Vergine madre, figlia del tuo figlio

paradiso_g-242x300 Vergine madre, figlia del tuo figlio

Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra ‘ mortali,
se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz’ ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate
.”

(Dante, Paradiso, XXXIII, vv. 1-21)

Nel giorno dell’Immacolata Concezione, non è forse fuori luogo ricordare la famosa preghiera alla Vergine che apre l’ultimo canto del Paradiso di Dante Alighieri. La preghiera, che è anche uno degli esempi più alti della nostra poesia, è pronunciata da San Bernardo di Chiaravalle, a cui Beatrice ha affidato Dante affinché lo guidi, nell’Empireo, alla visione di Dio. Bernardo di Clairvaux (1091-1153) fu un grande mistico, devoto al culto mariano, ma anche importante punto di riferimento per i cristiani del suo tempo.

La preghiera si divide in due parti: la lode a Maria (vv. 1-21, che qui riportiamo) e la supplica a favore del poeta (vv. 22-39). Le prime tre terzine del canto trattano, con mirabile sintesi, la funzione terrena della Vergine nella storia della redenzione umana. Pio si passa a ciò che in Maria è eterno, definendone il ruolo celeste (meridiana face/ di caritate) e terreno (di speranza fontana vivace). Infine la Vergine è lodata come fonte di grazia e intermediaria principale tra gli uomini e Dio. I versi che concludono l’elogio elencano le virtù di Maria: la misericordia e la pietate verso l’umanità cui ella appartiene e la magnificenza nel suo operare.

1-3: la prima terzina è una sintesi degli attributi che esprimono l’eccezionalità di Maria: aspetti umanamente paradossali, che ne rivelano la misteriosa grandezza.  Maria è “vergine e madre” in virtù del mistero del concepimento di Cristo tramite lo Spirito Santo; Maria è “figlia del suo figlio” con riferimento alla Trinità: ella è figlia di Dio, come tutti gli uomini, ma Dio è uno e trino, quindi Cristo è anche Dio e perciò, al contempo, padre e figlio di Maria. Maria è definita poi attraverso l’ossimoro “umile e alta”: ella è la più umile delle creature (l’umiltà è uno degli attributi più comuni della Vergine nel culto cristiano, proprio in virtù della sua sincera disponibilità alla chiamata di Dio: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me ciò che hai detto”, risponde Maria all’Arcangelo Gabriele (Luca, 1, 26-37); ma è anche la creatura più nobile, essendo la madre di Cristo. Inoltre, Dio, metaforicamente indicato come l’etterno consiglio che governa il mondo, aveva già deciso ab eterno, da sempre, di scegliere Maria quale madre di suo figlio.

4-6: La seconda terzina evidenzia come Dio, creatore del mondo, accettò di assumere la natura umana per amore dell’umanità: Dio creatore (fattore) è diventato, per amore, sua stessa creatura.

7-9: tramite Maria è stata possibile la riconciliazione fra Dio e l’umanità, perché il sacrificio di Gesù ha cancellato nell’uomo il peccato originale, permettendogli di salire al cielo, nella candida rosa (questo fiore), che è appunto come un fiore germogliato dal calore del rinnovato amore fra Dio e l’umanità.

10-12: la grandezza di Maria viene ancora espressa attraverso due opposti aspetti: il calore della carità (meridiana face) e la freschezza (fontana vivace) della speranza dei mortali. La Vergine è il simbolo vivente dell’amore divino, che per i beati è ardore e appagamento beatificante e per i vivi è speranza vitale di salvezza eterna.

13-15: qui Maria è invocata con il termine “Donna” dal latino “Domina”, ossia “signora”. C’è un evidente riferimento alla letteratura cortese: il Paradiso è una “corte” di cui la Vergine è la regina. Poi l’autore ribadisce, attraverso la metafora delle ali e del volo, una tesi dottrinale risalente proprio a San Bernardo: l’intercessione universale di Maria è indispensabile perché le preghiere siano accolte: come è impossibile volare senza le ali, così è impossibile che chi desidera una grazia da Dio venga ascoltato se non ricorre all’intercessione di Maria.

16-18: la bontà di Maria è tale che previene i desideri e li esaudisce prima che siano espressi, segno di autentica liberalità.

19-21: la conclusione della prima parte elenca le virtù di Maria: misericordia e pietate verso l’umanità e magnificenza nell’operare.

Dm Web di De Marco Fabrizio

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