CALABRIA E ‘NDRANGHETA: MA COSA STA SUCCEDENDO?

SOS: STATO, SE TU CI SEI, CI SIAMO ANCHE NOI!

“Dei Greci, i meridionali hanno preso il loro carattere di mitomani. E inventano favole sulla loro vita che in realtà è disadorna. A chi come me si occupa di dirne i mali e i bisogni, si fa l’accusa di rivelare le piaghe e le miserie, mentre il paesaggio, dicono, è così bello” (Corrado Alvaro).

Le acque dei nostri mari fanno da ponte al commercio di cocaina, i palazzi delle nostre città fanno da tana ai latitanti, la sanità si fa complice del marcio, le nostre strade sono fondo cassa dei contabili dei clan. Prestando attenzione solo alla cronaca degli ultimi quattro giorni, tra Reggio Calabria, Crotone e Catanzaro è successo di tutto, nel silenzio e/o nel poco riguardo da parte della pubblica informazione. D’altronde siamo la Calabria, terra di nessuno. Oggi, nel porto di Gioia Tauro, sono stati sequestrati 74 kili di cocaina pura che, sul mercato, avrebbe fruttato circa 14 milioni di euro. Qualche giorno fa, la Dda di Catanzaro ha disarticolato un’organizzazione criminale adibita al traffico di droga, eseguendo 51 arresti di gente che trattava anche con le cosche reggine della costa jonica, dato, questo, che mostra l’affidabilità e la pericolosità di questa organizzazione altrimenti non appoggiata dalle famiglie più importanti di ‘ndrangheta. Ieri, presso Platì e Ciminà, i militari hanno scoperto bunker sotterranei ben mimetizzati ma anche ben collegati con il centro del paese, nel caso di Ciminà, paese in cui tra gli anni ’80 e ’90 una faida ha causato molte vittime. Ancora ad ieri risale l’arresto di un infermiere che lavorava presso il carcere “Panzera” di Reggio Calabria, Pasquale Manganaro, con l’imputazione di associazione mafiosa e danneggiamento mediante incendio aggravato dal metodo mafioso, ritenuto vicino alla cosca Iamonte di Melito Di Porto Salvo, stessa residenza dell’infermiere incriminato. Oggi, a Roccella Jonica, sono stati confiscati beni per un valore di 12 milioni di euro all’imprenditore edile Domenico Frascà, vicino alla cosca Mazzaferro di Gioiosa Jonica, già indagato e condannato per illecita concorrenza aggravata dal metodo mafioso, concorrendo al controllo e avendo condizionato i lavori per la realizzazione di un tratto della statale 106. Questo e altro in soli quattro giorni. La luce nel tunnel degli orrori è solo l’efficienza e il deciso contrasto messo a punto contro la ‘ndrangheta dalle forze dell’ordine e dalle Dda di Reggio Calabria e Catanzaro, speranze della gente per bene. Ma tutto questo lavoro e tutta questa esposizione non bastano e non basteranno mai, finchè non sarà lo Stato stesso, con i suoi organi, i suoi poteri, le sue leggi, ad attuare un vero macchinario contro le mafie e, soprattutto, a rendersi Stato di tutti, meridionali compresi!

“La disperazione più grave che possa impadronirsi d’una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile” (Corrado Alvaro).

Federica Giovinco

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