Bisignano si ribella ai nuovi tributi consortili: Zero servizi uguale pagamento

Consorzi nati con debiti astronomici. Una valanga di tasse su cui urge fare chiarezza. Una gestione fallimentare premiata e riconfermata, con cui è difficile interloquire. Le tasse arrivano dal Consorzio di Bonifica Integrale dei Bacini Meridionali del Cosentino, nato dal Consorzio di bonifica Sibari-Crati, in liquidazione con 36 milioni di passivo e commissariato per 55 anni. E nella sua gestione c’è un nome che ritorna spesso: il dott. Salvatore Gargiulo, già commissario straordinario del Consorzio di bonifica Sibari-Crati,nonché commissario ad acta per gli adempimenti finalizzati al risanamento della situazione debitoria dello stesso Consorzio, oggi eletto presidente del neo Consorzio dei bacini Meridionali del Cosentino. La stessa fase elettorale dei componenti del Consiglio dei delegati , nel 2009, stride letteralmente con il concetto che il Consorzio sia gestito dagli agricoltori. Su 10.232 elettori sparsi tra tutti i comuni il cui territorio, interamente o parzialmente, fa parte del Consorzio, dai verbali si deduce che abbiano votato solo in 708, un’unica lista presentata da Cia e Coldiretti. Tutti d’accordo, meno che l’ Unione Provinciale degli agricoltori, che ha abbandonato il tavolo delle trattative, perché preoccupata dalla possibile “politica del deficit” della nuova gestione. Detto, fatto. Da qualche mese, infatti, a Bisignano sono arrivate una pioggia di tasse percepite dai cittadini come ingiustificate. E il paese non ci sta e promette di far sentire il suo dissenso. Laddove il servizio, di fatto, è inesistente la domanda sorge spontanea: perché un cittadino dovrebbe pagare? Inoltre un mare magnum di terreni impervi e scoscesi, inaccessibili talvolta agli stessi proprietari, aree colpite selvaggamente dal dissesto idrogeologico, dirupi, terreni in cui l’irrigazione consortile è inesistente, sono stati ricompresi nel nuovo Consorzio dei Bacini Meridionali e tassati pesantemente. Qui profitto degli enti e benessere dei cittadini corrono in direzioni opposte. Da una parte un sistema fallimentare, che rinasce come la Fenice, dalle sue ceneri. Dall’altra i cittadini, costretti a pagare le colpe degli altri.

Si annuncia dunque una ribellione profonda. Il banco di prova è Bisignano, paese che taglia in due la Valle del Crati, stagliandosi maestoso sui suoi sette colli. Già una commissione, di cui fa parte anche Umile Bisignano, sindaco del paese, cerca di aprire un tavolo di trattative per far fronte al malcontento generale e pare che l’assessore regionale all’Agricoltura, Trematerra, sia disponibile ad ascoltare le istanze dei cittadini. Di fatto, però, ad oggi sembra non sia ancora avvenuto un incontro ufficiale per siglare quest’impegno. Così il comitato “Unione Comitati Cittadini Liberi”, un gruppo di cittadini sensibili alle problematiche del territorio, ha deciso di tenere un incontro aperto al pubblico per trattare questa spinosa questione. Il professore Mario Palermo, Alberto De Luca, Giorgio Berardi e l’avvocato Antonio Ammirata hanno tenuto un dibattito introduttivo, per spiegare ai cittadini presenti le zone d’ombra su cui fare chiarezza, dei nuovi contributi consortili. L’invito è stato quello di non pagare i contributi ritenuti ingiusti dalla popolazione, prima delle le trattative con la Regione. Lo stesso Umile Bisignano, sindaco del paese, è intervenuto, manifestando la sua disponibilità per intavolare una discussione con la Regione Calabria, per cambiare la legislazione che permette l’esistenza di alcune di queste imposte.

Ma il sindaco ha anche esortato i cittadini a pagare, perché altrimenti il Consorzio non sopravviverà, a causa di quel debito di 6 milioni di euro cui deve far fronte. “I tributi, oltre a essere previsti in mancanza di servizi, sono passati da 20 a 90 euro!”, affermano alcuni cittadini. “E i terreni più vasti, che attingono al servizio di irrigazione con consumi esosi, pagano molto meno dei piccoli terreni”, continuano altri. Giovedì sera la piazza era piena di volti intagliati dal tempo e sembrava di aver fatto un salto in un passato non troppo lontano. Quello della Bisignano ribelle delle lotte contadine, che riecheggia la storia di una terra che non si piega ai suoi governanti. Alle loro miserabili clientele. Ai loro privilegi. “Io prendo 500 euro di pensione al mese, ho 70 anni e 3 figli disoccupati a casa. Come posso pagare dei tributi sulle mie terre quando i servizi del Consorzio neanche ci arrivano?!?”, chiede un pensionato ai presenti. Maria Toscano, Presidente dell’Unione Provinciale degli Agricoltori, afferma: “Eravamo contrari ad accollare ai nuovi consorzi agrari i debiti della gestioe commissariale del Sibari-Crati” e aggiunge “noi vorremmo che i consorzi svolgessero semplicemente la loro funzione nel modo più economico ed efficace: cioè fornire acqua agli agricoltori, a un costo compatibile con l’attuale redditività dell’agricoltura”.

Giulia Zanfino
su: Donnelibertadistampa

1 commento

  1. La sapete la storia del medico pietoso e della piega verminosa? Beh non si capisce perché ci si ostini sempre a cercar di metterci su una toppa e non si vada invece al nodo del problema…

    CONTRO GLI ENTI INUTILI: Aboliamo i Consorzi di Bonifica
    http://www.frisella.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4283:contro-gli-enti-inutili-aboliamo-i-consorzi-di-bonifica&catid=84:politica&Itemid=57

    CONTRO GLI ENTI INUTILI Aobliamo i Consorzi di Bonifica
    Doppiamente finanziati (dal pubblico e dai privati) e doppiamente improduttivi
    Serena Rollo

    E vi par di toccarla colle mani – come dalla terra grassa che fumi – stagnante nella pianura, a guisa dell’afa pesante di luglio… la malaria v’entra nelle ossa col pane che mangiate, e se aprite bocca per parlare, mentre camminate lungo le strade soffocanti di polvere e di sole… acchiappa gli abitanti per le vie spopolate, e li inchioda dinanzi agli usci delle case scalcinate dal sole, tremanti di febbre sotto il pastrano, e con tutte le coperte del letto sulle spalle.

    Se invece che a Catania, Giovanni Verga fosse nato nella nostra provincia, il panorama che avrebbe descritto non sarebbe stato molto diverso. Paludi, aria malsana, fetida, carica di morte dominavano anche i nostri territori. La bonifica appariva ovunque, per il neonato Regno d’Italia, un necessità primaria.

    La questione principale era ovviamente chi se ne sarebbe dovuto occupare. In uno stato agli albori, con un’autorità centrale incapace di intervenire sul territorio e dove il latifondo rappresentava la principale forma di organizzazione delle campagne, il governo fu ben lieto di lasciare a coloro che avevano interesse comune – e soprattutto mezzi per farlo – la bonificazione dei terreni, e concesse la possibilità di riunirsi in Consorzi, al fine di provvedere da soli all’esercizio e alla difesa dei loro diritti. Questo finché non si intuì che limitarsi a disciplinare le private attività non sarebbe stato sufficiente per raggiungere “l’alto scopo sociale di redimere le terre dai morbi e dalla povertà, ed era invece necessario che lo Stato intervenisse, o facesse intervenire province e comuni, ad aumentare pecuniariamente gli scarsi mezzi di cui potevano disporre i privati”.

    Da questo momento, siamo ormai ai primi del Novecento, inizia quella che si rivelerà essere la drammatica vicenda dei Consorzi di Bonifica. Una drammaticità insita nella loro configurazione di sistema misto che gode sia del finanziamento pubblico sia della contribuenza dei privati proprietari dei terreni. Si è cioè concesso – a un ente che agisce esclusivamente come concessionario pubblico ed è finanziato con fondi regionali, statali o europei per cui non potrebbe vantare alcun beneficio apportato agli immobili con spese a suo carico – di esigere un doppio contributo per le sue opere. Tra l’altro, che esse siano effettivamente compiute poco importa, la tassa si paga per la possibilità di usufruire di un servizio. Non stupitevi quindi di versare un contributo per l’irrigazione dei vostri campi anche se mancano i tubi.

    A ciò va aggiunto che per dare maggiore autonomia di azione al consorzio, esso viene considerato un organo di autogoverno del territorio, autoreferenziale, non soggetto al controllo della Corte dei Conti.

    Ecco, dunque, spiegato perché, nonostante i cospicui finanziamenti statali, gli oltre 500 milioni di euro annui di contributi da parte dei consorziati, nel 2009 si registra, nella sola Puglia, un deficit superiore ai 90 milioni di euro. È chiaro quali forme ha allora assunto l’originaria intenzione del legislatore di un intervento statale nell’opera di bonifica per “aumentare pecuniariamente le risorse dei privati”.

    Il dibattito attuale verte sulla possibile abolizione dei consorzi. Il Codice delle Autonomie nelle bozze del Ministro per la Semplificazione Calderoli prevede la soppressione dei Consorzi se le Regioni entro un anno non provvederanno alla loro riorganizzazione.

    In questo caso non si tratta di un ente inutile che andrebbe abolito, ma di un vero e proprio ente dannoso. Basti pensare a ciò che è accaduto a Ugento, dove i cittadini negli ultimi mesi sono arrivati a denunciare la gestione dei bacini e dei canali delle marine, ritornati ad essere infestati da alghe, ratti e zanzare.

    In altre parole, anche nella bonifica, l’autorità centrale cerca di intervenire in extremis, al momento dell’emergenza, dopo aver preferito demandare ad altri, sperando che il peggio tardasse ad arrivare. Ma non illudetevi, non cambierà nulla.

    da LO SCIROCCO – ottobre 2009 – anno 2 num.2

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