Mario Iaquinta: il libro “Il buio sentiero” per illuminare i lettori

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Il Buio Sentiero è uno di quei libri che danno l’impressione di essere arrivati quasi in sordina, quando invece avrebbero meritato una circolazione molto più ampia e una promozione capace di accompagnarne davvero il valore. Perché dentro queste pagine c’è un lavoro narrativo e umano che difficilmente lascia indifferenti.

Mario Iaquinta abbandona volutamente ogni costruzione classica del romanzo per scegliere una scrittura frammentata, asciutta, quasi nervosa, che restituisce con grande autenticità il senso di alienazione del protagonista. Non c’è una trama guidata da colpi di scena o da una rigida concatenazione degli eventi: tutto procede attraverso episodi che finiscono per comporre un quadro estremamente variopinto dell’attualità e anche della solitudine contemporanea.

È proprio qui che emerge con forza la formazione sociologica dell’autore. Iaquinta osserva i comportamenti, i silenzi, le dinamiche urbane e le relazioni umane con uno sguardo lucido, quasi clinico, ma mai freddo. L’agglomerato urbano non è soltanto uno sfondo: diventa un organismo che consuma lentamente chi la attraversa. Nei dettagli della routine, nelle tensioni invisibili tra le persone, nelle contraddizioni sociali che affiorano pagina dopo pagina, si percepisce chiaramente il lavoro di analisi di chi conosce profondamente le fragilità dell’individuo immerso nel contesto sociale.

La struttura simil-diaristica rende il racconto ancora più immersivo, ci si mette a nudo senza filtri e il lettore finisce per condividere quel senso di smarrimento costante, quasi insolito visto la voglia ormai disarmante di apparire piuttosto che di essere (o di vivere). Non ci sono concessioni alla retorica né facili spiragli di consolazione: Iaquinta sceglie la strada più difficile, quella della verità emotiva.

Forse anche per questo Il Buio Sentiero avrebbe meritato un percorso più attento e coraggioso, capace di farlo arrivare al pubblico che apprezza certa narrativa contemporanea intensa e non omologata. È uno di quei romanzi che, se sostenuti nel modo giusto, riescono a costruirsi nel tempo uno spazio importante nella memoria dei lettori: per quanti vorranno, prossimamente, ci sarà una presentazione a San Demetrio Corone.