Chiamarsi Mazzarri senza apparenti motivi

images1 Chiamarsi Mazzarri senza apparenti motiviWalter Mazzarri sembra un equilibrista sul filo del rasoio. Sa che, prima o poi, tirerà una folata di vento e sarà tagliato quel tanto che basta per materializzare un esonero. Girare intorno ai malumori tecnici sul mister appare anche insensato, in quanto altri allenatori, e per molto meno, avevano già fatto valigia, liberando l’armadietto di Appiano Gentile. Per ora, Mazzarri si salva a causa dei conti dell’Inter e per l’assenza di soluzioni tecniche adatte. Nel primo caso, il discorso fila abbastanza liscio: Mazzarri ha alle spalle uno staff fidato, che l’ha sempre seguito fedelmente. Toglierne il capomastro, vuol dire eliminare tutti i componenti e pagare stipendi a vuoto finché tutto lo staff troverà una panchina adatta accanto al mentore toscano. Se sommiamo, poi, ciò al prezzo del nuovo mister e del suo gruppo fidato, possiamo ben capire che è un’operazione finanziaria un pochino dispendiosa per le attuali casse dell’Inter. In caso, comunque, di avvicendamento, il sostituto dovrà lavorare con uno staff promosso direttamente dalle giovanili dell’Inter, fidandosi di ciò che gli sarà dato. Non è tanto una crisi di risultati (che non brillano, ci mancherebbe), quanto d’impostazione di gioco e motivazioni. L’Inter attuale è una squadra che vivacchia, specchiata in un modulo quanto più rinunciatario possibile e senza un minimo d’entusiasmo intorno. Il 3-5-1-1 è un’alchimia che può andar bene per squadre da salvezza o, al massimo, per quelle che puntano a un campionato tranquillo. Il migliore ad applicarlo in Italia fu Carlo Mazzone negli anni del Brescia, sfruttando Roberto Baggio (quando ancora le domeniche avevano un senso) che era libero d’agire dietro la torre di turno, Igli Tare o Luca Toni. Un centrocampo muscolare, dove spuntava anche Pep Guardiola, era il massimo per garantire la necessaria copertura e anche qualche gradito inserimento centrale. Tutto ciò, ripetiamo, era possibile al Brescia o alla Reggina, per tornare nel passato di Mazzarri che, nell’anno della penalizzazione, sorprese tutti in Calabria nel giocare con Nicola Amoruso, Rolando Bianchi e un trequartista offensivo come Julio Leon e, in seguito, Pasquale Foggia. Se salta Mazzarri, chi avrà il compito di risollevare i nerazzurri? Il papabile alla panchina appare Walter Zenga, contattato ultimamente dalla Romania e che manca dall’Italia da un paio di anni. Non è uno tenero e potrebbe rovinare definitivamente lo spogliatoio, questo è da mettere in conto. Chiunque arriverà (Roberto Mancini per grazia ricevuta? Stefano Vecchi direttamente dalla Primavera?), dovrà dare una seria sterzata e capire che Mauro Icardi non può flagellarsi in ogni partita. Si attende, intanto, il recupero fisico di “Jhonny Depp” Osvaldo e quello mentale di Rodrigo Palacio, anche se è lo stesso Icardi, proprio con un rinnovo contrattuale impostato, a essere molto più lontano da Milano. Non andare in Europa porterebbe un ammanco cospicuo e, per riempire le perdite, bisognerà fare qualche cessione eccellente. Tutti gli indizi portano a Mauro Icardi, che per 25-30 milioni sarebbe già in partenza. Si otterrebbero una plusvalenza cospicua e un vuoto non indifferente lì davanti.

Massimo Maneggio

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