La ricostruzione rossonera

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R&B Sport

La risalita in classifica del Milan di Inzaghi affonda le sue radici in Estate, quando Superpippo arrivò a Milanello trovando le macerie di una stagione negativa come quella passata.

La prima mossa decisiva di Inzaghi è arrivata in Estate, quando il tecnico ha lavorato sul cuore e sull’orgoglio dei suoi giocatori. Durante la tournée americana il Milan collezionava brutte figure, ma Pippo insisteva con i giocatori: “Pensate a lavorare e giocate con il cuore. Tirate fuori l’orgoglio. Ricordatevi che questo non è un club come gli altri. Questo è il Milan. Dovete essere fieri di indossare questi colori”. Il tecnico ha parlato singolarmente con i calciatori e a ciascuno ha chiesto di dare il massimo e di ricordarsi che le esigenze del gruppo vengono prima di quelle individuali. Insomma, nelle prime settimane Inzaghi non è stato solo allenatore, ma anche psicologo, motivatore e un po’ anche padre.

I risultati sono stati buoni perché dopo la pessima Estate il Milan ha iniziato bene il campionato: entusiasmo, voglia di correre e di segnare. C’era poco equilibrio, la squadra prendeva molti gol, ma ne realizzava tanti e comunque dimostrava di essersi liberata in fretta dei fantasmi dell’ultima stagione. Così una volta risolti i problemi motivazionali era l’ora di correggere i problemi tecnici. Inzaghi lavora per trovare la formazione ideale però senza successo: cambierà sempre almeno un titolare (e spesso di più), non solo per infortuni e squalifiche. I rossoneri alternano buone partite (contro Lazio, Parma, le due veronesi), prove orgogliose (Juve, in parte Fiorentina) e prestazioni mediocri (Empoli, Cesena, Cagliari).

Questi momenti negativi abbattono un po’ il morale dei rossoneri e così Inzaghi deve tornare psicologo: convince la squadra che ogni partita è una finale, che ogni punto è un passo avanti, soprattutto che non si scende mai in campo battuti. Contro nessuno. Una frase diventa rituale, non solo in conferenza stampa ma anche nel segreto dello spogliatoio: “Ci batteranno gli avversari che saranno più forti di noi. Ma nessuno potrà vincere contro il Milan perché avrà avuto più voglia di conquistare il successo”.

Dietro questo concetto c’è il primo salto di qualità. Il Milan perde con il Palermo, ma proprio nel momento in cui il calendario sembra complicare le cose i rossoneri emergono con rinnovate ambizioni e convinzioni. La trasferta sul campo della Sampdoria è una piccola svolta: il Milan passa da 1-0 a 1-2, la sconfitta sarebbe pesante, ma arriva il pareggio e con esso anche la consapevolezza che davvero la squadra se la può giocare con tutti.

L’ultimo step per riportare in zona europa i rossoneri è stato fortificare il vero tallone d’Achille della squadra: la fase difensiva. Nelle prime cinque giornate i rossoneri incassarono 9 reti. Nelle ultime cinque disputate finora ne ha hanno subiti appena 2, di cui uno su angolo (Genoa) e uno su tiro da fuori area (Inter). Napoli e Roma , che hanno il secondo attacco del campionato dopo quello della Juve, non hanno battuto l’ottimo Diego Lopez.

Un passo alla volta il Milan ha trovato quell’equilibrio di cui Inzaghi parla fin dal primo giorno. Nel momento di piena emergenza della difesa, colpita da molti infortuni, è emersa l’organizzazione predicata da Pippo. E’ curioso che una volta trovata la quadratura difensiva stia mancando quella in attacco: il bilancio dei gol all’attivo, infatti, è profondamente diverso tra i primi cinque turni (11) e gli ultimi cinque (5). Ma questo è un passaggio intermedio inevitabile per garantire la crescita naturale della squadra.

Il prossimo step, su cui Inzaghi lavorerà fin dopo la sosta, sarà mantenere lo stesso equilibrio alzando il baricentro della squadra e provando a tenere di più il pallone. Il recupero di Montolivo in tal senso è molto importante. Il Milan adesso ha un’identità tattica, cerca di difendere come squadra e ha anche una formazione più logica a centrocampo con una diga (De Jong), un regista (Montolivo)e un tuttofare (Poli).

La speranza per i tifosi rossoneri è che questo 2015 sia ricco di soddisfazioni, come purtroppo non è stato l’anno appena concluso.