giovedì , 17 aprile 2014

I guai i ra pignata. Bisignano dal buco della serratura

«Giuro che quest’anno gli rompo il culo, di sicuro, a quel gran ciccione.» Una determinazione ferrea e ben strana sul faccino paffutello di un poppante dell’asilo: cinque anni contati. Babbo Natale è avvisato, non può sgarrare. Il paparino fiero: tuttu u patru, benirica! Il marmocchio s’aspetta, da tre mesi almeno, un bel paio di pistole fiammanti e la sua ostinazione non ammette discussioni, nemmeno fosse un cowboy provetto, il figlio naturale di Ignazio La Russa, o… Che non sia figlio suo? Che la mogliettina si sia data da fare col ministro? Santa Misericordia e come sarebbe stato possibile? Certo, ne avesse avuta la possibilità, la mogliettina si sarebbe data da fare, eccome! Le pistole, due colt da non sembrare neanche finte, ed un cinturone di cuoio stanno già bell’impacchettati, lontano dagli occhi e da ogni tentazione della piccola peste. Non tanto per non rovinargli la sorpresa, quanto per averlo in pugno fino ad un attimo prima che il regalo gli finisca nelle mani: «Stai buono! …Sta’ zitto! …Fuori dai piedi! … Se no Babbo Natale niente pistole!»

«Eppure lo sa che si mangia alle otto in punto, no?» Il paparino è furente. Ogni sera la stessa storia. Ogni sira na novità! Quasi glielo faccia apposta la figlia di… Tutta sua madre. Quindi, rivolto di nuovo alla mogliettina, all’altro capo del tavolo da sei, ad urlarle: «cos’altro vuole?» La mogliettina scrolla la messa in piega fresca di giornata e non prova nemmeno a replicare, mentre il fiume in piena del coniuge si scaglia collericamente in una tirata sull’educazione impartita dalla madre alla figlia per poi arginarsi nel consueto abbaiare sulla stupidità della medesima figlia, quasi fosse figlia solo i ra mugliera e di lei sola, e quel misero spermatozoo, nell’immanenza del concepimento della creatura, egli non lo abbia neppure messo in gioco. La dolce metà a preoccuparsi delle ultime parole, le più amare da digerire, sebbene inconfutabili per il tono tranquillo con cui il marito le spiattella: «lo stipendio se n’é già andato, e a gennaio tu lo sai…! Tasse, canone, marche da bollo, bolli e bollette, gli aumenti possibili, quelli preventivati e quelli ingiustificati… E grazie a Diu ca c’è Berlusconi!»

La figlia, quindici anni appena, a spendere e spandere come un’ossessa con la complicità della madre. …Chissà quanti paia di scarpe, chissà quanti vestiti e quante fricularije touch-screen e non?! Armadi su armadi, Cristo Santo! Come se i soldi spuntino sugli alberi o egli stesso si metta a fotocopiarli nella copisteria sotto casa! Come ricompensa a sbattergli in faccia un collaudato catalogo di smancerie. …E quel “papi” del cazzo, poi, che sta a significare? Papi di qui e papi di là, nel rivolgergli, quanto più le conviene, la parola. E baci e abbracci. Tutta la puttana di sua madre! La mammina, la dolce metà che gli sussurrava, un tempo, mentre se lo stringeva a sé: …tenímmoce accussí: ánema e core… /
nun ce lassammo cchiù, manco pe’ n’ora… Prima da fidanzati e poi da sposati, ogni ricorrenza, ogni anniversario, ogni festa sempre regali, regali su regali… e mai una volta a dire stavolta fattelo tu un bel regalo! A me non ci pensare. …E la figlia? Tutta a mamma, beniricari!

Il fatto che la creatura porti il nome Noemi non è da interpretare come un segno del destino. Dall’estate scorsa però, la santarellina, per dare una decisa sterzata al destino, ha cocciutamente iniziato a farsi chiamare Ruby per marcare la propria forza di volontà nel perseguire il solo e unico obiettivo nella vita: finire al più presto in tivù, con qualsiasi mezzo, e restarsene lì bell’incorniciata per il tempo necessario che la si riconosca per strada, incontrovertibilmente, come una vera vip del piccolo schermo. Un giorno o l’altro, chissà cosa gli avrebbe combinato, la santerellina! …A mugliera deve starsene ben attenta e darsi pure lei una regolata! Con tutte i fricularije touch-screen e non in camera sua, da scommetterci un occhio della testa, che se la sarebbe ritrovata presto o tardi sconciamente cum’avìa fatta a mamma su facebook, you tube e chissà dove cazzo ancora! …E pu’ chisà chini avrebbe potuto stanare in una chat i chiri? …E gli amici al bar che gli avrebbero detto? Niente gli avrebbero detto. A ridersela alle sue spalle, senza nemmeno alludere alla cosa, …e pu’ a sira avanti u computer… Madonna Santa, solo a pensarci l’aggrizzavani i carni! Un’affilata fitta al colon ad intimargli di non dar retta a tutti i pensieri a fiorirgli in zucca. Solo il buon proposito di prendere saldamente in mano le redini dell’educazione della figlia, giova a distrarlo per un momento, mentre un altro rovello gli s’incunea pervicacemente nel cervello: …e cumu fazzu?

Il figlio, intanto, se ne sta accucciato come un cagnolino bastonato a rimestare nella scodella, senza allungare una cucchiaiata che sia una alla bocca. Un’occhiata torva e il bambino sposta lesto la mano dalla Coca Cola, mentre il paparino in cuor suo accarezza la sensazione netta che sia proprio figlio suo e che Ignazio La Russa non c’entri una beata cippa! Puntuale l’interrogativo: «…e picchì ‘un mangi?» Il marmocchio confusamente riferisce che la sorellina-santerellina gli ha fatto a capa gacqua con la storia di Babbo Natale che non sarebbe arrivato né la vigilia né il giorno di Natale ed addio pistole! …Che il ciccione abbia paura dello sciopero degli studenti o che si sia messo d’accordo con quella befana della Gelmini per punire gli studenti in blocco? E chissà cos’altro ancora ci sarebbe potuti aspettare da quel gran filibustiere d’un Babbo Natale? Quindi, più per confortare se stesso che chiedere conferma al genitore, con le lacrime agli occhi aggiunse: «…ma io che c’entro? Io vado ancora all’asilo, io!» Poi risucchiando il groppo in gola: «se il ciccione mi porta le pistole l’allisciu ghiu u pilu a quei rott’in culu di studenti!» Il paparino ride di cuore. È fiero di quell’aria di destra che si respira fra le mura di casa, ed orgoglioso dell’influenza di tutte le manie che osserva giorno dopo giorno replicarsi nei rampolli. Nell’alzarsi dal letto, mai che poggi per terra per prima il piede sinistro. Nell’aprire porte e finestre, tenacemente a spalancare sul mondo solo la parte destra. E con quanto giudizio evita di girare a sinistra o si applica nel digitare lemme lemme sempre e solo con la destra! L’importante è limitare l’uso della sinistra allo stretto necessario, salvo usarla giudiziosamente e con cura, dopo anni di pratica, per nettarsi dopo aver espletato la più naturale delle funzioni fisiologiche. Non fare con la sinistra ciò che puoi fare con la destra, ripete sempre. Il fatto, poi, che Babbo Natale vesta di rosso ad infastidirlo a tal punto che, ogni anno, immancabilmente, le tenta tutte per boicottare il gran ciccione, avanzando la proposta che i regali li porti solo la Befana, ma il resto della famiglia a non dargliela mai vinta.

Il figlio non vuole saperne di mangiare. Zuppe e minestroni non gli piacciono. «…Ma papà, lo sanno tutti che con la Zuppa Del Casale ci vanno i crostini del Mulino Bianco! E poi, papà, l’acqua Uliveto non la compra più nessuno. Pure l’uccellino di Del Piero ha cambiato marca.» Il paparino si sganascia: un figlio così intelligente non può che essere figlio suo! …E l’ovulo della mogliettina? Evidentemente il suo spermatozoo si è approfittato del nido cumu u cuccu, e solo i suoi geni ed il suo genio sono passati al figlio. Una questione di caratteri dominanti e recessivi piuttosto che una questione di carattere punto e basta: è figlio suo ed è tutto suo padre for’affascinu! Non può essere altrimenti. Con una certa baldanza, così innaturale in un fisico così rotondo, si alza da tavola. Il marmocchio non può campare ingurgitando solo ed unicamente Coca Cola e snack della Kinder! Approfittando dell’assenza della moglie, che consola la figlia nella propria cameretta e grato per l’assenza, onde evitare di accampare qualsivoglia scusa, si mette ad armeggiare nel freezer. «Che vuoi biell’i papà? Le panatine Rovagnati o i sofficini Findus

L’urlo della moglie a congelarlo. «…Ma chi sta faciennu? …Ca a cucina è gia pulizzata! Resta sulamenti i gazari a tavula e mintiri i piatti ‘ntra a lavastoviglia.» Cristo Santo, chi mugliera! Solo buona a mortificarlo e a tarpargli qualsiasi spirito d’iniziativa! …Ma da quand’è che non gli cucina nu piattu i maccarruni o na lagana e ciciri? «…A pignata?» «E chi r’è?» Accussì arrispunnìa a signura alla lecita richiesta i na piagnatella ogni tanto. Non fosse stata ppi r’a bonanima, paci all’anima sua!, …che prima, a pranzo, ogni domenica adduvi a mamma sua, ringraziann’a Diu!

Meglio tagliar corto. Ne ha fin sopra i capelli, il paparino. «…E figliata mo’ cchi vo’?» Alla dolce metà non dispiace quel chiedere  tanto svagato quanto frettoloso e con una voce da usignolo cinguettando annuncia: «un interventino di rinoplastica.» Per poi cercare di argomentare: «è convinta che, per sfondare, il suo faccino ha bisogno di quel qualcosa in più che solo il naso di Belen Rodriguez può regalarle. …Non vorrai che tua figlia rimanga fuori dall’agenzia di Lele Mora

«…Ma ti senti come parli? Tu sei pazza. Non sai quello che dici.» Il maritino è furibondo. Vorrebbe prenderla a schiaffi. «Una bambina di quindici anni, in pieno sviluppo, un intervento di rinoplastica? Sei una pazza a dar retta ad una scimunita cum’a figliata! …Ma, dico io, ma si può?» E nel reiterare il “…ma si puo’?”, cambiando tono ed intensità della voce, a non capirsi se interpelli se stesso, sua moglie, Babbo Natale o il marmocchio, che ancora non ha toccato nulla nel piatto ormai freddo, ma si è scolato un bel bicchierozzo di Coca Cola e sembra fregarsene di quell’ordinaria disputa, catturato dalle immagini sfavillanti di un Toshiba 55”.

 …Da non valer la pena nemmeno starla ad ascoltare! Cosa non ha e non hanno fatto negli ultimi due anni? Sempre in giro per l’Italia come zingari. Roma, Napoli, Cologno Monzese, non c’é studio televisivo che non abbiano visitato, non una piazza con troupe televisiva a cui abbiano rinunciato, non una disgrazia che abbiano scartato. L’Aquila, Napoli, Avetrana, Brembate, tutto per un’inquadratura da raccattare per la pulzella e sua madre. Domenica prossima sarebbero tornati ad Avetrana, per via della Barbara D’Urso che si sarebbe collegata con Buona Domenica e accussì… Che la D’Urso con tutto quel popò di seno che si ritrova li fa puru sangu, ma non avrebbe voluto ritrovarsi un‘altra volta per tutto un intero pomeriggio in uno studio televisivo fianco a fianco a PlatinetteKledi o Marco Carta… che… beh, lassamici fricari! …E per cosa poi? Il fatto è che non conta un cazzo! Non ha ancora ricevuto nemmeno un’agendina per il nuovo anno, solo un misero calandarietto della ex Cassa Rurale! Il suo peso sociale è irrilevante. Gli ci vorrebbe un salto di qualità. Tutto quel peregrinare e mai che si sia imbattuto in Daniela Santanchè ad esempio, che invece occupa, quasi per risarcirlo del suo sottrarsi nella vita reale, i sogni agitati delle sue notti. …Cristo Santo, una dominatrice per certo! Il pensiero della Santanchè in tenuta sado-maso a distoglierlo per un attimo dalla contingenza di un quotidiano con cui fare i conti. Poi, con gli occhi a sprizzare una luce cattiva, si sorprende a dire: «Fate come vi pare. Io non vado da nessuna parte.» Le proteste della dolce metà a lasciarlo indifferente: «… ma scusa caro! Ma come facciamo per tutti gli impegni in agenda?» E ghillu: «Agenda? …Ma di che cazzo d’agenda parri?» A mugliera a disperarsi e ghillu ad ignorarla bellamente. …Solo se incontrasse qualche persona che conti, maledizione! Denis Verdini, Marcello Dell’Utri, lo stesso Silvio Berlusconi o il suo cuoco. Che, fra l’altro, puru ghillu avrebbe avuto tantu piaciri a parteciparci, ancuna sira, a nu bunga-bunga i chiri! Cristo Santo, tutta na questione i culu o si vuliti i furtuna! Ca ghillu, forse, gh’è menu spiertu i Maurizio Gasparri?

A questo punto l’entrata in scena delle urla sguaiate della figlia, una rodata sequela di campane a morto, con tutto un carico inflazionato di lacrime, rabbia e parole smozzicate sarebbe stata inevitabile. Nessun colpo di scena: il canovaccio a ripetersi immutabile da un paio d’anni a questa parte. Tutte le discussioni in casa a riguardarla e l’oggetto delle discussioni, immancabilmente, a palesarsi con una scenata sempre uguale a se stessa. Il padre a guardarla senza riconoscere più nella ragazzina lì davanti il frugoletto che stringeva fra le braccia solo qualche anno prima. La madre a cercare di zittirla in qualche modo: «sta zitta, figlia mia! Zitta! Zitta! » Quindi rivolgendo una occhiataccia sprezzante al coniuge: «zitta! Zitta, che tuo padre… » Il maritino, studiandosi con occhio attento il bel figurino di Alessia Marcuzzi in televisione, a rimuginare fra sé e sé: …tuo padre un cazzo! E la consorte: «…ma scusa caro! Il numero di Platinette. Non m’avevi detto che te l’aveva dato il numero? Non è che te lo sei perso?» La figlia a zittirsi. Il figlio a distogliere lo sguardo dallo schermo. La moglie che pende dalle sue labbra. Egli tace.

Nella mente del paparino i pensieri ad inanellarsi l’uno all’altro, un flash dietro l’altro. Certo, sarebbe potuto andargli peggio! Ritrovarsi con una figlia secchiona e magari col grillo in testa di seguire la marmaglia degli studenti in sciopero, senza farsi scrupolo nel mettere a ferro fuoco strade, viali e piazze. Per fortuna la figlia di questi grilli in testa nemmeno per ischerzo, tanto che, probabilmente, l’unico libro che ha letto per intero in vita sua rimane il sussidiario di terza elementare. Incalzante un interrogativo a depistarlo ancora: …ma li usano ancora i sussidiari alle elementari? Con un’aria più truce che interrogativa mamma e figlia a scrutarlo. Il paparino a domandarsi con ingenuità perché le due continuino a fissarlo. …Ma cchi cazzu vuolini?…Cchi po’ fari u povaru? …Il numero di Platinette? E picchì? Per Amici di Maria De Filippi? …Ma se la figlia non ha nessun talento ed è stonata come un cane! Certo, non è proprio il caso che io la spiattelli papale papale come la penso. Non è proprio il caso. E che dire, allora? Deve trovare pur qualcosa da dire. Certo non può dire che il numero di Platinette l’ha strappato per poi subito pentirsene, eppure una soluzione ci deve pur essere. La figlia, il volto rigato dalle lacrime, lo guarda. Il figlio, ormai disinteressato alla questione, fissa lo schermo: cchi ssi nni fricari u quatrariellu? U quatrariellu vo’ suli rua pistoli ppi Natali! La moglie cerca di incenerirlo con uno sguardo di brace. Ed egli, come un ippopotamo nella fanghiglia, cerca di svicolare limitando gli schizzi: «Possibile che nemmeno a Natale si possa stare in pace in questa casa? Se Dio vuole, ci facciamo il Natale e Capadonno e pu’ si ni parra.» E rivolgendosi  tutto contento alla figlia: «…Ca papà, ppi Capuddannu, ha già prenotato cincu chila i botti: ca st’anni armeno ppi vintiquattr’ura… » La figlia a lanciarglisi contro a pugni chiusi. La mogliettina ad immobilizzarla, ma lei peggio di una furia. Il figlio a strattonarlo da dietro per la giacca: «le cartucce, papà! Le cartucce delle pistole. …Ché, sparo pure io, papà!» Cristo Santo! …E cchi cazzo! ….Crisci figli e crisci puorci! …Basta! …Basta! Il paparino tutto rosso in faccia dà seguito come può a tutto il suo repertorio. La sua sottile cattiveria, però, tracima e sbaglia bersaglio: «e tu finiscila cu ssi cazzi i pistoli, si no vaju a ri pijari e ri fazzi regli regli!» Il bambino ammutolisce.  S’allontana e piange in silenzio, raggomitolato su una poltrona ben distante. Il padre implacabile: «…ma possibile ca nu quatrariellu spiertu cum’a tia crira ancora a Babbo Natale? Ca s’un c’era patritta atri ca cartucce, pistole e bombe a manu!»

La furia della figlia, intanto, s’è dissolta in una vampata. Immobile, il volto sfatto, i capelli d’un biondo tenue e tutti scompigliati, a restarsene lì davanti con sfida. Le sue parole a ferirlo più di quei pugni dati senza nessuna forza: «…Ed io me ne vado col primo rumeno che incontro per strada! Puoi giurarci.» …Cristo Santo! Un rumeno? Ma se di rumeni il paese è pieno, rimugina fra sé. Da quando si son fatti a casa a ru Campu Sportivo, pu’, i rua vasci e tri cammiri a ru paisu li hanno affittati. A dei rumeni per l’appunto. In nero. E quei soldi, o di riffa o raffa, finiscono sempre per andarsene dietro i chiuriti i culu i mamma e figlia! …E la figlia che fa? Gli dice che vuole andarsene col primo rumeno che incontra per strada, …ma portaci pure a mammata! Quasi gli avesse letto i pensieri in testa la moglie lo raggela con un’altra occhiata delle sue, e per rassicurare la figlia le promette solennemente che il padre non avrà nulla in contrario per l’intervento. Il padre non sa che pesci pigliare. Si sente in gabbia. In televisione il Grande Fratello sgrana il rosario delle nomination. Non se ne è persa una puntata di quel reality. La figlia in quel programma sarebbe perfettamente a proprio agio. Il fatto è che ci vogliono gli agganci giusti, prova a giustificarsi fra sé e sé. Senza raccomandazione in Italia non fai un cazzo!

La porta sbatte ed è già fuori casa. Deve berci sopra qualcosa di forte. …Certo conoscesse Emilio Fede, Alfonso Signorini o Mariano Apicella!

È tardi. L’aria è gelida e il fesso è uscito solo con la giacca. Forse nevicherà. No, il bar no. A quell’ora e di lunedì la sua presenza potrebbe destar sospetti. Gli amici sanno essere davvero fetenti quando vogliono. Si rintana in macchina, quella della moglie, che rimane quasi sempre fuori dal garage. Accende la radio. Le note di “Anema e core” si srotolano dolcemente nell’abitacolo della macchina. Chiude gli occhi. Pensa a quand’era bambino. Pensa ai suoi Natali passati. A ri mpigliulati, a ri vissinielli, alla letterina sotto il piatto, al presepe… ai regali. …Ma perché se l’è presa cu ru guagliunu? …E perché un marmocchio di cinque anni contati non può credere ancora a Babbo Natale se c’è tutto un popolo che crede, spera, e tifa per (Na)Babbo Natale? E perché un bambino no? Certo il popolo lo invoca, lo brama, lo chiama Silvio, ma cosa c’è di diverso rispetto al sentimento d’un bambino di cinque anni contati per il vero Babbo Natale? …Non che l’altro sia  proprio finto fino a ra punta i ri capilli! E che va cercando tutta la gente che pare non abbia null’altro da fare che protestare? …Ché di tanti comunisti in Italia nemmeno quando c’era a bonanima i Berlinguer! La gente di Terzigno, gli operai di Pomigliano, i pastori sardi, gli alluvionati, i terremotati, gli extracomunitari appesi sulle gru… a povira genti e ra genti i merda… E con tutta la violenza impunemente nelle strade e nelle piazze chi si vo’ fari? A pensarci bene, ghillu, da studente, non c’è l’ha avuta per nulla la possibilità di partecipare al “Grande Fratello”, ad “Amici” o a “Chi vuole esser milionario?” o…, che non fosse stato per la discesa in campo di tutta Fininvest e Babbo Natale Berlusconi nemmeno delle opportunità del genere ci sarebbero state ppi r’a giuvinturna a spasso! …Ma perché rimuginare ancora? Ghillu non è certo uno di quei scribacchini che non ha tempo da perdere e che il web raccata qui e là con tutti gli errori, gli orrori, i refusi, le deviazioni e le deiezioni del loro scrivere del cazzo!

Forse per la dolcezza malinconica della canzone, forse per la stanchezza, a questo punto il paparino piomba in uno strano stato di dormiveglia. In lontananza uno scalpitio, uno scampanellio, una aroma friabile. La neve. Il dolce tepore di legna che arde. In bocca il sapore di quei torroncini alla mandorla della pasticceria Longo. U quatrariellu, come ha visto fare in tivù, prende il panettone e lo mette al centro del focolare e dice: «Papà Natale, buttati!» La portiera che si apre, mentre l’aria gelida riempie l’abitacolo e addio tepore del focolare! Una figura tutta borchiata e tatuata, in perfetta tenuta sado-maso, si siede con un tonfo nel sedile accanto. «Madonna Santa, …la Santanchè?!» La radio a sussurar: …pure te chiamme e nun rispunne/ pe’ fa’ dispietto a mme’…/ tenimmoce accussi’, anema e core / nun ce lassammo cchiu’ manco pe’ n’ora… La beatitudine ecco cos’è, pensa. …Che sia già Natale e Babbo Natale si sia ricordato di lui? Una sensazione fulminea, pronta a scricchiolare sotto l’incalzar d’un odore intenso e nauseante, come di… come di alcool denaturato, cibo andato a male, vomito. Nettamente vomito. ….Cristo Santo! E cchi r’è? Il paparino scatta di soprassalto come una molla anchilosata, dimentico d’essere in macchina. Una testata che vale a svegliarlo completamente. Bestemmia. Più per quello che vede nel sedile accanto che per la botta. Un ubriaco che ronfa felice. Un rumeno lungo e grosso, in manichi i cammisa, col collo taurino, tutto tatuato e borchiato, la copia esatta di Fabrizio Corona avresti detto. Il puzzo intanto a schiantargli le cervella. …E cchi cci fa’ su mazzacanu ntr’a machina i ra mugliera? Il paparino guizza fuori dall’auto, mentre un retro-pensiero acquista d’impatto la dimensione d’un dire chiaro e tondo: «Babbu Nata’, u sa’ cchi ti ricu? …Ma vafanculu, va’…! »

 Rosario Lombardo

     Questo articolo è stato scritto da: Rosario Lombardo