Momenti di gloria: Helmut Duckadam

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Inauguriamo oggi una nuova rubrica settimanale: “Momenti di gloria”, dove ricorderemo un momento sportivo che ha fatto la storia. Spesso nello sport, infatti, può bastare un attimo per imprimere il proprio nome a fuoco nella leggenda. Pochi secondi che valgono un ricordo a lungo nel tempo. Cominciamo con un portiere di cui molti, oggi, neanche conoscono l’esistenza. Un momento che vale davvero la pena di non dimenticare.

Una volta il mio prof di fisica alle superiori voleva farci una lezione che riuscisse a farci appassionare alla sua materia. In una classe fatta di venti maschi, si buttò sull’argomento più sicuro: il pallone. “Quando vedete un portiere parare un rigore, sappiate che sta sfidando le leggi della fisica”.

La sua spiegazione era semplice e lineare: un pallone calciato da 11 metri ad una velocità di 80 km/h ci mette qualcosa come 5 decimi di secondo per arrivare alla linea di porta, rendendo quasi impossibile per un uomo muoversi in tempo. Certo, poi ci sono un sacco di fattori: la fortuna di scegliere una parte e buttarsi comunque, un rigore tirato male come ha fatto Costacurta nell’Intercontinentale, un terreno non in perfette condizioni, ecc. Ma in linea di massima il rigore è “fisicamente imparabile”, come diceva il mio prof.

Ora magari il nostro pensiero sta andando a Francesco Toldo, che nella semifinale di Euro 2000 ha parato l’impossibile. Vero, ma c’è un illustre predecessore di cui spesso ci si dimentica, e la cui storia ha avuto dei “retroscena” interessanti. Stiamo parlando del portiere della Steaua Bucarest Helmut Duckadam, campione d’Europa nel 1986.

La finale di quella Coppa dei Campioni si gioca a Siviglia, e l’altra contendente è il Barcellona: praticamente, i blaugrana giocano in casa; inoltre, la loro squadra, sebbene ancora lontana da quella stellare che vediamo adesso, può schierare giocatori all’epoca assai importanti, come Bernd Schuster e Steve Archibald.

Il Barcellona infatti è la squadra che si rende maggiormente pericolosa, le occasioni non le mancano e proprio Schuster e Archibald hanno quelle migliori (colpo di testa solitario per il primo, deviazione dalla corta distanza per il secondo). La palla, però, non vuole saperne di entrare. Si arriva quindi al 120’ sullo 0-0. Si va ai rigori.

Il rigore è il momento il cui il portiere è davvero solo; nella lotteria finale poi è uno contro cinque: la lotte è impari, e il destino dei suoi 10 compagni (e degli altri in panchina, e di tutti i tifosi) è letteralmente nelle sue mani. Per il Barcellona in porta c’è Urriti, dall’altra parte Duckadam.

Si comincia e tocca alla Steaua tirare per prima: sul dischetto va Majearu e Urriti para. Lo stadio esplode, per i rumeni si mette già in salita. Ora tocca al Barcellona, sul dischetto va Alexanko. Ma dall’altra parte c’è Duckadam: il rigore è tirato benissimo, ma lui lo para.

Di nuovo Steaua, tira Boloni: ancora una volta parato, la prodezza di Duckadam non è servita a niente.

Di nuovo Barcellona, tocca a Pedraza: incredibilmente, Duckadam para ancora.

Ora, se fossimo degli statistici diremmo che pararne ancora è impossibile. Infatti, il successivo tiro della Steaua, affidato a Lacatus, entra dopo aver scosso la parte bassa della traversa. Steaua in vantaggio, lo stadio è ridotto ad un fruscio.

Ma se il Barcellona segna pareggia. La responsabilità cade su Pichi Alonso. Ma dall’altra parte c’è Duckadam… che non solo para ancora, ma blocca. La statistica è andata a farsi benedire.

La Steaua può prendere il largo. Il rumeno Balint spiazza Urriti e si va sul 2-0. Il prossimo per il Barcellona è un rigore decisivo. Deve tirare Marcos Alonso Pena. In faccia ad ogni logica, Duckadam para ancora: Steaua Campione d’Europa, e Duckadam ha fatto qualcosa di fisicamente e statisticamente impossibile: quattro rigori contro, quattro rigori parati. Duckadam li ha presi tutti, tutti quanti. Stasera è lui l’eroe, “l’eroe di Siviglia”, e questo è il suo momento di gloria.

Ma durerà poco: all’inizio della stagione successiva dovrà praticamente ritirarsi dall’attività per un problema fisico. La versione ufficiale parla di una trombosi alle mani dovuta ad un grumo di sangue che si è spostato nel braccio destro, col serio rischio dell’amputazione dell’arto; le malelingue parlano di un pestaggio ad arte voluto dal figlio di Ceausescu, Valentin, all’epoca presidente della Steaua. Si parla di inimicizia personale, forse un fatto di donne. Si dice anche che il Real Madrid abbia regalato a Duckadam una Mercedes come “premio” per aver battuto – praticamente da solo – gli odiati rivali catalani; Valentin Ceausescu avrebbe voluto per sé l’auto vista la sua carica di presidente; di fronte al rifiuto di Duckadam avrebbe mandato i suoi scagnozzi a rompergli le mani. Di fatto, la sua carriera è finita in quella calda notte di Siviglia.

Anni dopo, quando il regime di Ceausescu era ormai caduto, Duckadam confermerà la versione ufficiale, quella della trombosi. Ironia della sorte, nel 2003 diventerà, seppur per breve tempo, presidente della Steaua, la stessa carica che aveva all’epoca Valentin Ceausescu.

Uno scoppio nel cielo nero, la prestazione di Duckadam a Siviglia: ha sfidato le leggi della fisica e ha vinto, ma il conto da pagare non si è fatto attendere. Resta però quella serata magica dove un portiere, da solo, ha fatto l’impossibile. Resta e resterà per sempre il suo nome nella storia, il suo momento di gloria.

 Mario Iaquinta