Il Messico non sbaglia

 

Con una partita dominata nei minuti finali grazie all’ingresso in campo di “Chicharito” Hernandez, il Messico (insieme al Brasile) entra nella storia del Mondiale passando per la sesta volta consecutiva la prima fase del torneo iridato. Ora l’obiettivo per la squadra di Miguel Herrera è quello di arrivare tra le prime otto, risultato raggiunto nei tornei casalinghi del 1970 e del 1986.

Continua così il momento d’oro per il calcio messicano, che nonostante la brutta Confederation Cup dello scorso anno è ancora campione olimpico, titolo conquistato nel 2012 a Londra in un’epica finale contro il Brasile, avversario fermato anche in questi Mondiali grazie ad un super Ochoa. Il portiere della Tricolor è reduce da una retrocessione con l’Ajaccio, squadra che ha militato in Ligue 1 nella scorsa stagione. Il portiere messicano non è riuscito ad evitare la retrocessione in Ligue 2, ma nonostante questo la sua stagione è molto positiva. Partita simbolo è stato il pari strappato al Parco dei Principi contro il Psg dopo una partita in cui più volte ha salvato la sua porta con parate strepitose. Le stesse messe in mostra nella partita contro il Brasile, a tal punto che sul web non sono mancate foto che lo ritraevano addirittura con sei dita nella mano.

Il passaggio del turno con ben 7 punti (secondo posto solo per peggior differenza reti rispetto al Brasile) conferma la bontà della formazione di Herrera, guidata da un vecchio lupo di mare come Rafa Marquez, vecchia gloria del Barcellona di Ronaldinho e oggi protagonista nel campionato americano. E’ stato proprio lui a guidare la sua squadra nello scontro diretto contro la Croazia, sbloccato da un suo colpo di testa. Altro giocatore decisivo è stato il Chicharito Hernandez, che nonostante un’opaca stagione allo United e due spezzoni mondiali contro Camerun e Brasile per nulla positivi è riuscito a cambiare il match contro la Croazia. Il pass mondiale non è stato facile da raggiungere per il Messico, infatti solo ai play off (contro la Nuova Zelanda) i messicani sono riusciti a qualificarsi alla rassegna iridata.

Quei giorni non sono stati per niente facili, basti pensare che in 40 giorni (tra il 7 settembre e il 18 ottobre 2013) la nazionale ha cambiato ben quattro allenatori. L’ultimo di questi è stato proprio Herrera, chiamato solo per i play off inizialmente ma poi confermato anche per la fase di preparazione a Brasile 2014. Così, nonostante la rinuncia di Carlos Vela della Real Sociedad, il Messico è andato avanti per la sua strada raggiungendo una sfida combattutissima come l’ottavo di finale contro l’Olanda di Van Persie e Robben. Per diventare il miglior Messico della storia recente bisognerà battere gli oranje, impresa per nulla facile. Ma nemmeno bloccare il Brasile lo era…

 

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