Trenta secondi tra inferno e paradiso

La crudeltà e la pazzia sono da sempre caratteristiche legate indissolubilmente al mondo del calcio e la finale di Champions League tra Real Madrid e Atletico Madrid ha segnato un altro capitolo in questo continuo gioco di sorprese, cadute e rinascite.

Il primo derby cittadino in finale ha raccontato al suo interno diverse storie, a partire da quella di Diego Costa, oggetto del desiderio di Spagna e Brasile per il Mondiale 2014 e che adesso rischia di non andarci causa infortunio. E’ durata, infatti, soltanto otto minuti la sua finale di Lisbona, penalizzando così la squadra che si è ritrovata con un cambio in meno che alla lunga è stato decisivo. Questa finale però ha raccontato la storia di Iker Casillas, portiere di riserva nel campionato spagnolo ma titolare nelle Coppe. “San Iker”, come viene chiamato dai tifosi merengue per le grandissime parate nella finale Champions di Glasgow 2002, ieri sera ha macchiato la sua prestazione con un errore che poteva costare la “Decima” blanca: l’uscita sul corner dal quale è nato il gol di Godin è stata infatti una grandissima topica del portiere, che probabilmente non avrebbe dormito per molte notti se l’esito finale del match fosse andato in maniera diversa. Perchè si, il gol di Godin che ha portato l’Atletico in vantaggio esattamente cinque minuti dopo la grandissima occasione avuta da Bale alla fine non è servito a nulla.

I colchoneros hanno dato, come sempre in questa stagione, dimostrazione di cosa sia il Cholismo: crederci sempre, riempirsi il cuore e la testa con un’idea e non tradirla; passione illuminata e mai cieca, lotta governata, spirito di gruppo e umiltà sposata alla fede nei propri mezzi. I campioni di Spagna hanno portato tantissime simpatie dalla loro parte nell’arco di questa stagione, dimostrando, come detto da Simeone durante la festa scudetto, “che un altro modo di vincere è possibile”. Un dato statistico basta per capire la differenza tra le due squadre: i blancos negli ultimi dieci anni hanno speso 1129 milioni, mentre l’Atletico 329. Un altro dato: il fatturato delle due squadre pende a favore del Real (521 milioni a 125). Nonostante questo, però, l’Atletico ha conquistato più trofei del Real negli ultimi dieci anni e ieri sera ha avuto la coppa tra le mani fino a trenta secondi dalla fine. Il Real si trovava infatti sull’orlo del burrone, con le sue stelle fuori forma e in serata no. Sembrava finita quando Modric ha battuto perfettamente un calcio d’angolo che Sergio Ramos ha capitalizzato nel gol dell’1-1 che di fatto ha sancito la “Decima” Real. La botta del pareggio a trenta secondi dalla fine è stata tremenda per i biancorossi che, feriti nell’animo e nel fisico, hanno barcollato per tutto il primo tempo supplementare per poi definitivamente crollare nel secondo. Ma ormai la partita era già finita da tempo grazie proprio a quel Sergio Ramos che anche nella semifinale di ritorno all’Allianz Arena era stato l’uomo decisivo.

Madrid si divideva così in due stati d’animo: quello di chi ha sentito il trionfo tra le mani e poi è stato derubato di ciò e quello di chi invece ha rischiato di morire ma poi ha assaporato la gioia di un’ossessione che ormai non esiste più.

Questo è il trionfo di Carletto Ancelotti, orgoglio della panchina italiana, che conquista la sua terza Champions da tecnico dopo le due da calciatore entrando di diritto nel gotha del calcio e della storia blanca. Ancelotti è riuscito a curare uno spogliatoio devastato dalle lotte interne del periodo mourinhiano dimostrando, anche lui come il Cholo, che si può vincere in modo diverso, senza essere personaggio a tutti i costi e senza aizzare le folle con “il rumore dei nemici”. Perchè sì, anche Jose Mourinho esce ridimensionato da questa serata e le sue polemiche con Ancelotti degli scorsi mesi oggi danno ragione al tecnico di Reggiolo, vincente al primo anno a Madrid. Adesso per lui c’è la possibilità di portarsi a casa altri tre trofei (le due Supercoppe e il Mondiale per club) con l’intento di aprire un ciclo vincente come fece ai tempi del Milan.

Ma, comunque sia andata a finire la partita, questa stagione è stata il grande trionfo del Cholo Simeone e di tutto l’Atletico, squadra che chi ama il calcio non dimenticherà facilmente. Sicuramente i biancorossi avrebbero preferito di essere ricordati sull’albo d’oro ma, come nel 1974, anche questa volta i minuti finali hanno sancito la perdita della Coppa dei Campioni all’Atletico. Il prossimo mercato estivo probabilmente smantellerà questo gioiello di squadra e difficilmente li rivedremo su questi livelli la prossima stagione ma se la stagione calcistica 2013/14 verrà ricordata gran parte del merito è proprio loro.

 

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