Piattaforma sì, piattaforma no, ecco come scegliere!

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In questi giorni i Bisignanesi fremono per la notizia concernente la realizzazione sul territorio comunale di una piattaforma tecnologica per il riciclaggio dei rifiuti. Solamente a sentirla nominare viene da preoccuparsi, immaginiamoci allora quali scenari apocalittici possano svilupparsi nella mente di ognuno di noi.

Non si tratta di una preoccupazione ingiustificata, a fronte anche di una convenzione sottoscritta fra la Regione Calabria e il nostro Primo Cittadino, con la quale si dà il consenso di procedere alla costruzione della stessa.

Il piano regionale prevede il recupero della differenziata e una discarica di servizio per ovviare al riciclaggio e al successivo smaltimento di 180 mila tonnellate di spazzatura, in palio vi sono ben 15 milioni di euro da investire fra fondi europei e POR rimodulati.

Per tali esigenze la nostra Regione ha ritenuto di prediligere Bisignano quale sito per la costruzione dell’impianto, riconoscendo tutte le caratteristiche strategiche e geografiche del territorio, anche da un punto di vita logistico e soprattutto per facilitare il conferimento dei rifiuti dell’hinterland cosentino.

Fin qui nulla da eccepire, se non per le contraddizioni fin troppo evidenti che scaturiscono dal confronto diretto fra quanto sottoscritto nelle carte e quello che invece realmente risulta sul territorio, a partire dal luogo individuato per la messa in opera della mastodontica struttura.

C’è da evidenziare, infatti, che il suolo sul quale dovrebbe sorgere “l’ecomostro” si trova collocato nelle vicinanze di quartieri abitati (un impianto simile sorge a Cipro ed è situato a cinquanta chilometri dal primo quartiere popolato, in una prateria desolata).

La zona preposta nel comune di Bisignano è anche attigua a una struttura di depurazione, in un territorio adiacente, in cui è praticata una non trascurabile attività agricola e dove visti gli ultimi allarmi idrogeologici non si potrebbe edificare nemmeno un gazebo senza un attento studio delle condizioni del terreno ospitante. Inoltre, gli appezzamenti di terreno in questione sono attualmente concessi per esercitazioni militari.

In un contesto in cui la raccolta dei rifiuti porta a porta non ha raggiunto le percentuali annue previste dai protocolli in materia di differenziata (vedi il caso di Bisignano e di altri comuni vicini) il progetto della Regione Calabria non mirerebbe alla valorizzazione dei rifiuti riciclabili, come richiesto dall’Europa, ma punterebbe ancora una volta a un conferimento in discarica, favorendo purtroppo il malaffare di chi è pronto a gestire l’impianto, il trasporto dei rifiuti e quant’altro.

Dire no alla piattaforma, a prescindere dal resto della discussione, sarebbe la cosa migliore da fare, soprattutto dinanzi alle numerose incognite che la materia presenta e in un momento di scarsa obiettività relativa alla crisi di bilancio che attanaglia il nostro comune.

Il Sindaco di Bisignano è stato precipitoso nell’accogliere un impianto di tale portata solo perché la Regione gli accreditava in bilancio novecento mila euro da utilizzare per appianare i debiti dell’erario comunale.

Con queste prerogative, bisogna restare lucidi, prendere una posizione chiara e soprattutto contraria alla realizzazione dell’ecomostro. La politica a fronte di decisioni scellerate non si accollerà mai nessuna responsabilità futura neanche su eventuali malfunzionamenti dell’apparato, anzi troverà sempre delle scappatoie per scaricare la colpa su altri e continuare a favorire i sistemi delinquenziali.

Senza tali strutture la Calabria sarà sempre più al collasso, come la città di Napoli sepolta dalla spazzatura, ma ciò non dovrà farci perdere il lume della ragione, accettando tout court i rifiuti indifferenziati di tutta la provincia.

A tal proposito, sarebbe il caso di potenziare la raccolta differenziata e portarla in tutti i comuni al massimo delle possibilità, realizzare piccoli impianti di selezionamento dei rifiuti, distribuiti sul territorio e impiantare stabilimenti di trasformazione degli stessi materiali riciclati. Il tutto corroborato con finanziamenti regionali, direttamente elargiti agli imprenditori, i quali come prima condizione dovrebbero presentare annualmente il loro certificato antimafia, naturalmente dopo previa verifica delle condizioni d’idoneità da parte degli organi competenti e non naturalmente corrotti.

30/11/2013 – Alberto De Luca

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