Come si dice a Bisignano “ ‘na via e dui serivizi”!

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L’altro giorno mi trovavo in un’officina del paese e mentre attendevo che la mia vecchia utilitaria uscisse dalla sala di riparazione osservavo un ragazzo impegnato su un’altra macchina alle prese con l’inversione degli pneumatici. Un uomo adulto solo in apparenza, celato dietro alla sua stazza fisica, che in realtà mostrava il volto di un ragazzino. Avvicinandomi al soggetto che aveva destato la mia curiosità, gli ho domandato cosa ci facesse in quel luogo a svolgere quella determinata mansione anziché essere a casa sua a fare i compiti come spetterebbe a quelli della sua età. Con l’orgoglio di un lavoratore adulto, nelle vesti però di un evidente giovincello, il ragazzetto sbuffando mi ha risposto che si trovava in quel luogo perché a casa c’era stato già per troppo tempo. In quel preciso istante il mio pensiero è volato a qualche giorno prima, a quando in televisione avevo assistito a una telefona fatta in diretta da parte di una professoressa di “scuola media”, la quale con molta lucidità denunciava che oggi molti ragazzi vanno a scuola solamente per scaldare il banco, consumare il panino e recarsi in bagno. L’insegnante con riferimento alla scarsità della gestione scolastica odierna e raccontando la sua modesta esperienza, segnalava un fenomeno molto diffuso fra i giovani che frequentano le lezioni scolastiche con la voglia quasi di addormentarsi sui banchi. Un’avversione alla scuola che apparentemente non ha una causa specifica ma che probabilmente pone le sue radici in un’inefficienza che parte dalla famiglia. Che un genitore indirizzi il proprio figlio a lavorare nei periodi estivi non è una cattiva idea fermo restando le leggi in vigore in materia di apprendistato italiane. Quello su cui bisognerebbe riflettere invece è il fatto di mandare a lavorare i figli durante il periodo scolastico perché ciò porterebbe lo studente a trascurare lo studio per dedicarsi a qualcosa che probabilmente non sarà la sua futura professione. In sostanza inculcare ai figli l’educazione al lavoro va benissimo ma non si dovrebbe mai perdere di vista il fatto che si ha a che fare con individui soggetti continuamente a modifiche morfologiche dell’apprendimento e del comportamento, comprendenti anche tutti  quei cambiamenti cognitivi che si sviluppano soprattutto mediante un buon lavoro di studio.  Lo studio in età giovanile è già un lavoro e anche molto impegnativo soprattutto per chi lo svolge con dedizione. Quello che avviene in altri paesi della comunità Europea, per esempio facendo riferimento alle scuole tedesche, rappresenta una realtà ben diversa, in cui è nell’istituzione scolastica stessa che l’allievo è indirizzato a tirocini specifici e specializzanti, questi ultimi ben differenti rispetto ai lavoretti occasionali che un giovincello italiano svolge dopo la scuola togliendo tempo prezioso allo studio. Al ragazzo che sogna di fare il meccanico bisognerebbe intanto consigliare di iscriversi in una scuola che assecondi le proprie attitudini e in secondo luogo di rimandare l’apprendistato in officina alla stagione estiva quando non si va a scuola. Il vantaggio è di studiare per avere un titolo di studio sicuro da spendere nell’immediato futuro e soprattutto una professione (di autoriparatore) conseguita in un periodo in cui senza altri impegni l’allievo può dedicarsi alle mansioni lavorative quotidiane applicandosi integralmente e conseguendo un attestato di professionalità certo.

11/12/2013 – Alberto De Luca