Quando un film racconta una crudele verità

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Ieri sera molti spettatori hanno seguito il film con Diego Abatantuono. L’Assalto, così s’intitolava lo sceneggiato andato in onda in prima serata su Rai uno, nel quale si è raccontata attraverso una serie di fotogrammi molto originali la storia legata al malaffare riguardante gli appalti gestiti dalla ‘ndrangheta nei cantieri edili del nord dell’Italia. Si potrebbe asserire che in fin dei conti si trattava soltanto di un film, ma purtroppo la narrativa ha posto sullo schermo una crudele realtà molto simile a ciò che tutti i giorni alcuni imprenditori sono costretti a vivere essendo vittime del raggiro cagionato dalla delinquenza organizzata ai danni di onesti lavoratori che spesso inconsapevolmente si trovano a essere impantanati nella cancrena di un potere occulto. Alla fine del film trionfa l’imprenditore che trova il coraggio di denunciare i suoi strozzini. Purtroppo nella realtà non sempre le cose vanno nella stessa maniera e spesso l’impresario diventa vittima pagando anche con la propria vita. Per fortuna c’è sempre chi trova il coraggio di dire basta ai suoi aguzzini e ricominciare daccapo. Il film riesce benissimo nella diffusione del suo messaggio. Soltanto nel momento in cui tutti i protagonisti (imprenditori, operai, figli, amici) decidono di fare squadra fra loro riescono a prevaricare sul loro persecutore facendolo arrestare insieme a tutta l’organizzazione criminosa. L’unione fra gli individui che diventa dunque pietra d’angolo per sconfiggere il male. Sul contenuto del film bisognerebbe riflettere per non cadere mai nella rete di tali sistemi delinquenziali anche quando ciò non è sufficiente.

03/02/2014 – Alberto De Luca

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