I dubbi di Conte

Amarezza: solo con questo termine si può definire la sensazione che accompagna questa fase Azzurra del Ct Antonio Conte, tradito da chi gli aveva promesso un sostegno continuo per metterlo nelle condizioni migliori in vista dell’Europeo 2016. La Lega di Serie A, invece, lo abbandona nei fatti lasciando alle sei squadre nostrane impegnate nelle Coppe europee di decidere se concedere o meno i propri giocatori allo stage Azzurro di Febbraio (tra il 9 e il 12).

Di fatto Antonio Conte si trova sempre più solo, con la sua vecchia Juventus ad abbandonarlo per prima. A ruota hanno dato il loro diniego la Roma (non vuole dare un ulteriore vantaggio ai rivali Scudetto), la Fiorentina (troppi gli infortuni subiti in stagione dai Viola) e il Napoli (anche se ha pochi giocatori italiani la mancata presenza di De Laurentis nell’ultima assemblea ha fatto capire quanto interesse provano i partenopei per la Nazionale), uniti anche dal comune disamore per Tavecchio. Solo Inter e Torino hanno dato l’ok per la presenza dei propri giocatori nello stage di Febbraio.

Così Conte si ritrova una maggioranza che non riesce ad imporsi sulla minoranza e nella sua testa balena sempre più un pensiero: quello di annullare lo stage. Il motivo è presto detto: i 7 giocatori della Juve e i 4 della Roma sono troppo importanti nello Stage e la loro assenza farebbe perdere all’evento gran parte del significato. Un altro problema è che lo Stage non rientrerebbe in date Fifa e quindi bisognerà anche pensare ad una copertura assicurativa supplementare.

Altra problematica che il Ct spera che venga risolta al più presto è quella riguardante le date di inizio e chiusura del prossimo campionato: il Ct vorrebbe che la stagione terminasse il 15 Maggio 2016, in modo da poter concedere una settimana di riposo ai convocati e poi iniziare la preparazione per Francia 2016, ma la Lega sembra non voler transigere dal chiudere il campionato il 22 Maggio.

E così, in questo marasma di dispetti e aiuti non dati, Conte prende più in considerazione la decisione più amara: dimettersi.

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