Cosenza calcio, promemoria di cinque anni sofferti

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L’anno calcistico 2008-09 annovera finalmente tra i professionisti il Cosenza, dopo cinque lunghissimi anni di “purgatorio” tra i dilettanti. Il lupo ha scontato la sua pena ed ora ritorna a vivere una vita calcistica apparentemente normale. Cinque anni di sofferenza, facendo a botte con squadrette di periferia e senza neanche le migliori intenzioni. A dirla tutta, il campionato 2003-04 (il primo nel CND) era incominciato sotto i migliori auspici. Gigi Lentini era rimasto da vero capitano, la squadra era una corazzata invincibile e i tifosi erano pronti a qualsiasi sacrificio. La prima partita, però, fu un triste anticipo di quello che sarebbe successo nei mesi successivi. Il Cosenza perde in casa contro una modestissima Rossanese per 2-1, nonostante la spinta di diecimila tifosi che al “San Vito” impressionavano quelle 40 persone di Rossano, poi diventati eroi della giornata. La squadra va a singhiozzo, vince a Sapri all’ultimo minuto, riperde in casa e batte il Rende alla quarta. Poi arriva il “decreto Pisanu”, misura drastica per chiudere tutti gli stadi non a norma. Vengono sigillati il 60% dei campi calabresi: a chi manca una tribuna, altri hanno carenti servizi, altri ancora non hanno neanche l’acqua calda alle docce. E succede anche che il “San Vito” di Cosenza diventi una mosca bianca: sarà l’unico a chiudere dai Dilettanti a salire. A Terni, due giorni prima, era crollata una mezza tribuna ma nulla da fare: Cosenza chiude, in fondo il presidente è Padre Fedele, quello che era andato a “rompere” con Franco Corbelli per un posto nella Serie B allargata a 24 squadre. La Lega Calcio ricorda anche i 500 cosentini andati in corteo per protestare contro il fallimento della loro squadra, causa una fideiussione ritardata di un giorno (una bazzecola rispetto a tanto marciume). Il “San Vito” riaprirà, ma il Cosenza è una squadra svuotata: cambia quattro allenatori, arriva settima e vede il Rende vincitore a sorpresa del campionato. Il peggio deve ancora arrivare.

Ai nastri di partenza del campionato 2004-05 si presentano due Cosenza, il Cosenza 1914 ritornato in vita per grazia ricevuta e la Fortitudo Cosenza. Saranno un colossale bluff: le squadre lotteranno per la salvezza dopo il solito via vai di allenatori, dirigenti e piccoli chimici di Via Popilia. Arrivano i due derby, un’altra colossale pagliacciata: 0-0 all’andata, 1-0 al ritorno per la Fortitudo. Segna Aruta, uno che allo scadere del contratto va a giocare nel Cervia di Ciccio Graziani (l’unica squadra più imbecille della nostra/e). Non c’è festa al “San Vito” e il capo-ultrà Tonino Lupo arriva quasi alle mani con Gigi “Sua Eccellenza” Marulla, leggendario capocannoniere ma trainer dissoluto.

L’anno dopo il 1914 ritorna nel loculo e la Fortitudo va nelle mani di Gaetano Intrieri, l’uomo della centrale del latte che riuscirà nell’impresa di ingaggiare ben 42 giocatori. Memorabile un confronto televisivo nel salotto di Gianni Colistro dove glissa sulle richieste di mister Giacomo Zunico (l’ex portiere era stato accostato due anni prima alla panchina del fu San Francesco Calcio: una bufala colossale). Il Rende, sempre al “San Vito”, arriverà a sfiorare contro il Taranto una storica promozione in Serie C1.

Nel 2006-07 i calciatori passano più tempo nelle aule del Consiglio Comunale che sul campo: i soldi sono finiti, le cambiali servono ad altro. Sfiorano, però, una promozione quanto mai meritata per l’impegno e la caparbietà mostrata. Fatali sono i calci di rigore contro il Siracusa nella finale play off. Il Rende, intanto, da matricola terribile finisce per retrocedere nel CND e si pensa alla pazza idea. Cancellare le due società dell’aria urbana per fare un Cosenza dignitoso. Massimiliano Mirabelli e soci accettano, i cosentini annuiscono e si tenta la carta della disperazione. Eureka! La formula funziona. Campionato stravinto e, nonostante un “San Vito” malmesso (capienza massima 7474 posti, sembra quasi il numero di Lucifero), si torna a fare baldoria. Il 2007-08 resta l’anno del riscatto e dell’orgoglio per il tifoso cosentino mediano-metodista. Un tifoso abituato ad altri palcoscenici, che non disdegna l’inno di Mario Gualtieri cantato a squarciagola, anche in Serie D.

Adieu dilettantismo, inizia una nuova vita in seconda divisione (ex C2). La base c’è, i ritocchi sono soddisfacenti: è arrivato un bomber da 20 gol (Polani dal Benevento), un centrale affidabile (Braca dal Sorrento) e sono rimasti i gioielli Danti e De Rose. Nella speranza di offrire un caffé a Mimmo Toscano e Franco Giugno (immancabili in un noto bar rendese), auguriamoci di ritornare al più presto nell’olimpo della dea Eupalla, madre di tutti i combattenti calcistici.

Massimo Maneggio