“L’amore al tempo della crisi”. La Serenata in Bisignano tra fidanzamento e matrimonio

Di Serenata in Bisignano si parla nel mese di febbraio nella notte del sabato più vicino al giorno 14, festa di San Valentino. Ma la tradizione della Serenata nel nostro paese risale a tempi remoti e riprende tutti i caratteri tipici della manifestazione tradizionale, a partire dall’invocazione per la donna amata fino a giungere alla dichiarazione d’amore

serenate-200x300 "L’amore al tempo della crisi". La Serenata in Bisignano tra fidanzamento e matrimonio

La Serenata in Bisignano tra fidanzamento e matrimonio
(di Alberto De Luca – Tutti i diritti riservati)

La serenata tra rito e mito: clicca
La Serenata in Bisignano tra fidanzamento e matrimonio: clicca
Il concorso canoro di S. Valentino: clicca
“L’amore al tempo della crisi”: clicca

 

 

 

La Serenata fra rito e mito

L’avvento della radio e della televisione, l’istituzione di nuove attrattive e l’intensificarsi dei traffici informatici hanno modificato in maniera significativa gli usi ed i costumi tipici del piccolo paese di provincia.

Così molte tradizioni sono andate perdute e con esse anche la cerimonia del fidanzamento, caratterizzata da rigide regole e riconosciuta perfino dalle famiglie di classe agiata (nobiltà e media borghesia).

Le tracce di una cultura così remota si possono trovare conservate, ancora oggi, in alcune famiglie di contadini rimaste fedeli al passato.

I giovani di oggi, infatti, non accettano più l’autorità della famiglia che vorrebbe imporre come nel passato la scelta della fidanzata secondo una valutazione economica di interesse e di miglioramento sociale. Oggi i giovani scelgono la fidanzata dichiarandole il loro amore ed il loro desiderio di sposarla senza alcun condizionamento da parte della famiglia. Anche il fidanzamento ufficiale avviene nel modo più naturale possibile , ed i fidanzati sono liberi di incontrarsi e di uscire insieme.

I giovani e le giovani fanciulle di un tempo non avevano queste libertà. I giovani contadini dovevano sposarsi molto presto, e comunque sempre dopo il servizio militare anche se spesso vi erano delle eccezioni legate ad una maternità precoce.

Compiuto, dunque, il servizio militare, il giovane contadino doveva pensare ad accasarsi, e i genitori gli sceglievano la futura sposa, la quale doveva essere sana e robusta, doveva possedere una buona dote e qualche pezzo di terra, ma soprattutto doveva essere figlia di una famiglia onesta e di madre integerrima.

Non a caso, la ragazza veniva scelta generalmente nello stesso paese, e preferibilmente, nello stesso rione, per non avere poi spiacevoli sorprese, visto che la ragazza era cresciuta sotto gli occhi della famiglia del giovane. Tuttavia non mancavano i matrimoni in cui la ragazza sposava un forestiero.

Ad organizzare l’incontro fra i due giovani era la <<’mmasciatura>>[1], ossia una donna dedita all’imbasciata e consigliera di famiglia che spesso si rilevava fatale per la riuscita del fidanzamento. Essa, infatti, poteva, attraverso la calunnia, far cadere il mito della bella ed onesta fanciulla allontanando così l’interesse del suo innamorato ed impedirgli, con la collaborazione dei genitori, di chiarire ogni malinteso con la ragazza.

Un altro metodo di fidanzamento particolarmente, utilizzato nelle campagne bisignanesi, era quello secondo cui il genitore del ragazzo andava a porre, davanti l’abitazione della ragazza, un ceppo di legno. Se entro due giorni i genitori di lei portavano il ceppo dentro casa significava che la proposta di fidanzamento era stata accettata, in caso contrario, cioè se dopo il secondo giorno il ceppo non era stato ancora rimosso, voleva dire che la ragazza aveva respinto la proposta.

Da altre testimonianze orali si evince che un’altra tradizionale forma di fidanzamento voleva che il giovane si recasse a casa della ragazza prescelta trascinando due grosse travi in legno (a significare che era pronto a sposarsi ed in grado di costruire una dimora dove far vivere la sua famiglia) e dopo aver chiesto il consenso ai genitori di lei, se questi rispondevano affermativamente, egli portava le travi dentro casa, altrimenti continuava il suo percorso tentando con un’altra ragazza.

Una tecnica molto più affidabile adottata dal giovane innamorato, per conquistare l’amore di una ragazza, era cantarle le sue intenzioni amorose, organizzando una Serenata in suo onore. Egli in pieno giorno si recava a passeggiare sotto il balcone della ragazza prescelta. Se quest’ultima lo guardava e non si mostrava indifferente alle sue occhiate, allora il giovane capiva che era giunto il momento di compiere il fatidico passo.

In pratica tutto era un gioco che, attraverso determinate regole, portava il giovane innamorato ad ottenere ciò che più desiderava. Egli mediante il gioco amoroso vinceva ogni sorta di timidezza o di contraddizione e recandosi in piena notte sotto il balcone della giovane donzella incominciava a cantarle, a suon di mandolino e tamburello, tutto il suo amore, a costo di rischiare di essere respinto dalla stessa o dall’ira del padre.

L’argomento della dedica canora era legato fortemente allo stato d’animo dell’innamorato. Così si avevano dediche delicate e gentili, di saluto, di sconforto, di amarezza, d’imprecazione e di esortazione.

La sonata o canto melodico di contenuto amoroso, con accompagnamento musicale, fatto all’aperto, di notte, sotto la finestra dell’amata era un modo originale di dichiararsi, che poneva l’innamorato in uno stato di trepidante e ansiosa attesa, e <<l’amata>> in una condizione di stupore per essere stata prescelta dall’uomo, il quale in cuor suo conservava il timore del rifiuto che poteva verificarsi allorquando la destinataria del messaggio d’amore non si affacciava dal balcone entro il tempo che comprendeva le prime tre suonate.

In tale senso la Serenata prende le sembianze di un vero e proprio rito con il quale ci si impegnava, sulla base di reciproco rispetto e serietà, a vivere una vita in perfetta armonia fra la realtà del tempo e l’amore che, invece, non conosce tempo.

Attraverso la Serenata l’anelato amore veniva ufficializzato e corrisposto in un rituale a cui partecipavano tutti: dai genitori, ai vicini a tutta la comunità. La Serenata costituisce, dunque, un mito oltre che un rito di aggregazione e di garanzia della sopravvivenza del gruppo. Per usare un linguaggio Schechneriano una vera e propria Performance costituita da Dramma, Script, e Teatro[2].

Torna all’elenco di scelta


La Serenata in Bisignano tra fidanzamento e matrimonio

Oggi il mito della Serenata è scomparso quasi ovunque. Nelle rarissime serenate poi le canzoni cosiddette alla moda hanno preso il posto delle canzoni dialettali, mentre la batteria ha sostituito il tamburello nella sua funzione di accompagnamento della chitarra battente.

Conseguenza di questa tendenza a dimenticare una così importante manifestazione che racchiude il senso storico – culturale della civiltà calabrese e del popolo bisignanese è la realizzazione (da parte del Centro Studi e spettacoli <<il Palio>> di Bisignano) di un concorso canoro che rievoca la Serenata ed in cui concorrono tutti gli otto quartieri del paese.

Di Serenata in Bisignano si parla nel mese di febbraio nella notte del sabato più vicino al giorno 14, festa di San Valentino. Ma la tradizione della Serenata nel nostro paese risale a tempi remoti e riprende tutti i caratteri tipici della manifestazione tradizionale, a partire dall’invocazione per la donna amata fino a giungere alla dichiarazione d’amore violenta ed appassionata da parte dell’innamorato.

Nata nel 1994, la manifestazione canora ebbe subito grande successo, richiamando l’attenzione di un numerosissimo pubblico di curiosi i quali riscoprivano le loro antiche origini ed i loro antichi valori legati alla famiglia matriarcale, al fidanzamento ed al matrimonio.

Proprio il matrimonio era il momento più atteso dalle fanciulle bisignanesi le quali, in attesa del loro principe azzurro, si occupavano di tessere (al telaio di casa) i capi che avrebbero composto il corredo nuziale.

In epoche remote il matrimonio in Bisignano, come anche in altri luoghi della Calabria, della Basilicata e della Campania, si svolgeva intorno ad un albero posto al centro di una piazza[3]. A Bisignano questo albero si trovava nel rione Piano in prossimità del largo dell’Olmo. Questo era il luogo dove veniva celebrato il matrimonio <<’ncannistra>> da parte di quelle coppie che non credevano di presentarsi davanti al sindaco o davanti al parroco.

Alla celebrazione del rituale, che consisteva nel fare tre giri attorno all’albero, prendevano parte amici e parenti. Durante i tre giri, l’uomo diceva:

 

Arvuru miu hiuruta

Iu sugnu’u spusu e tu si’ la zita;

e la donna, facendo eco alle parole dell’uomo proseguiva:

Miu bell’arvuru hiurutu

Iu sugn’a zita e tu si’ lu spusu[4].

 

Compiuta la solenne cerimonia, la coppia, fatto un inchino alla pianta, prendeva la via della casa maritale, seguita dal corteo.

Anche per i giovani bisignanesi il fidanzamento doveva seguire una prassi particolare. I promessi sposi si potevano vedere, alla presenza dei genitori, solo una volta alla settimana e non avevano possibilità di stare vicini, di scambiarsi confidenze e tantomeno carezze. Persino gli sguardi erano controllati ed ogni atteggiamento provocatorio veniva poi biasimato e aspramente rimproverato.

Anche la cerimonia di nozze era preceduta da una serie di rituali. Era, infatti, usanza comune a tutti che il corredo delle future spose veniva portato in corteo per le vie del paese su canestri e ben esposto alla vista di tutti, dalla casa della sposa a quella dello sposo.

Le tessitrici portavano in dote il telaio ed un materasso (’u saccunu) riempito con foglie di granturco. Inoltre gli usci di casa degli sposi venivano adornati con festoni e fiori, mentre lungo il tragitto dalla casa alla chiesa si allestivano archi floreali.

Il banchetto nuziale si teneva in casa. Il pranzo era a base di maccheroni, carne d’agnello o di capra, noci, fichi secchi, castagne, taralli, vino e dolci fatti in casa.

Torna all’elenco di scelta


Il concorso canoro di S. Valentino

Oggi la gara canora si svolge nel centro storico del paese. Alla competizione prendono parte i concorrenti dei vari quartieri.

Ogni quartiere presenta la propria Serenata eseguita con gli strumenti tradizionali: chitarra battente, violino, mandolino, tamburello, fisarmonica, organetto. I vincitori della manifestazione vengono proclamati da una giuria composta dai rappresentanti prescelti dal comitato organizzatore del concorso. Le musiche e i testi delle canzoni possono essere inediti oppure recuperate nella tradizione Calabrese o addirittura napoletana.

Nell’albo d’oro della Serenata bisignanese il quartiere Piano conserva il primato del trionfo canoro. Il grande successo del gruppo (campione di quattro manifestazioni consecutive) è dovuto sia alla bravura del solista vocale, Massimo Brunosio e all’impegno dei suoi collaboratori, e sia alla ricerca di musiche nuove, e testi di canzoni riprese dalla tradizione e rivisitate con arrangiamenti totalmente originali.

In tal senso il concorso assume una doppia competizione, ossia quella legata al concorso ed al premio, consistente in un milione di lire, e quella dovuta alla composizione delle musiche e dei canti più belli.

Oltre alla competizione canora vi è poi quella delle coreografie, allestite su balconi prescelti, suggestivamente addobbati ed illuminati dai quali si affacciano graziose fanciulle vestite in costume bisignanese.

Vi è il dubbio che il concorso della serenata bisignanese possa incontrare il favore di tutti a dispetto del fatto che forse si è snaturato il contenuto di una tradizione così preziosa essendo stata trasformata in un gioco pubblico ed in un’attrattiva turistica. Ma tutto sommato anche ciò serve a mantenere viva una tradizione che altrimenti sarebbe già scomparsa.

 Torna all’elenco di scelta


[1] Cfr. L. R. Alario, Canti d’amore, di lode e di sdegno nella lirica tradizionale del popolo di cassano, Trevi – Scuola, Cosenza, 1975, pp.13-40.

[2] Cfr. R. Schechner, La teoria della performance 1970-1983, (a cura di) V. Valentina, Bulzoni, Roma, 1984, pp. 77-111.

[3] G. Gallo, Sopra un rito nuziale primitivo nella Calabria. <<Il matrimonio ‘ncannistrinu>>, in <<Folklore Italiano>>, A. I, n. 4, 1926.

[4] G. Gallo, Sopra un rito nuziale primitivo nella Calabria. <<Il matrimonio ‘ncannistrinu>>, in <<Folklore Italiano>> A. I, n. 4, 1926.

Dm Web di De Marco Fabrizio

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here