Il pragmatico Capello

Letture: 1390
R&B Sport

Quando si parla di allenatori “top” non si può non parlare di Fabio Capello, Goriziano classe 1946 capace di lasciare il segno in ogni sua avventura da allenatore.

Il Capello allenatore (dopo una buona carriera da calciatore) “nasce” nel 1991 quando, dopo aver allenatore le giovanili rossonere, viene proclamato da Berlusconi guida tecnica della squadra che con Sacchi aveva incantato il Mondo. Molti consideravano quella squadra bollita ma Capello comprese che dopo i duri anni con Sacchi fosse necessario innanzitutto rasserenare l’ambiente evitando di alzare i toni e mettendo ogni giocatore nel proprio ruolo e concedendogli libertà mentale. Ne nacque una cavalcata fantastica con 22 successi, 12 pareggi e nessuna sconfitta. Il bilancio gol fatti e subiti fu ottimo: 74 quelli realizzati, 21 i subiti, con Van Basten capocannoniere con le sue 25 reti.

Il primo anno non fu l’unico da vincente in rossonero: inanellò innanzitutto 58 risultati utili consecutivi (ancora record in Serie A), ma soprattutto tre scudetti consecutivi più quello del 1996. Fu geniale quando comprese che il buco creato dall’infortunio di Van Basten si poteva colmare soltanto rinforzando il centrocampo (Desailly) e lasciando a Massaro il compito di dare fastidio alle difese avversarie. Nacque un Milan meno spettacolare ma più sparagnino, con pochi gol segnati ma anche pochi subiti.

Anche in Champions League i risultati non mancarono: tre finali consecutive di cui due perse, ma l’unica vittoria è un gioiello: Milan Barcellona 4-0, umiliazione pubblica per il presuntuoso Cruijff. Chiusa l’avventura rossonera passò al Real Madrid di Sanz, una squadra non certo forte come sono oggi i blancos. Nonostante le difficoltà presenti in rosa Capello riuscì a portare ugualmente i suoi a conquistare la Liga e dopo questo trionfo tornò, sbagliando, al Milan.

Nel 1999 torna in panchina dopo un anno sabatico, questa volta a guidare la Roma, dove vince uno spettacolare tricolare nel 2001. L’avventura romana termina nella Primavera 2004 quando compie il grande tradimento: il passaggio alla Juve.

In bianconero avrà un rapporto difficile con il simbolo Del Piero ma nonostante ciò riuscirà a vincere due Scudetti che però la Giustizia sportiva revocherà in seguito a Calciopoli. Mentre la barca Juve affonda decide di tornare al Real e lì sarà un’altra stagione tribolata come la prima esperienza spagnola ma esattamente come quella volta raggiungerà il Titolo a fine stagione.

Dal 2007 in poi si dedicherà esclusivamente alle Nazionali: prima l’Inghilterra con la quale si fermerà agli Ottavi di Finale contro la Germania e il gol non gol di Lampard e poi la Russia, eliminata in malo modo durante il Mondiale brasiliano.

Adesso la situazione in Russia non è ottima e il vento sembra nuovamente pronto a spingere Capello verso una nuova panchina. Tanti gli potranno contestare che ha vinto grazie ai campioni che aveva a disposizione, ma quando vinci più volte con squadre diverse significa che gran parte del merito è tuo.

Armando Zavaglia