L’ennesimo tracollo italiano in Europa

 

Finisce male l’avventura europea della Juve, con un’inaspettata (ma a tratti giusta) eliminazione contro i portoghesi del Benfica. Reduce dalla sconfitta a Lisbona per 2-1, la squadra di Conte aveva bisogno di una vittoria per 1-0 o con più di un gol di scarto per poter tornare nel suo stadio il 14 maggio a contendersi la coppa nell’atto finale della manifestazione. Ma come dimostrato anche nel corso dei gironi di Champions (culminati con la clamorosa eliminazione contro il Galatasaray) la Juve di questa stagione si conferma allergica all’Europa ed è strano pensare che la squadra dello scorso anno, molto inferiore nei suoi interpreti rispetto a quella di oggi, abbia fatto una figura migliore in Europa. Basta pensare che la Juve di Matri, Vucinic e Giovinco lo scorso anno ha eliminato il Chelsea detentore del trofeo e poi è caduta solamente ai quarti contro i futuri campioni d’Europa del Bayern.

C’è qualcosa che non torna perchè se questa doveva essere la stagione del miglioramento in Europa la doppia elimazione Champions-Europa League conferma che la migliore squadra italiana degli ultimi tre anni, capace in questa stagione di macinare record su record nei nostri confini, è incapace di fare sei punti contro il modesto Copenaghen e di sconfiggere una squadra, il Benfica, che, ritornando alla polemica Juve-Napoli sui fatturati, ne ha uno nettamente inferiore rispetto a quello bianconero. Questa è l’ennesima dimostrazione di come le parole di Capello a febbraio non erano infondate. Conte ai tempi si infuriò tantissimo con il ct della Russia che ridimensionava le vittorie italiane della Juve affermando che il campionato italiano è poco allenante. Allora si scatenò un polverone, come se a parlare fosse stato uno che di calcio non capiva nulla e non uno dei migliori allenatori nella storia d’Italia (non ce ne voglia Conte ma al momento tra lui e Capello, che gli piaccia o no, c’è un abisso). In effetti le parole di Don Fabio hanno trovato conferma nei risultati di questa stagione in Serie A: due squadre (Juve e Roma) capaci di macinare record su record, con la prima che addirittura con 93 punti in classifica non è ancora campione d’Italia, quando lo scorso anno ne bastarono 91 per vincerlo con 10 punti sulla seconda. Cosa significa tutto ciò? Che il livello medio del campionato italiano si è abbassato, perchè non è possibile che con 28 punti ci si possa salvare o che tra prima e quarta ci siano 32 punti di distacco (addirittura 41 quelli tra prima e sesta, ultimo posto europeo). Così ci ritroviamo in una specie di Liga spagnola delle ultime stagioni pre-Atletico Madrid, quando nel 2009-10 il Barcellona vinse con 99 punti e il Real secondo chiuse a 96. Questo significa che la distribuzione dei punti in campionato non è più moderatamente equa ma si è aperta una forbice tra prime della classe e il resto del campionato che fa sì che una grandissima squadra come la Juve (perchè in Italia la Juve potrebbe diventare la squadra che farà il record di punti nella storia della A) nei suoi confini abbia vinto tutte(!) le partite casalinghe mentre in Europa vanta tre vittorie soffertissime (tra cui una contro il Copenaghen, non il Real di Di Stefano) e ben quattro pareggi. Questa è la dimostrazione di come realmente la Serie A sia poco allenante per l’Europa, cosa che dimostra l’eliminazione di tutte le altre nostre rappresentanti già a marzo, partendo dall’Udinese eliminata dallo Slovan Liberec, passando per il bel Napoli di Champions ma bruttissimo in EL, gli anonimi Milan e Lazio (anche se, piccolo atto dovuto, l’unica squadra che in questa Champions ha messo almeno un po’ in difficoltà i colchoneros, prima del meritato tracollo finale, sono stati gli uomini in rossonero) e la sfortunata (nel sorteggio) Fiorentina. Così, ad 11 anni di distanza dalle quattro semifinaliste italiane tra Champions ed Uefa, oggi ci ritroviamo con un calcio italiano deludente, con partite di Serie A soporifere in confronto agli spettacoli inglesi e spagnoli, e con i grandissimi tecnici italiani o di scuola italiana costretti ad andare all’estero per poter dimostrare il loro valore (Ancelotti e Simeone renderanno Lisbona un po’ italiana il 24 maggio). Così ci ritroviamo con la squadra quasi tre volte campione d’Italia che giustamente con il suo allenatore può lamentarsi delle perdite eccessive di tempo da parte dei giocatori del Benfica ma, in fin dei conti, nei 180 minuti ed in particolare nella partita di ieri sera ha creato davvero pochissimo. E sinceramente non credo che i funambolici giocatori portoghesi siano stati avvantaggiati dalla pioggia ieri sera, anzi.

Molti tifosi juventini sul web muovono adesso moltissime critiche nei confronti del proprio allenatore per aver spremuto troppo i suoi giocatori in partite precedenti a questo rush finale causando così la scarsa forma di molti suoi interpreti nelle ultime gare. Ma muovere critiche ad un allenatore capace di vincere uno Scudetto con Estigarribbia, Matri e Pepe due anni fa sembra davvero troppo eccessivo. Semplicemente bisogna riconoscere per l’ennesima volta come la Juve (a parte negli anni di Lippi e del Trap) non sia un animale da Coppe come lo è stato negli anni scorsi il Milan, e che sono necessari molto più dei Padoin e degli Isla per poter reggere il doppio confronto, nonostante la variabile impazzita Atletico Madrid di questa stagione stia dimostrando tutt’altro. Basti pensare che in tre anni il Cholo ha portato una squadra sul baratro della Segunda Divisione ad un passo dal doblete Liga-Champions (e tutto deve essere ancora deciso) spendendo in tre anni solamente 7 milioni. Questi dati bastano ed avanzono per ridimensionare l’allenatore Conte, bravissimo ma forse troppo acerbo (o incapace?) di giungere all’atto di finale di quella “coppetta” che troppo spesso abbiamo disprezzato ma che oggi è la principale causa del nostro ranking deficitario.

E così a Torino vola il Benfica insieme al Siviglia, che nel derby spagnolo contro il Valencia passa il turno grazie ad un gol al 94° di una partita stupenda dove il Valencia era riuscito a ribaltare lo 0-2 dell’andata, confermando la regola che vuole il Siviglia sempre in finale una volta superati gli ottavi di questa competizion. Adesso tra 13 giorni Benfica e Siviglia si contenderanno la possibilità di sfidare ad agosto una tra le due squadre di Madrid nella Supercoppa Uefa, ma con un record già raggiunto: la penisola iberica ha conquistato tutti e quattro i posti delle finali europee, dimostrando per l’ennesima volta la superiorità di questo futbol.

C’erano una volta Milan, Juve, Inter e Lazio tra le prime 8 d’Europa.

 

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