I rua ciciri ’i Jugale – La storiella antica che fa sorridere ancora oggi

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Jugale e i ciciri - copertina
Una piccola storiella per Carnevale, tramandata dai nostri nonni e riscoperta oggi dai bambini.

A Cosenza, verso la fine dell’Ottocento, tra le case di pietra e le voci che rimbalzavano da un vicolo all’altro, viveva Jugale: un ragazzo buono, allegro, e… diciamo pure un po’ pazzerello. Quando qualcuno faceva una sciocchezza, in città si diceva: “Si nu Jugale!”
E tutti capivano.

Jugale viveva con la mamma, che ogni giorno cercava di tenerlo lontano dai guai. Un giorno, doveva uscire a fare la spesa al mercato. Prima di uscire, lo guarda seria e gli dice:

— “Jugà, sIenti a mamma: MINTA A BULLARI l’acqua nella pignata e cucina rua ciciri. Ha capitu? Ca QUANNU VIEGNU NI MANGIAMU”

Jugale si gonfia come un tamburo.
— “Mà, lassami fari! Ci piensu iu!”

La mamma esce. Jugale prende la pignata di terracotta, la riempie d’acqua e la sistema vicino al fuoco del caminetto, dove le fiamme crepitano piano. Poi, con la precisione di un gioielliere, sceglie due ceci. Li osserva, li rigira tra le dita, e li lascia cadere nella pignata.

L’acqua comincia a bollire, blublublu, e Jugale pensa:

— “Mo’ virìmu cumu sànnu ssi’ ciciri…”

Jugale assaggia i ciciri

Prende il primo cece, lo assaggia. Fa una faccia strana.
— “Uhmm… manca ‘u salu.” E giù una manciata di sale che manco il mare di Paola.

Poi prende il secondo cece. Lo morde, lo gira in bocca, lo studia come se fosse un gioiello.

— “Chissu è tuostu… ancora non è cotto.”

E se lo mangia pure quello, per sicurezza.

Quando la mamma rientra, posa le borse e dice:

— “Jugà, scula i ciciri.”

Jugale prende la pignata con un panno, la inclina… e viene giù solo acqua.

La mamma sgrana gli occhi.
— “Jugà… e i ciciri? Adduvu sù?”

Jugale la guarda tutto fiero, come se avesse fatto un miracolo.

— “Mà… tu m’ha rittu ‘i cucinari rua ciciri. E iu rua n’haiu fatti!
Uno l’ho assaggiatu ppe’ viriri si era buonu ‘i salU… e l’atru ppe’ viriri si era cuotto.
E su’ venuti buoni, eh!”

La mamma si mette le mani nei capelli. — “Jugà… eh mannaji a ttia!”

E da quel giorno, quando qualcuno combina una sciocchezza, si dice ridendo: “Hai fatto come Jugale ccu dua ciciri!”