FUNERALI PRIVATI PER IL BOSS PASQUALE LIBRI

Lo scorso 30 agosto, a Reggio Calabria frazione Cannavò, è deceduto uno dei boss più influenti della ‘ndrangheta, Pasquale Libri, all’età di 77 anni (si ricorderà la sua originale torta di compleanno), per cause naturali. Pasquale Libri aveva ottenuto il comando dell’omonima cosca alla morte, per mano di un cecchino, di suo fratello “Mico”, avvenuta undici anni fa, mentre era detenuto nel carcere di Secondigliano a Napoli. La cosca Libri era ritenuta una tra le più fedeli alla cosca De Stefano durante le guerre di ‘ndrangheta che, dal ’75 al ’90, hanno causato circa 1000 morti. Ieri, 1 settembre, sono state celebrate le esequie in forma privatissima su decisione del Questore di Reggio Calabria. Tale decisione divide in due il sentire comune: “la morte dovrebbe portare uguaglianza per tutti” e quindi “il potere pubblico sconfina e si arroga prerogative confessionali e religiose” da una parte; “provvedimento più che giusto per l’ordine pubblico e la delegittimazione della mafia”. La forma del rito non significa concessione o non concessione di un funerale, ma ne determina le modalità. Ad un pluripregiudicato per associazione a delinquere di stampo mafioso, detenzione di armi ed estorsione, non viene tolto il diritto ad una celebrazione o violato l’obbligo di una morte dignitosa bensì, per un bene superiore al bene privato, ossia il bene comune e l’ordine pubblico, il Questore provvede a determinarne la forma di celebrazione.  Sarebbe opportuno non solo parlarne di mafia, ma parlarne bene, così da capire cosa si cela dietro le cerimonie, che siano battesimi, matrimoni o funerali. Le cerimonie organizzate dalle famiglie di mafia, in questo caso ‘ndrangheta, sono cornice di alleanze sancite tra famiglie malavitose per rinsaldare quelle fra clan. Non solo. Alla luce dell’ormai famoso funerale di Vittorio Casamonica, l’autorità competente pensa a tutelare l’ordine pubblico e, così facendo mira a non alimentare nelle persone l’idea che la mafia “spacci” ricchezza, faccia diventare importanti, dia potere e rispetto, possa permettersi tutto, anche quell’ eccesso di sfarzo. Sulla rete si legge anche di qualcuno che vede il provvedimento del Questore come manifestazione di paura, paura che “anche da morto è pericoloso”. Non si hanno, però, notizie di padrini morti il cui ricordo è rimasto vivo nella gente tanto da costituirne esempio e modelli di vita, pilastri della società, della nazione e del mondo. Certo, alcuni vedono in queste persone un modello di vita, alcuni, appunto. Solo che sugli uomini pericolosi anche da morti la statistica è un po’ diversa: la mafia ha ucciso uomini, per lei, pericolosi in vita e tenta di distruggerne anche la memoria con atti vandalici e/o riproduzioni, fatte male, di quel marciume che, tali grandi uomini avevano smantellato quasi del tutto prima di morire. La domanda, pertanto, è: chi ha paura di chi?

“Non spero certo di catturare gli assassini a un posto di blocco, ma la presenza dello Stato deve essere visibile, l’arroganza mafiosa deve cessare.” (Carlo Alberto Dalla Chiesa)

Federica Giovinco

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