Formula 1: analisi stagione 2014

Finisce senza sorprese il Mondiale 2014 di Formula 1, con Lewis Hamilton che raggiunge la seconda corona iridata in carriera dopo quella sofferta del 2008. Se allora la vittoria giunse soltanto nel finale grazie al sorpasso (?) su Glock, questa volta l’inglese ha dimostrato sin da subito a Rosberg che non ci sarebbe stata chance di vittoria del titolo per lui. Al via partiva il tedesco davanti all’inglese (undicesima pole stagionale per lui) ma un clamoroso errore al semaforo gli ha fatto subire il sorpasso immediato del capoclassifica decretando la fine dei suoi sogni. Era necessario un guasto sulla vettura compagna di box, ma i problemi sono capitati tutti a lui: prima un dritto al ventitreesimo giro e poi un guasto al sistema di recupero d’energia della macchina gli ha impedito anche di ottenere un podio, chiudendo mestamente in quattordicesima posizione e doppiato dal campione del Mondo.

Il titolo dell’inglese è meritatissimo (11 vittorie in 19 gare) e oltre al primo posto si conferma il pilota migliore del circus insieme ad Alonso e a Vettel. Il suo palmares parla di due titoli mondiali e 33 vittorie in 148 gp (22,30%), comprendendo anche 70 podi (47,30%). L’unico suo punto debole resta la tenuta mentale (anche in questa stagione ha rischiato di perdere la testa con il compagno di squadra) e il carattere, ma si parla comunque di un pilota velocissimo.

L’altra grande vincitrice di questa stagione è naturalmente la Mercedes che ha totalizzato 16 vittorie (record per un team), 18 pole e 31 podi. L’era dell’ibrido ha portato a gare combattute solo da due piloti che, per fortuna, non hanno subito ordini di scuderia, lottando ad armi pari e senza imposizioni. Il vantaggio della casa di Stoccarda è così ampio che difficilmente lo vedremo colmato nella prossima stagione, sperando però in un cambio di regolamento che permetta di intervenire sui motori a metà stagione così da non vedere un campionato completamente monoauto. In questa stagione i problemi di affidabilità ci sono stati anche in casa Mercedes, ma solo tre volte ha vinto una scuderia diversa (Ricciardo con la sua Red Bull) e questo significa dominio totale.

Per quanto riguarda le altre case, la Red Bull ha sofferto il cambio di regolamento e l’appagamento di Vettel, trovando però un grande Ricciardo per il futuro. La Williams-Mercedes ha approfittato del motore tedesco chiudendo alla grande la stagione, basti pensare a Massa che chiude la stagione con ben tre podi.

Apriamo il capitolo Ferrari: chiusa in maniera anonima una delle peggiori stagioni degli ultimi 20 anni (quarta forza nella classifica costruttori), senza nemmeno una vittoria e con soli due podi (naturalmente targati Alonso). Quest’anno si è parlato del Cavallino esclusivamente per i cambi nella squadra (presidente, responsabile della gestione sportiva per ben due volte, primo pilota e capo dei motoristi) e aver perso Alonso (sesto nella classifica generale) sostituendolo con Vettel (quinto) è una grande mossa ma resta un’incognita. La prossima stagione bisognerà ricostruire tutto da capo e chissà quanto tempo ci vorrà per riprendere la Mercedes: quanta pazienza avrà Vettel? Sappiamo quanta ne ha avuta Alonso, che lascia la Rossa dopo cinque anni di grandi risultati nonostante il mezzo a disposizione. Bisognerà chiarire anche la situazione di Raikkonen, delusione del 2014 con soli 55 punti che gli valgono una pessima dodicesima posizione iridata.

Adesso spazio alla pausa invernale prima che si riaccendano i motori.

Armando Zavaglia

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