Rigori e prodezze

 

Pali, rigori, tensioni e prodezze: la prima giornata degli Ottavi di finale della Coppa del Mondo ha regalato questo e tanto altro. Si è cominciato a Belo Horizonte alle 18 con Brasile-Cile, sfida tra i padroni di casa dell’asso Neymar e la generazione di fuoco della Roja del ct Sampaoli. Il match è stato preceduto da beceri fischi che hanno accompagnato i due inni nazionali, unico vero neo di una partita molto emozionante.

A sbloccare la parità ci pensa Jara, terzinaccio del Nottingham Forrest che devia nella propria porta il pallone leggermente deviato da David Luiz (a cui verrà attribuita la rete). Fino a questo gol la gara era stata molto nervosa e per il Brasile questo gol è un vero toccasana, ma solamente pochi minuti dopo il Cile recupera il pallone su un’errata rimessa laterale dei verdeoro e con Sanchez fulmina Julio Cesar. Il derby sud americano torna così sul filo dell’equilibrio, che durerà anche nel secondo tempo regolamentare che verrà ricordato per la rete correttamente annullata a Hulk per un tocco di braccio. I primi novanta minuti ci mostrano un Cile con un maggiore possesso palla e con meno palle perse rispetto ai brasiliani, parenti lontani dei fenomeni che hanno creato la leggenda di questa nazionale di calcio.

I supplementari sono ricchi di nervosismo, ogni pallone infatti pesa tantissimo e la birra nelle gambe e nella testa dei verdeoro è davvero poca. Si ha per l’ennesima volta la conferma che se non gira Neymar non gira il Brasile. Con tutti ormai convinti che l’epilogo ai rigori sia ormai scritto, si giunge agli ultimi minuti dei supplementari con l’occasionissima per Pinilla, momento che avrebbe potuto scrivere una storia diversa e un nuovo dramma nazionale: Julio Cesar è immobile ma la palla termina sul palo. Passata l’enorme paura, si va sul dischetto dove il Brasile parte forte con David Luiz mentre Pinilla viene ipnotizzato dal portiere ex Inter. La seconda serie di rigori vede il doppio errore di Willian e Sanchez, a cui seguirà il gol di Marcelo e l’errore di Hulk e le reti di Aranguiz e Diaz. 2-2 dopo i primi 8 rigori, va sul dischetto Neymar, per mettere dentro un pallone che pesa tantissimo. O Ney non sbaglia, come invece farà Jara (ancora lui!) che colpisce il palo e fa esplodere di gioia la Torcida brasiliana che aveva visto ormai il baratro sotto i piedi. Avanza così la Selecao che troverà ai quarti (il 4 luglio alle 22) la splendida Colombia di Pekerman. I colombiani hanno matato l’Uruguay orfano di Suarez dopo la pesantissima squalifica post-morso a Chiellini. Bisogna proprio partire da questa assenza per comprendere i motivi di questa sconfitta: l’ormai “anziano” Forlan non può sostituire l’estro del giocatore del Liverpool e quindi, una nazionale che già perfetta al completo non è, senza la sua massima stella può davvero poco.

L’Uruguay alza come sempre il bunker difensivo impedendo alla Colombia di entrare in area di rigore nonostante la tanta mole di gioco creata. A sbloccare questa situazione ci pensa quello che è stato nominato il miglior giocatore della Prima Fase: James Rodriguez del Monaco. Un gol stupendo il suo, un arcobaleno che si deposita violentemente in rete nonostante il tocco di Muslera. Il bellissimo gol risveglia gli ardori della Celeste che dopo aver subito questo morso cercano subito di reagire, trovando però un Ospina attento. L’inizio della ripresa segna il definitivo ko della Celeste: azione corale che coinvolge Jackson Martinez, Armero, Cuadrado e ancora James Rodriguez che davanti alla porta fulmina Muslera chiudendo virtualmente il match. Nel proseguo del secondo tempo l’Uruguay cercherà più volte di riaprire il match ma troverà un super Ospina ad impedire anche soltanto il gol della bandiera. Finisce così 2-0 e si apre una nuova storia: a Fortaleza il Brasile padrone di casa partirà ancora favorito, ma anche questa volta l’avversario (arrivato per la prima volta nella sua storia nei quarti del Mondiale) non sarà per nulla facile da affrontare. Se battere il Cile è stato paragonabile ad una durissima salita, adesso c’è da scalare una montagna per i verdeoro.

 

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