Serie A: un tuffo sui portieri

portieri420-300x214 Serie A: un tuffo sui portieri

Non esiste ruolo nello sport che abbia la carica tragica e romantica del portiere: “estremo difensore”, “ultimo baluardo della difesa”, ruolo solitario per eccellenza. Quest’anno la Serie A propone un mix di portieri fra certezze consolidate e giovani arrembanti. La compagnia è per grandi tratti rimasta la stessa dello scorso anno, gli ingressi pochi ma interessanti. Perciò, ora faremo una piccola panoramica degli estremi difensori del massimo campionato, fra conferme, spostamenti e nuovi arrivi.

Partiamo da quelli che sono stati i migliori portieri dello scorso anno. Qui troviamo tre certezze: Buffon, De Sanctis e Handanovic. Sul primo non sussistono dubbi sul suo valore, l’unica incognita può essere la forma fisica che può pregiudicarne la continuità di rendimento; anche se non si ricorda l’ultima volta che abbia bloccato un tiro. De Sanctis è stato molto aiutato dalla solidità della sua difesa, ma è un ottimo portiere finché resta nei pali: le sue uscite sono disastrose. Handanovic non ha beneficiato della collaborazione dei suoi difensori, ma ha il fisico e la tecnica perfetti per il ruolo, oltre che una dote innata di para-rigori che ne ha aumentato il voto in pagella più volte; quest’anno con l’aiuto di Vidic potrebbe fare ancora meglio.

Altre conferme le troviamo nella “seconda fascia”: l’Atalanta si affida a Consigli, il Parma a Mirante, la Fiorentina a Neto, il Verona a Rafael. Sono portieri di buon affidamento: Consigli a volte ha clamorosi black-out, mentre Mirante ha ottima continuità di rendimento. Leggera incognita Neto: l’anno scorso è partito male, poi si è ripreso, ma a volte tornava ad addormentarsi; non è un investimento  sicuro, ma una piccola scommessa che può rendere bene. Rafael è stato il portiere che nei numeri ha reso meglio: il maggior numero di parate in assoluto (113) e un solo errore su 100 uscite effettuate; paga probabilmente la carenza in difesa della sua squadra, cosa che potrebbe trovare una soluzione – almeno in parte – con l’arrivo di Rafa Marquez.

Ci sono anche dei casi in cui la gerarchia rischia di non essere ben definita: parliamo di Torino, Lazio, Cagliari e Sassuolo. Nei granata il titolare la scorsa stagione è stato Padelli, con un buon rendimento alla prima stagione da “numero uno” dopo una carriera da “12”; però quest’anno è terminata la squalifica di Jean Francois Gillet, ottimo portiere belga e fedelissimo di Ventura. Come si svilupperà la cosa? Discorso diverso nella Lazio, dove a metà della scorsa stagione Berisha ha soffiato il posto da titolare a Marchetti, che prima era un’autentica sicurezza. Quest’anno Pioli dovrebbe fare una scelta importante: col Bassano ha giocato Berisha, ma Marchetti difficilmente sopporterebbe un’intera stagione da secondo. Il Cagliari invece ha perso Agazzi ma non è corso ai ripari, non come ci si aspettava, almeno. Ha preso Alessio Cragno dal Brescia, e il titolare dovrebbe essere lui; ma per Zeman il portiere è un dettaglio quasi irrilevante. Il caso del Sassuolo invece è più problematico: un titolare fisso c’era, Pegolo, ma la frattura di tibia e perone rimediata in allenamento cambia tutto. Potrebbe subentrare Pomini, che già l’anno scorso gioco qualche gara ma senza brillare; più probabile un ritorno sul mercato, le occasioni non mancano.

Ora la pattuglia dei giovani, che in realtà sono quasi tutti confermati dall’anno scorso: Perin, Scuffet, Bardi. Perin somiglia molto al Buffon dei primi anni: capacità potenzialmente enormi, parate al limite del fantascientifico che si alternano a papere clamorose. Rimanere a Genoa potrebbe fargli bene e farlo crescere senza pressioni. Scuffet si è imposto lo scorso anno con una seconda parte di stagione assai brillante. Ha deciso di rimanere ad Udine, ma adesso arriva il difficile: confermarsi. Stavolta avrà tutti gli sguardi puntati addosso, maggiori pressone e responsabilità; ha mostrato di avere le capacità per farcela, soprattutto a livello fisico (l’età è dalla sua parte), ora deve dimostrarlo. Francesco Bardi resta in Serie A, passando dal retrocesso Livorno al Chievo. Dal portiere titolare dell’Under-21 vicecampione d’Europa era lecito aspettarsi qualcosa di più l’anno scorso, quest’anno deve far vedere dei progressi sensibili. Il Chievo dovrebbe permettergli una vita un po’ più facile del Livorno, ma deve essere combattivo: l’anno scorso il titolare era Puggioni, ma se Bardi non si dimostra all’altezza potrebbe riguadagnare la titolarità.

Cambi in porta per Samp, Napoli e Milan. Per i blucerchiati è arrivato Viviano, in cerca di riscatto dopo le esperienze di Firenze (lui, tifoso viola, ha dovuto cedere il posto sotto la Fiesole a Neto) e a Londra, dove all’Arsenal il meglio che è riuscito a fare sono sette panchine. Il titolare dovrebbe essere lui vista la maggiore esperienza e il bagaglio tecnico rispetto a Da Costa che più di una volta ha mostrato limiti tecnici lo scorso anno. Il Napoli ha dovuto cambiare forzatamente, visto l’inevitabile addio di Pepe Reina. Il titolare sarà Rafael, che già l’anno scorso aveva mostrato cose ottime, soprattutto in Europa League prima della rottura del ginocchio. Buonissimo portiere, ma dovrà confermarsi. Il Milan poi è un discorso a parte: aveva tre portieri, con Agazzi preso a parametro zero, ma nessun vero titolare. Così ne ha preso un altro, Diego Lopez dal Real Madrid, ormai 33enne ma di sicuro affidamento. Gli restano dietro, con gerarchia variabile, il sopracitato Agazzi, Abbiati e Gabriel che pure giocò alcune partite lo scorso anno.

Chiudiamo con le neopormosse. Palermo e Empoli puntano sull’usato sicuro: Sorrentino per gli isolani, Bassi per i toscani. Ma nel Palermo c’è anche Samir Ujkani che potrebbe anche non rimanere per tutta la stagione a fare panchina (il discorso vale anche viceversa per Sorrentino, qualora il kosovaro si guadagnasse il posto da titolare). Infine il Cesena, che si affida a Nicola Leali. L’ultimo di una serie di “eredi di Buffon” che va da Carini a Mirante (tutti puntualmente stroncati dal capitano bianconero), la Juve l’ha mandato in prestito in provincia a fare esperienza. Debutto in massima per lui, dopo la positiva esperienza dello scorso anno con lo Spezia fra i cadetti. Il talento c’è ma potrebbe pagare lo scotto di un debutto in una compagine decisamente non competitiva. Ma dopo tutto questo è solo una tappa che serve per “farsi le ossa”.

Questo è il quadro di tutti i 20 portieri del nostro massimo campionato. Il destino della Serie A è letteralmente nelle loro mani.

Mario Iaquinta

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