Un laboratorio-spettacolo nel Novecento

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UN LABORATORIO NEL “NOVECENTO”

COSENZA Una bella cornice di pubblico ha accompagnato al teatro Acquario di Cosenza, un adattamento teatrale del monologo “Novecento” d’Alessandro Baricco. La rappresentazione messa in scena riadatta liberamente il libro, con la collaborazione della “Compagnia degli Untori” e di un vasto laboratorio teatrale totalmente omogeneo, con attori alla prima esperienza sulle scene, dall’età che varia dai dodici ai settanta anni. L’opera si trasforma in modo molto convincente, passato dal monologo letterario ad una pluralità di attori che coinvolge il pubblico in modo importante. Si contaminano diversi stili di recitazione, con un richiamo a parecchie correnti teatrali del passato e del presente, con un mix singolare tra classico e moderno. L’opera ha rivisitato lo scrittore Alessandro Baricco in un lato più umano, mettendo in scena le peculiarità forse più sottovalutate. La sua favola è piena di riferimenti all’attualità, con uno sguardo appassionato all’amore, e inoltre altri riferimenti ad elementi quotidiani come l’amicizia, la fame e la morte.

J.D. Lemon Novecento in fondo, a veder bene, è un po’ tutti noi, è la poetica proiezione di chi vuole conservare per sempre l’incanto e l’onirica magia di un’illusione, ovvero l’utopia di un’eterna felicità. La storia è quella di T.D.Lemon Novecento, pianista sull’oceano, interprete straordinario di mille accordi sugli ottantotto tasti di un pianoforte su di una nave che continua a fare la rotta Europa – America. Su quel piroscafo, il Virginian, è stato trovato neonato, piccolo ed oscuro fardello; su quella nave è stato allevato, ha imparato ad essere uomo, in mezzo a viaggiatori strani, appassionati, distratti. Da quella nave, ormai divenuta rottame, gli è chiesto di scendere dopo trentadue anni vissuti sul mare. T.D.Lemon è preso dalla vertigine dinanzi alla prospettiva di una nuova vita nel mondo infinito e misterioso, in mezzo a cose e persone che non si sente in grado di dominare, di controllare. Uno dei promotori dell’iniziativa è stato Ferruccio Stumpo, regista dell’opera. Con la “Compagnia degli Untori” lo scorso anno portò in scena parecchie opere interessanti e di successo come: “Omaggio al varietà”, “I salamini”, “Follia”, tratto liberamente dalle canzoni e dal libro di Simone Cristicchi, e “il povero Piero”. Grandi protagonisti della serata anche le scenografie, che con un gran cambiamento cromatico hanno spesso integrato la recitazione degli attori. Un lavoro importante questo portato in scena all’Acquario, con un laboratorio teatrale che dopo un anno di lavoro ha dato il meglio di se, e il pubblico ha apprezzato gli sforzi di tutti gli attori, abili ad entrate nella recitazione con gran naturalezza. Tra gli attori, una menzione in particolare per Flavia Oliverio e Giovanni Tufaro, che nonostante la loro giovane età, fanno intravedere un brillante futuro tra le tavole del palcoscenico.

Massimo Maneggio