Riforma dei consorzi di Bonifica: cambia la forma ma non la sostanza.

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Comunicato stampa — Riforma dei consorzi di Bonifica: cambia la forma ma non la sostanza.

Come Comitato civico che si batte per la modifica della L.R. n. 11/2003, da anni attendiamo una riforma dei Consorzi di Bonifica calabresi che ponga fine non solo alle loro annose criticità gestionali ed economiche-finanziarie ma anche all’ingiusta imposizione di tributi.

L’attuale proposta di riforma che il Presidente Occhiuto vuole portare a casa velocemente con il voto del 3 agosto, ponendo la questione di fiducia, ha un preciso scopo: non perdere le risorse del PNRR destinate agli enti consortili a causa della fallimentare situazione in cui versano.

Una riforma di buon senso non può limitarsi solo a questo. Per anni la Regione Calabria, con l’art.23, L.R. n.11/2003, ha consentito che migliaia di calabresi venissero tassati ingiustamente dai Consorzi di Bonifica e usati come bancomat per tenere in vita enti fallimentari.

Per correggere i criteri impositivi furono presentate proposte di legge di iniziativa popolare da parte dei Comuni e di oltre 8000 calabresi ma dovette pronunciarsi la Corte Costituzionale con sentenza n.188/2018 per accertare definitivamente i profili di illegittimità costituzionale dell’art. 23, L.R. n. 11/2003, sulla cui base i cittadini sono stati vessati con cartelle di pagamento e fermi amministrativi.

Altra nota dolente è rappresentata dagli attuali piani di classifica, gli strumenti per individuare e quantificare i benefici ai fini di un corretto esercizio del potere impositivo. La redazione degli attuali piani è avvenuta nel 2014 in base al vecchio e incostituzionale testo della legge regionale n. 11 del 2003. In molte parti risultano un copia e incolla di piani di classifica di altre regioni.

Andrebbero riscritti con urgenza, escludendo dalla contribuenza i terreni che non ricevono beneficio da opere o attività di bonifica. Potrebbero rimanere in vigore per anni se non verrà modificato il comma 14 dell’art. 10 del testo di riforma, al fine di rendere chiara e certa la tempistica che il futuro Consorzio unico dovrà rispettare per redigere il nuovo Piano di classifica.

Inoltre i cittadini che hanno resistito o resistono ai tributi ingiusti con ricorsi davanti alle Commissioni tributarie potrebbero essere puniti dalla previsione contenuta nel comma 15 dell’art. 10, in base al quale chi non risulterà in regola con il pagamento dei tributi consortili sarà escluso dalla concessione di contributi concessi dalla Regione Calabria a valere su tutte le risorse finanziarie dell’Unione europea, dello Stato e della Regione destinate alla politica agricola.

Più che correggere l’attuale l’imposizione tributaria consortile con la nuova riforma l’impressione è che si voglia contrastare la presentazione e l’accoglimento di ricorsi relativi a tributi ingiusti da parte dei consorziati. L’attuale Giunta regionale dovrebbe inoltre spiegare come verranno reperite le risorse per pagare i debiti degli attuali consorzi, considerato che ancora non si riesce ad estinguere quelli dei consorzi posti in liquidazione come il vecchio Sibari-Crati.

Avremmo preferito un confronto con la Regione non solo sul testo della riforma ma anche su diverse altre questioni del sistema dei consorzi calabresi, così come chiesto dal 2017. Ma è evidente che la volontà politica è quella di continuare a usare il cittadini come bancomat per tenere in piedi un sistema che si vuole riformare nella forma ma non nella sostanza.