La fortuna è zoccola ma la politica non è da meno

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pecore

In un giorno che non so e in un luogo che non svelo, dopo l’alba e prima del tramonto, in un bar o qualsivoglia ritrovo di dubbia o limpida fama, si diedero convegno la Dea Bendata, un politico rinomato di tuo gradimento e a tua insindacabile scelta e, per caso se non per necessità, l’Angelo Custode di un povero diavolo mezzo avvinazzato se non mezzo addormentato, lì di passaggio e dal destino già (di)segnato. Ad orecchio estraneo e non, arduo riferire con esattezza ciò che essi dissero, ma forse la tua impudenza, mio esimio lettore occasionale, (non) riuscirà a scalfire o minare del tutto la fantasia indomita di un pusillanime scribacchino impegnato a raccontare ciò che egli non ha visto, forse ha solo origliato, probabilmente ha solo immaginato.

La dea bendata, da signora ben tornita e oca giuliva, tutta infervorata principiò: —ci vuole fortuna nella vita. Solo fortuna. Un incontro fortuito, per esempio. Nel posto giusto al momento giusto e … smack! eccoti lì ben allocato e posizionato, che ti bacio in fronte, sulle guance, che ti bacio dove più t’aggrada e ti piace, caro il mio genietto raccattaballe!— E cosi dicendo la Dea Fortuna schioccò le labbra e strizzò l’occhietto al suo interlocutore dirimpetto, che avvampò con discrezione, abituato così com’era, da politico provetto, a prendere sempre e per prima l’iniziativa. —Un treno preso al volo ma senza avercene l’intenzione, una vincita al gioco con gli ultimi spiccioli ‘ntra mariola della giacchetta o ‘ntra n’atra qualsivoglia sacchetta, un evento inaspettato, domani o oggi stesso, qui nei pressi, svoltato l’angolo e… salagadula magicabula bibbidi-bobbidi-bu! La vita, del resto, non fa altro che istigare, stupirti e istupidirti a forza di sorprese con e senza l’uovo, burle ed inestricabili ed inesplicabili combinazioni, caro il mio genietto! …Ma io, io…, a tal riguardo, non posso che essere irremovibile, …non posso farci niente se son fatta così!, io il mio colpo di fulmine non posso che riservarlo ai più audaci e scaltri. — Intanto, con ostentata leggiadria la signora si spogliava della benda che le ricopriva e custodiva lo sguardo fiero, mostrando con altezzosa baldanza il suo bel viso raggiante, con l’intenzione di tacitare, in un colpo solo, tutte le malelingue del mondo creato. …Che: — chi caspiterina l’ha detto che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo!

Il politico, quanto di tua scelta e a te gradito o sgradito non sta a me dirlo, con l’impazienza di chi non è abituato ad ascoltare e se è il caso fa orecchie da mercante, s’affrettò: —fortuna? …Ma che fortuna e fortuna del secchio! Certo c’è chi nasce n’cammisa e chini n’culunuri, ma se Tizio, Caio o Sempronio non sono nati sotto il cavolo o una buona stella, che accidentaccio ci si può fare? Io a parer mio, qui lo dico e qui lo nego, sono sempre più convinto che la fortuna, ognuno se la deve conquistare con le manine sue e tutto il sudore della propria fronte. …Che la volontà, la pignoleria e la perseveranza aiutano, eccome!, anche se, è pur vero, che non sono tutto. Nella vita degli uomini, di tutti gli uomini, è pur certo, però, che ci vuole quel qualcosa in più, qualcosa… Qualcuno che ti tolga le castagne dal fuoco, qualcuno che ti sollevi dagli impicci e dall’impaccio di risolvere ognuno da sé i propri guai, qualcuno che t’aiuti a (dis)illuderti nella presunzione di farcela da solo e t’illuda di contare qualcosa in più ‘i l’urtumu buttunu i ra vrachetta! Qualcuno, insomma, che impugni ben salde le redini del comando e cloppete cloppete clocchette… Qualcuno che s’immoli per tuo conto o, se non per il bene di tutta la società, almeno per il proprio tornaconto, e all’occorrenza sappia dosare scudiscio e carota, perché il gregge, benedettiddio!, va pur guidato, indirizzato e governato! Panem e circenses dicevano gli antichi. Freudianamente si potrebbe aggiungere… — Così argomentava il tal politico, di tua scelta se non di tuo esclusivo gradimento, e si dilungava, si dilungava… Poi, assorto e come soprappensiero, senza che gli astanti venissero a capo con chi caspita ce l’avesse, borbottò: — tutti ‘i stessi! E’ inutile … Siti tutti ‘i stessi!

L’Angelo Custode, con un occhio ben saldo sul suo assistito, e quasi volesse discolparsi della sua presenza o volesse scusarsi del suo colloquiare, quasi a malincuore, come chi non fosse abituato a contraddire chicchessia: —…ma no! No. È la fede nel Padreterno che salva gli uomini. Non sono forse fatti a immagine e somiglianza di Dio gli uomini? Certo ognuno col suo corredo di fragilità, pregi, ambizioni, pruriti, ambasce… ma nell’onnipotenza del disegno divino nulla è a caso, ed è così che la mia opera celeste si presta e si piega ad essere l’aiuto imponderabile e la forza insperata per ogni essere umano, nessuno escluso.

Certo, se il vostro imbrattacarte avesse avuto voce in capitolo avrebbe potuto domandare lumi a quella celeste creatura, circa il posto e/o il significato del male nel disegno dell’Onnipotente, ma meglio non impelagarsi in simili discussioni fuorvianti, suvvia!

L’omino mezzo avvinazzato e/o mezzo addormentato, nel frattempo, recitava la sua parte in commedia di convitato di pietra. I fumi dell’alcol ‘i na pirucca permanente, l’aurea mediocrità del politico vaticinante o forse la radiosità di quella bella signora lì assittata incoraggiavano il suo imbambolamento. A suoi occhi sfuggiva del tutto la presenza di quell’Angelo Custode che l’accompagnava con santa pazienza dal suo primo vagito ma, in verità, in tutta la sua vita non si era mai accorto di quell’occulta e oculata protezione, né tantomeno gli era chiaro il significato della parola fortuna, salvo la volta che aveva vinto 50 € al gratta & vinci e che aveva prontamente festeggiato cu na bella pirucca. Le parole dei tre fluivano meste mentre la discussione si trascinava stanca con qualche punta più accesa, talché l’omino in corrispondenza di quelle sommità  pareva quasi ridestarsi dal suo lungo torpore.

Imperterrito il rinomato politico, di tuo gradimento e di tua inconfutabile scelta, sgranava il rosario delle sue poche certezze e delle sue molte convinzioni: — il fatto è che ci vogliono i fatti. …Ma pu’ cchi mi vena a significari tuttu ssu parrari a ru strusciu i l’acqua di certuni e tutta l’inutile e sterile filosofia di cert’altri? Solo attaccabrighe e provocatori senza ritegno e cuscienzia! Tutti ‘i stessi! Tutti ‘i stessi! Tutti più che convinti e persuasi che non possa esistere neanche un politico onesto ‘ntra ssu paisu in cui suonano e risuonano chiacchere e nenti cchiù, uno che sia capace di metterci l’anima e il corpo e che sappia veramente cosa fare per il nostro borgo. I politici, vedete, sono come i jirita i ra mana! — E così dicendo col candore d’un fanciullo tendeva la sua pargoletta mano verso la signora lì dirimpetto, nemmeno ella fosse una chiromante capace d’indovinare su quella mano la sua verità unica e sacrosanta.— No, non siamo tutti gli stessi! Non siamo complici. Dove sta tutta ‘sta complicità? Per esempio io, sono comunista, io. Eppure questo fatto non lo faccio pesare affatto, e a chi gioverebbe? …Ma certuni, chi ci vuliti fari!, hanno le loro grandi e belle idee e le sbandierano senza vergogna, senza saper fare i conti con la realtà, con la realtà di questo nostro ameno borgo che vive, suona e risuona a comando!  Qui lo dico e qui lo nego: le idee su’ ‘na brutta cosa, cririti a mmia! Io ne so qualcosa. Credete che sarei arrivato dove sono arrivato se avessi avuto delle mie idee in zucca? …Ma certuni, chi ci vuliti fari!, son convinti che le idee gli diano pure da mangiare! Ma adduvi s’è viistu ‘na cosa ‘i chissi? …Ché poi uno che se ne fa di tutta la sua intelligenza, che se ne fa di tutta la sua cultura, se non l’affida e consegna, brevi manu, ad una causa che la sappia far fruttare? Kantianamente potrei dire che bisogna avere la testa sgombra, sempre e comunque ben disposti a sposare l’altrui causa. Bisogna avere ‘a capi vacanti, pronti ad incamerare suggerimenti e imbeccate e, soprattutto, bisogna avere la vista aguzza, pronti ad afferrare la benedizione d’una mano santa ben protesa. Le relazioni, le adesioni, le aderenze, le cortesie, le manifestazioni d’interessi e persino i matrimoni d’interesse, e naturalmente le amicizie, ecco ciò che fa la fortuna di un uomo! …Ma soprattutto le abluzioni. Si’, le abluzioni. Non solo nel senso che bisogna imparare a lavarsene le mani, ma più giudiziosamente che bisogna sempre sapersi presentare candidi, puri e immacolati come gigli. …Ma lo sapete quanti comunisti a loro insaputa ho incontrato io in vita mia? Il mondo è pieno di comunisti inconsapevoli e di figli di Dio! Fifty fifty o quasi. — Così concionava il politico verginello, con prosopopea, affabilità e costantemente ‘a vava a ra vucca, mostrando vieppiù interesse per tutto quel popò di signora che gli sedeva dirimpetto, mentre gli occhi cominciavano a fargli lunelli lunelli calamitati da un pendentif caschimpetto sull’inebriante décolleté. Forse anche altro aggiunse, ma il vostro pusillanime scribacchino non ne è poi così sicuro, e forse pure gli altri aggiunsero altro, ma in fondo quel discutere non aveva proprio né capo coda, perché ognuno sembrava dialogare più con se stesso, o con i propri fantasmi, che con gli altri. Solo un rutto valse a segnalare la presenza dell’omino, mezzo avvinazzato se non mezzo addormentato, agli astanti e servì a deviare, per un solo momento, la piega di quella strana discussione. Il politico rinomato, a tua scelta se non di tuo precipuo gradimento, prontamente redarguì l’omino, che tutti avevano imparato a chiamare Omar Simpson: — bruttu scustumatu! Mo’ cchi ffa’, u puorcu? Davanti ad una bella signora, chissi su’ cosi i fari?— L’omino, imperturbabile nel suo imbambolamento, non disse niente, forse sorrise e, come un ordinario ed originale mobile o suppellettile, continuò a rimanersene lì seduto con l’aria di chi ha solo tempo da perdere.

L’Angelo Custode, si tolse gli occhiali da sole se non da vista (ma voi l’avete mai visto in vita vostra un Angelo Custode occhialuto?), e con coraggio ritrovato categoricamente esclamò: —voi uomini, però, sapete essere davvero ingrati! …Ma lo sapete, ogni giorno, quante vite ci tocca salvare? Ai crocicchi e lungo le carrozzabili, sul lavoro e a casa, dovunque. Una distrazione, una manovra azzardata, una scelta deliberata, l’irreparabile… Eppure voi, ingrati, come se niente fosse, il pericolo scampato seguitate a chiamarlo fortuna!

La signora sorrise e pure i suoi occhi sorrisero. Le sue parole agli orecchi del politico rinomato, di tuo irrefutabile gradimento e/o di tua inconfutabile scelta, vieppiù ammaliato da tutta chira abbunnanzia, gli sembravano vieppiù fluttuare flautate come il canto di un usignolo. — Caro il mio Angelo non te n’avere a male, ma gli uomini sono fatti cosi. Che ti credi: che qualcuno sia mai venuto a ringraziarmi, di persona, per un’improvvisa botta di c… ehm… fortuna? Certo qualcuno avrà pur accesso ancuna cannila davanti al suo santo di riferimento o di rappresentanza, ma tutto lì. Eppure ancora oggi, come una volta, l’impiego al comune, in banca, nella sanità, nella scuola o all’università, e in qualsiasi ente pubblico statale o parastatale viene, e veniva, benedetto come il vero ed il solo colpo di fortuna della vita. Certuni su quella fortuna d’un tempo ne hanno accatastate e impilate altre, a sbafo e a strozzo, fra il lecito e l’illecito, senza mai stancarsi di maneggi e dileggi, ma sempre senza un minimo di riconoscenza nei miei riguardi.

Il politico rinomato, di tuo gradimento o a tua scelta e da te votato, s’ingrugnì al pensiero di tutti quegli sfaticati con cui, ogni giorno si trovava a combattere nella sua opera di amministratore, …c’abbuttutu ‘un crira maj u ru riunu!, e sbottò: — che poi io non capisco perché tutti se la prendono sempre, solo e comunque, con la politica sporca, cattiva e pure corrotta, e invece loro, gli sfaticati, sempre lì inaffondabili ed ancorati al loro maledettissimo posto. Cambiano le amministrazioni, cambiano i consiglieri, cambia il sindaco, cambiano gli assessori o gli accessori, e loro lì sempre incollati e inattaccabili, …ma su cosi chissi? E poi cos’è tutta quest’ostinazione nel denigrare ad ogni piè sospinto la politica? Inopinatamente, ignominiosamente, senza pudore… E pensare che, in Italia, sì e no, neanche un milione di persone ci campa! …Ma lo sapete quanti milioni di persone potrebbe sfamare ancora? Non è forse il sale della democrazia la politica? Sociologicamente… al giorno d’oggi, certo non c’è più, supinamente, tutto quell’entusiasmo ed eccitazione d’una volta, ma son cose che capitano, cose che succedono rimanendo aggrappati solo al fiato corto della storia, …ma l’Italia, …l’Italia grazie a Dio, è una matura democrazia! Il fatto è…, qui lo dico e qui lo nego, il fatto è che: alcuni pensano di cambiare il mondo, cert’altri pensano di cambiare gli altri ma non riescono nemmeno a cambiare se stessi e, se tutto va bene, forse cambiano solo il rosso del loro conto in banca! Ma che volete farci, pure voi siete pur sempre comunisti, sebbene a vostra insaputa, e siamo pur sempre tutti figli di Dio!

—La felicità, il guaio è che gli uomini inseguono la felicità senza mai riuscire ad apprezzare ciò che già hanno sotto il muso!— Così si lasciò sfuggire, ad un certo punto, l’Angelo Custode, quasi rianimato e infervorato non si sa se dal tenore mistico della discussione o dall’avvenenza ‘i chira bera purpetta che si faceva chiamare Dea Fortuna (…non si sostiene che gli angeli non abbiano sesso?). Della cosa il politico rinomato, di tuo gradimento o a tua insindacabile scelta, sembrò adontarsi, abituato così com’era a sermoni e geremiadi e disabituato ed insofferente verso ogni genere  d’interruzione, ma l’Angelo Custode mostrò di non farci caso ed imperturbabile riprese: — eppure la vera felicità non è certo di questo mondo!

A queste parole il politico rinomato, stimato e pure azzimato, e pur sempre da te gradito o da te scelto, le mani sudaticce, friggeva sulla sua seggiola nemmeno fosse stata una sedia elettrica. Voleva toccar ferro, afferrar corna, corni, cornicielli, teste d’aglio e chissà cos’altro ancora! Scillichiò. Voleva urlare e gridare contro il mondo intero e contro l’assurda ingiustizia perpetrata e perpetuata dall’onnipotenza divina. Scillichiò ancora. Solo l’idea, fosse pure sfiorata, della morte bastava ad accrescere oltremisura il suo naturale malumore, ma fortunatamente nella sua zucca una domanda perspicace s’affacciò impertinente: ma davvero davvero… quel cicisbeo, lì seduto al tavolo davanti a lui, era sul serio un angelo custode? E che se ne faceva quell’ubriacone nullafacente di un Angelo Custode? E soprattutto, che cazzo ci faceva un ubriacone ‘ntantaratu a quel tavolo? Se proprio doveva discutere con un Angelo Custode, tanto valeva parlare con il suo di Angelo Custode, che almeno dalla cosa poteva trarne profitto! Quindi il politico rinomato, di tua scelta ma non so fino a che punto di tuo gradimento, proruppe: —Felicità? Che felicità e felicità del secchio! …Ma vossignoria che si crede? Certo la salute, i scarpi novi, le preci, le processioni, per carità di Dio! …E chi è che dice niente in contrario? Ma lo sa quanti santi e santarielli, intestazioni di varchi, piazze e gruttuni, a prelati e a beati e a tutte le creature celesti possibili e inimmaginabili, la nostra amministrazione ha sparso e cosparso u paisu paisu? Però, dacché il mondo é mondo, la vita degli uomini, cu rispettu parrannu, è regolata solo dal mercato i ru pilu e da pila! Chi ci vuliti fari? Lo diceva pure Marx. Groucho, Harpo… Karl va’ a sapere!

La signora tutta ‘mbrillicata, non aspettò che il politico ciarliero si dilungasse oltre, e sollevatasi tutta giuliva, prese la sua benda incantata e bendò quel politico rinomato, da te sicuramente votato, e disse: tienitela ben stretta questa, cosi non ti diranno più che la tua politica procede a tentoni! — Forse anche altro aggiunse ma al vostro scribacchino pusillanime non è dato saperlo con certezza.

Il politico intanto se la rideva sornione, indeciso se seguitare nelle sue espettorazioni, o fare la differenza fra aspirazioni, ispirazioni ed inspirazioni; ma può la vanagloria d’un politico, eletto e rieletto per gradimento e scelta di tanti, limitarsi e contenersi nell’inseguire e perseguire la fortuna? Com’era contento l’onest’uomo! Quasi quasi, lì su due piedi, si metteva a fare la ruota come un pavone, e nel suo strenuo pavoneggiarsi non poteva certo fare a meno di domandarsi ed ancora domandarsi dove sarebbe riuscito ad arrivare con la Dea Fortuna finalmente al proprio fianco. Chi l’avrebbe più fermato? Chi ci sarebbe più riuscito a fermarlo o frenarlo in qualche modo? Non è forse il legare il proprio nome alla storia della propria comunità l’ambizione più sincera di ogni politico provetto? …Che volete farci i politici son quasi tutti della medesima razza, se non stazza, e pur sempre facci’ i… ! Partono per fare la rivoluzione e si riducono a fare la ruota, muovendosi come corpi celesti intorno al loro sole per lo spazio d’un mattino o per una vita intera, e si prostrano ai suoi piedi scambiandolo per Iddio in terra ed invece è solo un imbonitore, acconciato a macchina acchiappa voti, più efficiente e forte di quando a loro sia toccato in sorte. Fanculo il bene pubblico! Fanculo la partecipazione! Fanculo la democrazia! Solo un espediente, un meccanismo, una ruota dentellata, solo la faccia sordida del potere. Chiamatelo assessore, sindaco, chiamatelo onorevole, chiamatelo pure leader, chiamatelo capo del governo, chiamatelo Presidente della Repubblica o salvatore della patria! Sappiate fingere, (e)lettori esimi!, e al dunque fingete pure e poi fingete ancora, con voi stessi e con gli altri, contro tutte le evidenze, ed il vostro beneficio, il vostro approfittarvene o interesse e(sc)lusivo seguitate a chiamarlo ideale, politica, democrazia.

Rosario Lombardo

I Vicerè
Viva la libertà
Il ministro – L’Esercizio dello Stato