Olmo di Piano, la terza edizione della festa del grano convince tutti

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È stata una serata all’insegna della tradizione, della cultura e della memoria quella vissuta all’Olmo di Piano, location perfetta per la terza edizione della Festa del Grano, appuntamento promosso dall’associazione L’Olmo di Piano.

Una manifestazione che, ancora una volta, ha scelto di partire dal grano per raccontare qualcosa di più ampio: il rapporto tra la comunità e il proprio territorio, il valore degli antichi mestieri, la memoria delle generazioni passate e la necessità di custodire le proprie radici guardando, allo stesso tempo, al futuro.

La serata è entrata nel vivo con il convegno coordinato dal giornalista Massimo Maneggio, col momento di confronto dedicato alla storia e al significato del grano nella cultura e nell’economia del territorio. Tanti i passaggi da sottolineare: l’umiltà dei più giovani, come nel caso di Vincenzo Vincenzi, panificatore a rappresentare il Panificio artigianale del Pollino. Lì dove il sacrificio si fa sentire ed è frutto costante della ricerca dell’eccellenza, ma non è stato l’unico ragazzo protagonista, anzi.

Il murale dedicato alla memoria del territorio

Uno dei momenti più significativi della manifestazione è stato lo svelamento del nuovo murale realizzato dal giovane artista Francesco Brogno, originario di Luzzi.

L’opera, pensata appositamente per la villetta dell’Olmo di Piano, racconta attraverso le immagini il legame tra la terra, il lavoro e gli antichi mestieri. Protagonisti sono una spigolatrice impegnata nella raccolta del grano e un fabbro al lavoro, inseriti all’interno di un paesaggio che richiama la tradizione locale. Un’opera che diventa così parte integrante dello spazio pubblico e, soprattutto, un nuovo elemento della memoria collettiva della comunità: il richiamo del murale è già evidente, in tanti hanno ora un punto di riferimento artistico da poter valutare. L’opera rimarrà nella storia locale, la scelta di Brogno è stata felicemente azzeccata: nonostante la giovane età, è un artista che vanta già importanti esperienze nel mondo dell’arte, tra cui la partecipazione alla Biennale di Venezia. La scelta di affidargli questo lavoro ha rappresentato anche un modo per mettere in dialogo la tradizione con la creatività delle nuove generazioni.

Il Gummulunu e la riscoperta degli antichi saperi

Altro momento particolarmente legato alla tradizione è stato quello dedicato al Gummulunu, l’antica anfora in terracotta utilizzata un tempo per conservare fresca l’acqua.

A raccontarne la storia e il valore artistico è stato il maestro vasaio Mario Scuro, che l’associazione ringrazia per la disponibilità mostrata. Il maestro ha così raccontato, con semplicità ma anche facendo un tuffo nel passato, quel senso di tradizione ma anche di arte che si respira dalle nostre parti, un modo per essere al centro della vita diventando sempre protagonista in modo netto e originale. Un punto importante lo ha centrato il professore Rosalbino Turco: ha contribuito al confronto sul rapporto tra origini, identità e futuro con il tema della radicanza in anteprima.

Radicanza, l’accordo delle differenze (a cura di Rosalbino Turco)

Altri spunti di approfondimento sono arrivati dal consigliere Elio Rago, da Walter Rose, da Franco Murano e dal sindaco Francesco Fucile che, prima del dono dei gummuluni, agli ospiti, ha fatto una disamina interessante partendo dal grano come collante per la storia della comunità da lui oggi amministrata. In questo video l’integralità del suo intervento.

Sapori del territorio e prodotti a chilometro zero

Dopo i momenti dedicati alla cultura e alla memoria, la festa ha lasciato spazio alla convivialità con l’area enogastronomica. I prodotti a chilometro zero e le specialità del territorio hanno accompagnato la serata, permettendo ai partecipanti di ritrovare attraverso il gusto un altro importante pezzo dell’identità locale.

Il cibo, in questo contesto, è diventato parte integrante del racconto del territorio: dal grano al pane, dalla terra alla tavola, passando attraverso il lavoro e le tradizioni che ancora oggi caratterizzano la cultura calabrese. Zuncatelle, pipi e patate, maccarruni e altre bontà hanno accontentato ogni tipo di pubblico.

La musica dei Sabatum Quartet chiude la festa

A chiudere la terza edizione della Festa del Grano è stata la musica dei Sabatum Quartet, formazione calabrese con oltre vent’anni di attività alle spalle.

Dalle 21.30 il gruppo ha portato all’Olmo di Piano le proprie sonorità, trasformando la parte conclusiva della manifestazione in un momento di festa e condivisione.

La terza edizione di “Grano, storia e cultura” ha confermato la volontà dell’associazione L’Olmo di Piano di costruire eventi capaci di andare oltre il semplice intrattenimento.

Il grano è stato ancora una volta il filo conduttore di un percorso che ha unito storia, arte, tradizione, gastronomia e musica, coinvolgendo istituzioni, professionisti, artisti e realtà del territorio. Lo spirito della Festa del Grano va riassunto così: non una semplice celebrazione del passato, ma un’occasione per riportare al centro oggetti, mestieri e conoscenze che rischiano di perdersi con il passare del tempo.