Europei: il “nuovo” formato del torneo

Questa edizione degli Europei è un po’ un crocevia: come vedremo meglio più avanti, fra questa edizione e la prossima molte cose cambieranno… o stanno già cambiando.

Infatti, questo campionato europeo è il primo a 24 squadre, il precedente formato – in vigore dagli Europei del ’96 in Inghilterra – ne prevedeva 16. A conti fatti, partecipano otto squadre in più, e questo ha ovviamente delle ripercussioni sul formato del torneo, che ora cercheremo di spiegare nella maniera più semplice possibile.

Fino alla scorsa edizione, quella ospitata da Polonia e Ucraina, le 16 squadre venivano raggruppate in 4 gironi di 4 squadre ciascuno, ai quarti di finale passano le prime due, ovvero 8 squadre in totale. Semplice, liscio, lineare.

Adesso i gironi, sempre composti da 4 squadre, non sono più 4, ma 6. Questo comporta la necessità di far qualificare non solo le prime due, ma anche le quattro migliori terze. A conti fatti, passano agli ottavi (sì, c’è pure un turno in più) 16 squadre. Domanda: perché far qualificare 8 squadre in più se poi alla fine sempre a 16 ci dobbiamo ridurre?

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I sei gironi di Euro 2016. L’Italia è nel gruppo E insieme a Belgio, Svezia e Irlanda

Diciamo che le spiegazioni sono due, simili e collegate: la “frontiera” del football si sta progressivamente spingendo verso est; il tasso tecnico dei movimenti calcistici della zona sta oggettivamente crescendo, basta guardare i risultati che le squadre dell’est cominciano a raggiungere in Champions League, dove alcune di esse partecipano con una certa regolarità, altre più fornite riescono spesso anche ad accedere alla fase a eliminazione diretta. E poi, c’è il peso economico-politico che queste federazioni emergenti stanno acquisendo, in virtù delle maggiori possibilità economiche che stanno dimostrando: il Mondiale assegnato alla Russia (o al Qatar, che però è stato extra-europeo e quindi non ci interessa in questa sede), molto chiacchierato, dimostra la crescente influenza di questi settori. Davanti alla crescita tecnica e politica dei movimenti pallonari del continente, giusto includere nuovi giocatori che possono portare qualcosa in più.

Questo formato, tra l’altro, è stato già sperimentato: nei Mondiali 1986, 1990 e 1994, si usò questa stessa formula, prima di passare a quella a 32 squadre e 8 gironi.

Ma Francia 2016 è anche l’ultima volta in cui ci sarà un vero e proprio “paese ospitante”, quindi una qualificata d’ufficio. Infatti, stando alla brillante idea dell’allora presidente UEFA Platini, nel 2020 – 60° anniversario del torneo – gli Europei saranno “itineranti”, svolgendosi in 13 città sparse su tutto il continente, da Dublino fino a Baku.

In tempi di ristrettezze economiche, forse continuare a chiedere ad una singola federazione di farsi carico di tutta la macchina organizzativa – e quindi delle relative spese – era probabilmente non più concepibile; tuttavia, un formato così da “carrozzone” deve essere tenuto in conto al momento del calendario. Ricorderete quando nella precedente edizione l’Italia di Prandelli doveva giocare ogni quattro giorni, impiegandone due per gli spostamenti fra Polonia e Ucraina, col conseguente risultato di non potersi di fatto allenare; ricorderete anche in che condizioni fisiche arrivò in finale… Se immaginiamo che TUTTE le squadre partecipanti ad Euro 2020 potrebbero essere sottoposte a tale trattamento, possiamo anche immaginarci lo spettacolo che ne verrà fuori…

Ma ci porremo questi problemi fra quattro anni. Oggi cominciano gli Europei del 2016, il resto si vedrà.

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