Le Commissioni Tributarie Provinciali Calabresi affermeranno l’ingiustizia. Il Tributo di Bonifica è giusto soltanto a fronte di un reale beneficio

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Il filo conduttore che collega un capo di mais, un committente aziendale e un imprenditore agricolo, basterebbe per farsi un’idea precisa sull’irragionevole distribuzione dei tributi consortili calabresi. Le regioni più adatte alla produzione di mais sono quelle dove in estate le piogge sono frequenti e regolari. In Italia solo le regioni nord-orientali hanno una pluviometria abbastanza favorevole che spesso rende l’irrigazione non necessaria; ma nel resto del paese il regime pluviometrico è di tipo mediterraneo (piogge estive scarse e irregolari o assenti) per cui il mais (come altre produzioni, che richiedono l’utilizzo di grossi quantitativi di acqua) qui fornisce produzioni che, senza l’au­silio dell’irrigazione, sono basse e aleatorie. Peraltro con l’irrigazione sotto ogni clima si può supplire alla deficienza delle piogge, purché l’acqua neces­saria sia disponibile a costi contenuti e non abbia utilizzazione su colture più redditizie. Contenere i costi dell’acqua d’irrigazione per i produttori agricoli è fondamentale soprattutto per quei Consorziati che ricevono annualmente le committenze di prodotti agrari (per esempio di mais o di foraggio) per conto di aziende zootecniche oppure ortaggi destinati alle società di trasformazione di prodotti agricoli. La questione desta particolare attenzione nel momento in cui si confrontano gli importi pagati dai suddetti Consorziati agli Enti preposti per l’erogazione dell’acqua d’irrigazione con quelli imposti alle zone “secche” dagli stessi Consorzi di Bonifica, dove non vi sono produzioni agricole estese, assoggettate a committenze specifiche, richiedenti il servizio d’irrigazione, e con terreni il cui reddito è soltanto quello domenicale. Il risultato che ne deriva è un divario fra chi paga poco o nulla (pur avendo un servizio e producendo un reddito) e coloro i quali, invece, non ricevendo alcun servizio e non ricavando alcun profitto sono costretti a pagare somme sproporzionate di denaro. Una cartella esattoriale emanata dal Consorzio Integrale dei Bacini Meridionali del Cosentino costa mediamente a un proprietario di terreni “asciutti” fra i 150 e i 2000 euro circa all’anno. Nelle zone a valle invece grazie all’intervento probabilmente dello “Spirito Santo” si pagano cartelle inferiori a tali importi con la differenza che mentre per innaffiare un campo aperto di mais, di melanzane e di peperoni vi è un grossissimo dispendio di risorse, acqua e energia, nei campi classificati asciutti ciò non avviene. In sostanza se i proprietari terrieri delle zone a monte non pagassero cospicui ingiusti tributi ai Consorzi, grazie anche a una legge regionale che lo permette, decisa a tavolino fra i politici e i burocrati dell’Ente (L. R. 11/2003), i consorziati dei territori a valle si ritroverebbero a dover pagare tributi certamente più ingenti ma a fronte di un’adeguata dichiarazione del profitto. Se a ciò si aggiunge che coloro i quali sostengono l’odierno sistema contributivo sono gli stessi che commissionano le coltivazioni ai Consorziati, gestiscono le aziende agricole, quelle zootecniche, siedono nei Consigli di amministrazione dei Consorzi di Bonifica calabresi e hanno un diretto contatto con la politica istituzionale locale, provinciale, regionale ed europea, il mistero riguardante il divario di trattamento contributivo fra le zone asciutte e quelle irrigue, è presto svelato. I consorziati delle zone a monte pagano un tributo ingiusto con il quale si va a finanziare direttamente dei carrozzoni mangiasoldi indebitati e indirettamente attività agricole facenti capo a imprenditori- consorziati che pur percependo un servizio,  un reddito dalla vendita dei prodotti agricoli e zootecnici, pagano un tributo inferiore a quanto realmente dovuto rispetto a chi non ha mai avuto un servizio. Per tale motivo, le Commissioni Tributarie Provinciali Calabresi potrebbero accelerare le pratiche dei ricorsi e riconoscere da subito l’ingiustizia e il ricatto morale procurato dai Consorzi di Bonifica a tutti quei proprietari terrieri responsabili solamente di ricadere nella nuova e sciagurata delimitazione consortile decisa purtroppo a tavolino. Sarebbe alquanto opportuno da parte dei tribunali calabresi contribuire insomma a ripristinare il diritto del pagamento del tributo sulla base del beneficio, calcolato attraverso l’approvazione dei piani di classifica annuali, quest’ultimi omessi completamente dai Consorzi di Bonifica calabresi, insieme anche alle pubblicazioni e alla trasparenza dei bilanci.

23/07/2013                                                                  Alberto De Luca