Attualità del principe?

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Per quanto possa essere ritenuto obsoleto, il Principe di Machiavelli risulta essere un’opera incredibilmente non anacronistica ma attuale, rimarcando, forse dopo un’attenta lettura esegetica, una concezione della storia né vettoriale e né circolare, evidenziando come non ci sia distacco tra il passato ed il presente a causa di alcuni comportamenti antropologici e politici ed alcune meccaniche che, servendosi di un effimero dinamismo tornano ad essere spiacevoli constanti. Non posso non citare la concezione della pace nel principe: essa è fondata sulla guerra, così come l’amicizia sull’eguaglianza. Oggi è cambiato qualcosa? Se analizziamo i recenti fatti non possiamo non notare come il vocabolo pace sia peregrino; sono le missioni di pace la sintesi di una subdola ed umbratile strategia per fare guerre nascoste? la pace non si fa con il sangue ma con il dialogo, non però secondo Machiavelli e secondo gli attuali stati. Nel principe è presente l’ideologia che il sovrano possa e debba ricorrere alla violenza per mantenere il controllo ed il potere. È cambiato qualcosa? Certamente non possiamo parlare di violenza fisica in senso stretto (tranne in alcuni isolati casi a voi noti), ma non possiamo non affermare la tendenziale inclinazione ad esautorare le virtù per mezzo dell’oclocrazia dei condizionamenti mediatici e dello strapotere delle tecniche coercitive e subliminali indirette che bloccano omeostasi della psiche portando ad una sostanziale ed incredula atarassia. La capacità di essere simulatore e dissimulatore, così come il sovrano machiavellico, rappresenta una connotazione primaria della maggioranza degli odierni politici, maghi dell’escatologia e dell’apparenza che, come esperti, celano il reale e mistificano la massa con candide illusioni (“ in claris non fit interpretatio “, chi è bravo coglie la metafora criptica). Il punto centrale dell’opera è la decisività della politica, considerata come unitaria connessione di una comunità ma anche come arte difficile spesso condizionata dalla “fortuna”. Non possiamo non riconoscere dunque anche oggi il ruolo sostanziale della fortuna ( insieme di tempo e circostanze fattuali)nella politica, sopratutto perchè l’uomo odiernamente è un punto materiale, forse schiacciato dai mercati e dai media, che gravita intorno ad un fattore metafisico quale la “circostanza” e riesce a trasformare il fatto in diritto ed a distorcere il diritto in mera politica, che a sua volta, ritorna fatto, formando una concatenazione lineare infinita che diventa un’aporia. Quello che oggi possiamo desumere è sicuramente una fortissima distonia nella questua perenne di una diarchia “egemonia totale-resistenza all’inerzia umana al mutare degli eventi” che plasma un meccanismo burocratico claudicante, una democrazia farraginosa, l’illusione del relativismo, una gnoseologia forzata dal fatto. Vi è un’egemonia subdola che non agisce “a parte subiecti e a parte obiecti”, ma tende anche ad inimicarsi il popolo che viene usurpato,postergato ed oppresso ideologicamente e materialmente da un bieco servilismo degli interessi che, sicuramente, va contro il substrato assiologico delle costituzioni trasformandolo in un ginepraio di valori zoppi. Questo forse è un po’ contrario ed un po’ convergente alla dottrina del principe.

di Francesco Ferdinando Cristarella Oristano.

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