I medici sostituiti costretti a operare in condizioni precarie

“Il problema dell’assenza dei medici coinvolti nell’operazione “Fentanil” non è stato affatto affrontato con cura e celerità, nè dal punto di vista organizzativo, da parte della locale amministrazione comunale, la quale aveva il dovere di tutelare in primo luogo i propri cittadini-pazienti, ma anche i medici chiamati alla sostituzione”. Così la dottoressa Tonia Trotta che parla a nome dei medici incaricati di sostituire a Bisignano quelli coinvolti nell’inchiesta giudiziaria che giorni fa ha registrato la chiusura delle indagini.

“Siamo costretti ad operare in ambienti privi di qualsiasi norma igienica, attorniati dall’immondizia, senza avere neanche una scrivania decente ed un lettino per visitare i pazienti, obbligati a scrivere a mano centinaia di ricette al giorno”, sottolinea la dottoressa Trotta, “siamo stati visti, fin dal principio, come degli “usurpatori”, anche se noi ribadiamo la solidarietà ai nostri colleghi che più volte abbiamo cercato di contattare per avere informazioni più dettagliate sui pazienti che abbiamo in carico. Non abbiamo mai ottenuto risposta ed abbiamo dovuto combattere non solo con le difficoltà oggettive di una realtà nuova per noi ma, sopratutto, con l’astio mostrato a priori nei nostri confronti. Personalmente non mi sono mai limitata a scrivere qualche farmaco e a controllare solo la pressione arteriosa! Fin dal primo giorno ho lavorato ben oltre l’orario di ambulatorio, per cercare di sopperire al disagio provocato dalla mancanza del medico di fiducia’ e, nonostante tutto, sono stata più volte mortificata da alcuni pazienti che lamentavano un orario di ambulatorio insoddisfacente negli uffici dell’Asp e, di mio pugno – continua la dottoressa Trotta – ho trascritto i nomi ed i numeri telefonici dei pazienti soggetti a visita domiciliare programmata, proprio perchè penso che gli anziani siano i soggetti che maggiormante devono essere tutelati. Noi medici, ribadiamo, avviati finalmente verso la fine dell’incarico, che la difficoltà reale di questi due mesi di convivenza sia stata causata dal fatto che sia l’amministrazione comunale che l’Asp di Bisignano ci abbiano visto come dei “nemici” dei loro stimati professionisti mentre noi non cercavamo altro che di espletare la professione del medico con quei pochissimi mezzi messi a nostra disposizione. Auspichiamo che i colleghi ritornino al più presto, in modo da poterci riprendere la nostra dignità di medici e che finalmente il disagio dei cittadini bisignanesi termini”.

Fonte: Gazzetta del Sud del 17/07/2016

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