Bisignano, il gatto Pasquale e la Calabria a gattopardo

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Eh che, so’ Pasquale io?! -* di Rosario Lombardo


Il mio gatto Pasquale dice di sentirsi nu visignanisi ‘i ra capa a ra cura. Da un pò di tempo a questa parte, si è persuaso, che la Calabria sia un’entità geografica per lo più immaginata, qualcosa che esiste solo in ragione del viverne fuori, semplicemente perché non ci si è nati o perché la si è lasciata per tempo.

Lo rincuora solo il pensiero fisso del paese, del quartiere, della sua di famiglia, delle tradizioni, e di tutti quei valori che i politici pettoruti e stentorei santificano nei comizi o dagli scranni comunali, e di cui i preti con sussiego sorvolano anzichenò nelle omelie. Non legge i giornali locali e si tiene alla larga dai Tg e talk regionali, Facebook gli basta e avanza, per il resto ‘na camminata a ru vialu o ‘na strusciata fra le gambe dei tavolinetti e dei clienti del bar più trendy, per poi restarsene comodamente acciambellato su una sedia a taglia ‘i strata fra ‘na machina e na fioriera che fa da ceneriera.

Ogni miao un birignao, le fusa se conviene. …Chè poi Bisignano, la Calabria o vattelapesca, trattasi pur sempre di prospettive, sfondi e cornici di, a, da, in, con, su, per, tra, fra il limite dell’orizzonte, …hai presente lo skyline?, e lo sconfinamento del proprio io che il ” guardo esclude” e/o include. “Chi ci dette la spugna per strusciar via l’orizzonte?”

Il mio gatto Pasquale dice di essere e sentirsi sopra ogni cosa un gatto, e che non gliene frega niente della geografia e del genius loci del secchio e nel secchio! Volete credere davvero che un gatto ‘i Santa Crucia o Fravitta sia diverso da un gatto di Cuneo o Canicattì? Credere per l’appunto, e non per finta! Fra gli uomini la differenza non la svela certo il credo, ma il credito e/o il discredito à la carte, per così dire. O brutalmente il portafoglio, sebbene al giorno d’oggi il suo uso e significato sia diventato pressoché aleatorio. Un povero è povero allo stesso modo dappertutto così come, d’altro (in)canto, un ricco. Siete davvero certi che un povero in canna lo sia di più in Calabria?

Siete davvero certi che un extracomunitario sia più sfruttato in Lombardia? Siete certi davvero che “sia più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio”? La lotta di classe, comunque, la fanno solo i ricchi, ai danni dei poveri of course.

Nel mezzo il mare magnum delle differenze e dell’indifferenza più o meno (ap)pagata con tutte le approssimazioni, disposizioni, attitudini, manie(re) del caso, …le aspirazioni e il bisogno di emulazione. Del resto a nessuno piace essere povero o considerarsi tale, ISEE a parte. Il Boss delle Cerimonie, Temptation Island, Soliti Ignoti e tutto il trash televisivo e non che il mercato genera e supporta non vi hanno ancora insegnato niente? Su Facebook e sui social fate i ganzi, mettete i puntini sulle i o vi accodate? “E moriamo ogni giorno dei medesimi mali!”

Il mio gatto Pasquale non scorge differenze tra un Occhiuto e un Fontana o uno Zaia, un calabro qualsiasi o un lombardo veneto di uguale risma. Le distanze le misuri in chilometri, come se non fossi stato svezzato dalle stesse tivù, non indossassi gli stessi panni lavati in Arno, ascoltassi la stessa musica di merda, sorseggiassi la Coca & la Fanta e pure lo spritz… sognassi culi e tette normodotati ed un bel conto in banca…

Le distanze le misuri in passi come se non naufragassi nello stesso specchio di schermi smart di dimensioni più acconce ai tuoi orgasmi, sgranocchiassi gli stessi stessi snack a chili, ti sciacquassi la bocca col colluttorio medicato e lavassi i denti con acqua pressoché potabile. Le distanze le misuri a spanne, dove cogli cogli, che gente allegra il ciel l’aiuta, “e sempre allegri bisogna stare / che il nostro piangere fa male al re/ fa male al ricco e al cardinale/ diventan tristi se noi piangiam!” …Ma tu cosa chiedi ad Alexa?

Il mio gatto Pasquale dice che sui libri è meglio dormirci su, ma non tutti i libri conciliano il sonno. I libri sulla Calabria solitamente li evita, con qualche eccezione di tanto in tanto per cercare conferme o smentita alle sue riserve. George Gissing non rientrava nei suoi proponimenti, ma una frase, espunta artatamente per avvalorare le sue convinzioni, gli elettrizzò le vibrisse. “È un paese stanco, pieno di nostalgie e di rimpianti, che guarda sempre all’indietro, alle cose belle e grandi di una volta; spesso banale e corrivo nella sua storia presente, e incapace di sperare sinceramente nel futuro.” George Gissing che così scriveva qualche decennio dopo l’unità d’Italia, alla fine del 1897, giunto in Calabria per visitarne luoghi ed antiche vestigia magnogreche.

In 125 anni o poco più questa nostra punta dello stivale si è adattata al suo piede anchilosato e spaesato, tra terraformazione e cementificazione, distruzione e costruzioni, benessere ed impoverimento. Il paesaggio come presagio funesto e/o non e naufragio di un passato inumato, il nubifragio come occasione di riscatto da tradire. Il ponte sullo Stretto per ricostituire il Regno delle due Sicilie da abbandonare al suo destino. La secessione dei ricchi non è forse questo? Un futuro già spacciato consegnato alla diaspora delle eccellenze, all’accumulazione delle eccedenze, alla ‘ndrangheta sparsa per i cinque continenti. E scienza, tecnologia, economia a tirare le fila del futuro nell’esclusiva ottica di un capitalismo che regna sovrano sulle guerre e gli sfruttati, gli immigrati e i senza reddito, il controllo sociale e l’annullamento delle coscienze, la vita sulla terra vieppiù a rischio e il fischio di un’intelligenza artificiale da districare.

Il mio gatto Pasquale dice che il futuro e già qui, il mondo è ancora più piccolo e incarognito e la Calabria rimane là sul bordo dell’orizzonte degli eventi. Ma a te che ti frega, mica sei Pasquale tu!