Dopo il dibattito di qualche giorno fa, il professor Franco Murano affida al nostro portale una disamina su quanto accaduto ormai tanti anni fa. 16 ottobre 1949 resterà per sempre una data da ricordare per quanto accaduto.
La ragione principale, di approfondire questa pagina storica, parte dalla volontà di ricercare la verità su una vicenda che è stata raccontata in decine di versioni diverse — tante quanti sono stati i protagonisti che l’hanno vissuta. Uno dei principali attori di quella giornata, Daniele Fasanella, ha scritto un libro molto interessante dal titolo I Fatti di Bisignano, che tuttavia presenta diverse contraddizioni, mentre nella memoria popolare quegli avvenimenti sono ormai diventati leggenda. Proprio per sciogliere tali contraddizioni e fornire una versione più vicina alla realtà storica, ho condotto una ricerca approfondita negli archivi e sui giornali dell’epoca (i cui articoli, peraltro, sono in parte riportati anche nel volume di Fasanella). L’anello mancante era la prospettiva degli altri protagonisti: i contadini, ovvero il soggetto collettivo di quei fatti, definiti a più riprese “delinquenti”, “pregiudicati”, “vigliacchi” o “mascalzoni”. Avendo conosciuto molti di loro, l’idea che mi sono fatto è esattamente opposta a quella proposta dall’autore del libro. Per sciogliere ogni dubbio, ho incentrato la ricerca sulle carte del processo avviato nel 1945 e conclusosi nel 1949. È emersa così la verità giudiziale: non una verità assoluta, certo, ma ad essa molto vicina.
Il criterio fondamentale è stato quello di circoscrivere l’analisi esclusivamente ai “Fatti di Bisignano” del 16 ottobre 1945, che costituirono l’oggetto del processo. Questo mi ha permesso di evitare sovrapposizioni o contaminazioni con vicende successive che hanno visto coinvolti alcuni dei medesimi personaggi, come l’omicidio di Rosmundo Mari (cliccare per approfondire).
Nel corso del convegno del 16 ottobre 2026 ho reso noto il primo rapporto del Comandante Provinciale dei Carabinieri Giovanni Vacca. Attraverso questo documento ho dimostrato che i contadini, i braccianti e i senza terra non erano delinquenti, come sostenuto dai Fasanella, dai giornali dell’epoca e dalle forze politiche di Centrodestra, compresa purtroppo la Democrazia Cristiana, bensì persone che cercavano semplicemente di sfamare le proprie famiglie.

Dal primo rapporto del Comandante Vacca e dalle indagini successive emerge con chiarezza che a sparare e a lanciare bombe fu in primo luogo Daniele Fasanella, il quale custodiva in casa un vero e proprio arsenale. Altrettanto vero è che tra i circa duecento manifestanti presenti la sera del 16 ottobre, alcuni disponevano di pistole, fucili e ordigni, utilizzati per assediare e tentare di fare irruzione a Palazzo Fasanella. Questa è la verità, che esporrò con ancora maggiore dettaglio nel mio prossimo libro. Ribadisco che la verità giudiziale non coincide necessariamente con la verità assoluta, ma ne rappresenta, l’approssimazione più fedele.


