Differenza generazionale: diamo più voce ai ragazzi

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DIFFERENZA GENERAZIONALE: DIAMO PIÙ VOCE AI RAGAZZI.

È comune sentir parlare di giovani che sono svogliati, pigri e non riconoscono la fortuna di possedere molte occasioni in ogni ambito. Forse è vero, o forse no … ma non sarà mai parola di un adulto affermare o smentire questa cosa; non è parola di quest’ultimo in quanto non si è vissuti con le stesse abitudini, gli stessi valori, stesse convinzioni, ma soprattutto con le stesse tecnologie.

Ebbene sì, non bisogna soffermarci alle apparenze, a credere che il bicchiere sia mezzo vuoto. Sarebbe errato giudicare dai primi articoli di giornale dove un ragazzo ha perso la vita per aver bevuto troppo o aver posato le mani su una donna (o magari anche su un uomo). Gli individui irresponsabili e svogliati, come sono presenti quest’oggi, erano presenti anche nelle precedenti generazioni: un uomo di 20 anni oggi purtroppo può mettere le mani su una donna, ma un uomo di 40/50 anni (che oggettivamente appartiene ad una generazione passata) crediate non lo faccia?

Il punto è che bisognerebbe comprendere come non bisogna credere che sia solo ed esclusivamente colpa dei giovani. Sentiamo parlare del ragazzo “criminale” e i genitori di “buona famiglia”, ma il criminale e la buona famiglia c’erano anche prima. Oppure la bambina che oggi sta troppo al telefono: quest’ultima non ha colpe in quanto si tratta di un individuo che non possiede ancora quella maturità di decidere se limitarsi o meno di un bene o di un male.

Il cambiamento delle tecnologie che, fortunatamente, è avvenuto negli ultimi anni del Novecento e i primi del Duemila, ha cagionato buone “parole” in un primo momento e sfavorevoli negli ultimi dieci anni. Noi giovani siamo consapevoli di “praticare” esagerazione nell’utilizzo del telefono o del tablet … ma siamo gli stessi che ce la mettono tutta anche con le difficoltà presenti in questo periodo, per garantirci serenità in un futuro che non riusciamo ad ottenere in questo presente.

Il motivo di questo distacco, di tutte queste critiche è la mancanza di comprensione e comunicazione, ma soprattutto di sottovalutazione. È un problema sottovalutare il pianto di un ragazzo che ha preso un brutto voto (nonostante tutto l’impegno del mondo) quando si è consapevoli come un voto possa dipendere sulla nostra vita. Forse questa è solo una credenza, ma è stata imposta dagli adulti, da un datore di lavoro di una generazione passata.

Carmen Scarpelli – Gaia Groccia IIIB