissima collezione botanica che andò sempre più arricchendosi di nuove entità», scrive Francesco Zecchino descrivendo l’antica villa di Barra, una delle centoventidue ville vesuviane del «Miglio d’oro», oggi proprietà del Comune di Napoli. Esisteva un sistema altamente innovativo per l’epoca, ovvero una serra in cui erano ospitate piante esotiche.

Fu nell’orto di Barra che fece le prime osservazioni e la prima esperienza botanica Vincenzo Petagna che grato ai Sanseverino dell’ospitalità, gli dedicò il genere Sanseverinia, che poi venne mutato da Thunberg nel più noto genere Sanseviera.
(da Man Encarta: Sansevieria Genere di circa 60 specie di piante, perenni e sempreverdi, appartenenti alla famiglia delle liliacee e coltivate a scopo ornamentale per le foglie dalle caratteristiche striature longitudinali gialle. Le più comuni sono Sansevieria hahni e Sansevieria trifasciata, entrambe originarie dell’Africa occidentale)

Tra Pietro Antonio Sanseverino e Vincenzo Petagna si creò, con ogni probabilità, un rapporto di reciproca stima; ne è testimonianza il fatto che il Petagna, scelto dal Sanseverino anche come suo medico personale, lo assisterà durante la malattia che lo porterà, nel 1772, alla morte e comparirà addirittura nel suo testamento là dove Pietro Antonio disporrà di un lascito per il “…medico D. Vincenzo Petagna, che mi stà assistendo in questa mia indisposizione…”.
Il celebre botanico partenopeo,  diede alle stampe due copiosi cataloghi delle specie vegetali presenti nel giardino dei Sanseverino a Barra e nell’introduzione di uno di essi sottolineò magistralmente la grandissima importanza rivestita da questa struttura nell’ambito della divulgazione e dello studio della Botanica nella seconda metà del XVIII secolo.

L’orto botanico creato da Pietrantonio Sanseverino, si arricchì maggiornamente con il suo secondo genito Tommaso Sanseverino (XIII principe di Bisignano), vero e proprio studioso di Botanica, dove creò personalmente una nuova varietà di garofano (color rosso chiaro, con stelo e foglie èsili) che da lui prese il nome di garofano di Bisignano.

Per Villa Bisignano, il più triste degli epiloghi si consumò negli anni Cinquanta quando, per far spazio ad un nuovo quartiere popolare, fu completamente rasa al suolo la vastissima area contenente il parco e il giardino risparmiando solo il palazzo, unico elemento dell’antico impianto di Villa Bisignano giunto fino ai nostri giorni.

Per fortuna, come riportano recenti notizie, i residenti del quartiere e i volontari di CAB, Cittadinanza Attiva per la Barra, hanno preso a cuore il decoro della zona ponendo attenzione particolare all’aiula dove un tempo sorgeva il giardino botanico di Villa Bisignano.

L’ aiuola è ciò che resta dell’orto botanico di Napoli. L’orto era situato dove attualmente vi è il Vecchio Rione Bisignano

E lo fanno puntando sull’enorme patrimonio storico e sulle forti radici culturali che il quartiere non vuol dimenticare. Un patrimonio storico e culturale che in qualche modo accomuna la città di Napoli con quella di Bisignano.