Rubinho: vincere (tanto) senza giocare (mai)

È notizia di oggi: il terzo portiere della Juventus, Rubinho, lascia la società bianconera a scadenza di contratto. La notizia ovviamente lascia quasi indifferenti i tifosi della Vecchia Signora, qualcuno ci ironizza pure sopra, ma ovviamente la società lo saluta come ha fatto un po’ sempre, con tutti i suoi giocatori che vanno via: dolci parole, belle quanto oggettivamente fuori luogo.

Sapete quanti minuti ha giocato Rubinho in quattro anni di Juventus? 55 minuti. Neanche un’ora. Visto che si tratta di un tempo così breve, per giunta diviso in due spezzoni, andiamo a rinarrare la vuota epopea di questi due inutili gettoni di presenza.

Serie A 2012-13, l’anno della conferma della squadra di Conte, che l’anno prima aveva vinto da imbattuta il primo scudetto dell’attuale ciclo bianconero. Buffon titolarissimo, Storari è il numero 12 di sicuro affidamento: ci sarebbe stato pochissimo spazio per il giovane Nicola Leali, promettente giovane portiere appena acquistato dal Brescia, che quindi viene mandato in prestito a “farsi le ossa” a Lanciano. Serve quindi un terzo portiere che sia contento di stare seduto in panca, non vedere mai il campo, prendersi qualche soldi ma soprattutto fare gruppo e non rompere le balle. La Juve vede la figura perfetta proprio in Rubinho, che così diventa bianconero e sceglie il numero 34.

La Juve diventa campione d’Italia con largo anticipo, senza che Rubinho versi una goccia di sudore. Nell’ultima partita di campionato, contro la Samp, Conte concede passerella: Storari è il titolare, e quando mancano 10 minuti al fischio finale il mister chiama il cambio: esce Storari, entra Rubinho. Finirà 3-2 per i doriani, ma chi se ne frega. Esattamente un anno dopo bissa la presenza, allo stesso modo: stavolta sostituisce Storari dall’inizio del secondo tempo col Cagliari, partita che finisce 3-0 per i bianconeri. Da lì in poi Rubinho non vedrà mai più l’erba del campo.

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E c’è anche chi lascia passare Buffon e Pogba per farsi i selfie con Rubinho. LIKE A BOSS.

Tuttavia, riesce in un’impresa altrettanto storica: nella stagione 2015-16 riesce a farsi espellere nella partita contro la Roma, match in cui ovviamente non era in campo; infatti viene allontanato dalla panchina. Per volta finisce addirittura in tribuna: forse voleva cambiare posto…

Detto questo, riepilogata la carriera di Rubinho alla Juve, è importante sottolineare una cosa: ha vinto tantissimo. Spesso si parla di Padoin che giochicchiando ha collezionato cinque scudetti – anche noi ne abbiamo parlato, qui – ma ci si dimentica troppo facilmente dell’uomo che, giocando praticamente zero, ha messo in bacheca:

  • 4 Scudetti;
  • 2 Coppe Italia;
  • 2 Supercoppe Italiane;

infilandoci pure, ovviamente, una finale di Champions League, quella dell’anno scorso contro il Barcellona. Se davvero i giocatori si giudicassero per i palmares,  Rubinho sarebbe migliore di Totti, Cassano, Baggio e compagnia. E invece lui la biglia la vedeva solo in allenamento, forse nemmeno, quando si fa la partitella le squadre sono comunque due, e da una parte va il titolare, dall’altra il secondo, mica il terzo…

E allora ci perdonerete se sorridiamo quando la Juve sceglie parole d’amore per un giocatore – professionista esemplare quanto vuoi – che poteva permettersi anche di venire allo stadio in ciabatte, tanto chi se ne frega. La Juve, infatti, lo saluta così:

I successi di una squadra si costruiscono giorno per giorno, con la dedizione al lavoro, la professionalità di tutti. Per conquistare i trofei a fine stagione serve che ogni componente della rosa si metta quotidianamente al servizio dei tecnici e dei compagni con tutta la forza, l’impegno, lo spirito di sacrificio di cui è capace.
È esattamente quello che, alla Juventus, ha fatto Rubinho Rubens Fernando Moedim per quattro anni, dimostrandosi fin da subito un punto di riferimento prezioso per la compattezza dello gruppo e per gli insegnamenti trasmessi ai più giovani. Quattro anni in cui ha alzato altrettante coppe di Campione d’Italia, due Coppe Italia e due Supercoppe.
Era la sua avventura in bianconero è terminata, ma il suo nome sarà sempre parte di una delle Juventus più vincenti della storia.

Valeu Rubinho, boa sorte!

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In allegato, ovviamente, immagini prese perlopiù dagli allenamenti…

Ok, va bene, noi ridiamo e scherziamo, ma ieri è scaduto il contratto di un altro pezzo di Juventus: dopo 6 anni – SEI ANNI – ha lasciato la Vecchia Signora anche Jorge Martinez. Se vi state chiedendo “E chi cazz’è?” ecco, avete fotografato benissimo la situazione. Per lui, almeno, nessun addio strappalacrime e fuori luogo. Per una volta, salviamo il buongusto.

Dm Web di De Marco Fabrizio

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