Valle del Crati ferita: l’orgoglio di un popolo più forte del fango

Letture: 231


Valle del Crati: il riscatto di un popolo tra la furia del fiume e l’orgoglio antico

Le cronache di questi giorni sulla provincia di Cosenza raccontano di piogge torrenziali, argini fragili e fango che invade le strade. Ma grattando sotto la superficie dell’emergenza meteorologica, emerge una storia molto più potente. La Valle del Crati, nel pieno di questa ondata di maltempo, sta mostrando al Paese intero il volto di una Calabria che non si piange addosso. Tra Cosenza, Bisignano, Santa Sofia d’Epiro e le terre di Tarsia, non vediamo solo una terra ferita dall’acqua, ma un grande popolo che, con una dignità d’altri tempi, si rimbocca le maniche per difendere ogni centimetro della propria identità.

L’anima di una comunità che non conosce resa

Mentre il fiume Crati ruggisce, minacciando il lavoro di generazioni, la risposta che arriva dai comuni del cosentino è un inno alla resilienza. Non c’è spazio per la disperazione, solo per l’azione. In queste ore, la vera forza della nostra terra si manifesta nei gesti spontanei: nel vicino che aiuta a mettere in salvo il bestiame, nelle mani sporche di terra di chi libera un canale, nello sguardo fiero di chi sa che questa è la sua casa e non la abbandonerà. È una solidarietà viscerale, figlia di una stirpe che ha imparato nei secoli a dialogare con una natura magnifica quanto severa.

Nel Cosentino, epicentro di questa battaglia contro il fango, la macchina dei soccorsi lavora con un cuore immenso. Nonostante le difficoltà logistiche, la comunità resta compatta. Le squadre di soccorso e le autorità locali lavorano senza sosta per arginare i danni e garantire la sicurezza dei cittadini. Non è una sfida facile, considerando che la pioggia persistente ha saturato i suoli, rendendo ogni pendio un potenziale pericolo, ma è qui, tra queste chiamate e questi interventi, che batte il cuore di un popolo che non si arrende mai.

Ferramonti e il silenzio assordante del Paese

Ma c’è un’amarezza che brucia più del gelo di queste piogge: l’indifferenza. Se la stessa devastazione che oggi colpisce la Valle del Crati fosse avvenuta in un’altra latitudine d’Italia, i riflettori non si sarebbero mai spenti. Invece, per la nostra terra, è già un miracolo ottenere un trafiletto. Questo isolamento mediatico colpisce anche simboli come Ferramonti di Tarsia, il più grande campo di concentramento fascista d’Italia, una ferita della storia che meriterebbe di essere onorata ogni giorno e che invece resta ai margini, quasi dimenticata perché situata “troppo a Sud”.
La sensazione diffusa è quella di un’assenza istituzionale cronica, dove lo Stato sembra ricordarsi della Calabria solo nei momenti di passerella elettorale, lasciando ai sindaci e ai volontari l’onere di gestire crisi che meriterebbero un piano di investimenti strutturali su scala nazionale.

Ma è proprio in questo oblio che si tempra il nostro carattere. Siamo abituati a fare da soli, a ricostruire senza aspettare l’aiuto di nessuno. L’assenza dello Stato, che spesso arriva in ritardo con le risorse e con le parole, non ha mai piegato la nostra schiena. Siamo un popolo che cammina a testa alta, consapevole che la nostra grandezza non dipende da un minuto di visibilità televisiva, ma dalla profondità delle nostre radici.

Eredi di Alarico e dei Greci: una valle di guerrieri e poeti

Non dimentichiamo mai chi siamo: nonostante l’attuale fragilità, la Valle del Crati resta una culla di civiltà insostituibile Abitiamo una terra che i Greci considerarono un paradiso e che i Romani scelsero per la sua posizione strategica. Sotto il letto del fiume, tra i suoi mulinelli e le sue piene, riposa Alarico con il tesoro del Sacco di Roma. Siamo i custodi di una valle mitologica, eredi di guerrieri e filosofi. Questa eredità scorre nelle nostre vene e si manifesta oggi in quella capacità unica di resistere all’impatto di una natura che, come evidenziato dagli studi sul bacino idrografico del Crati richiede rispetto e cura, ma che non ci spaventa.

Rialzarsi sempre: il destino della nostra terra

L’acqua si ritirerà, il fango verrà lavato via, ma ciò che resterà sarà la consapevolezza di aver superato, ancora una volta, una prova durissima. La Valle del Crati non è solo un territorio da mettere in sicurezza, è una lezione di vita per l’Italia intera. È l’esempio di come la dignità possa brillare più del sole, anche sotto il cielo più grigio. Siamo un grande popolo e, mentre il resto del Paese guarda altrove, noi continuiamo a scrivere la nostra storia con la forza delle nostre mani e l’orgoglio del nostro sangue.