Un cuore di panna

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Ci vuole culo a nascere in Calabria. E ancor di più a viverci. O forse la sorte non c’entra un accidenti. Tutta questione di espedienti, stuzzicadenti, salvagenti, sorrisi e alla peggio sganassoni in mezzo ai denti.

Si galleggia, ci si imbarca e ci s‘imbraca, ci s’indigna e s’impreca sui social, ecumenicamente si distribuiscono like e cuoricini senza scontentare alcuno, economicamente si tira la cinghia anzichenò, ci si fa il segno della croce, ci si mette in fila, si tessono le fila, ci si autoflagella in pubblico e si gongola in privato e/o viceversa e si aspetta. Quanta bontà ben esposta o malriposta! Dove sta l’odio di classe? Tutti nella stessa barca, un cazzo!

La Calabria in ginucchiuni, gammi all’aria, culu ‘nterra, prona. La Calabria sulla luna a ritrovare il senno. …Ma anche basta con il nostro misericordioso e asfissiante mantra! Anni, lustri e decenni a difendere e/o difendersi dall’indifendibile, con lo stesso animo candido dello scolaretto diligente ma svogliato. Ogni giorno un nuovo giorno. Al buio segue l’alba e il sole t’accalora e nel tepore/torpore ti si appalesa la soluzione a portata di mano: domani! Tenta che ti ritenta, domani sarai più fortunato!

Candidarti? Innocentemente immolarti alla causa? Puntare tutto sul cavallo giusto? …Coccolalo il tuo sogno, (al)lisciala con dovizia la tua lampada vo(li)tiva, perché si vota, cazzo!

Le elezioni, perdinci! In barba alla ritualità e ai mali di stagione, al rumore da sfondo delle televisioni, all’indignazione in condivisione, alla bontà esibita, alle eccellenze che mietono proseliti, alla memoria corta, ai fallimenti mascherati da vittorie senza pudore o timore alcuno. La tua soluzione è là nella cabina elettorale. Ti basta un voto. Una croce per illuderti di non essere più in croce, per suggellare quel patto che la propaganda ti vende come l’ennesima occasione da discount. Cosa vuoi che ti costi un fottutissimo voto? Vuoi forse far vincere quelli di prima? Non ne hai avuto già abbastanza? Non lo vedi il fumo che si spande? Non lo senti l’artificio dei fuochi? Il fermento e l’aria di rivoluzione tutt’intorno non ti stuzzica, non ti solletica, non ti dà la sferza?

Un amico, un parente, un volto noto, un di(a)vo(lo) qualsiasi, purché tu ti schioda dalla tua certezza atavica che non ci sia più niente da fare e che il tuo (con)tributo sia meno di niente. Hai già dimenticato? Il passato cosa vuoi che conti? Del resto a ru cavallu jistimatu ‘li luciri u pilu! Ed é sempre stato accussì! I partiti e i (som)movimenti vanno e vengono come nuvole leggere nel cielo sempre più blu e gli eletti si allineano e si trasfigurano al semplice adagiarsi del  loro culo sulla sedia. Perché dovrebbe cambiare l’ordine delle cose? Per disorientarti, per smarrirti, per farti dispetto? Allora perché non approfittarne?

E se le elezioni fossero solo un gioco di società, un’arma spuntata, un’illusione da prestigiatore? Qualcosa che preservi lo status quo, insomma. Esiste ancora uno spazio di autonomia e di manovra della politica nell’azione di governo amministrativo e regionale? Libero da vincoli (nazionali e sovranazionali), condizionamenti (indotti e connaturati), contingenze (pandemia e calamità varie), adattamenti e abitudini, corruzioni ed espedienti ,…, che spesso si traducono e sfociano in immobilità ed inefficienza. La politica non ha forse abiurato le sue prerogative e funzioni? Governi e ministri tecnici (commissari e protezioni civili nazionale e regionali) cooptazione, consociativismo e trasformismo, lobbying e consulenze, sondaggi e social, il melange informazione/disinformazione sono sintomi o manifestazione conclamata della degenerazione della politica e dell’intero sistema democratico? Dove sono i partiti se non in seno ai soliti clan familiari?

Non c’è ragione, ordunque, per cui tu non possa continuare a recitare il tuo rosario di calabrese ultimo o prima in classifica a seconda dell’occasione e della convenienza. Ci vuole cuore per vivere in Calabria. Un cuore grande, enorme, troppo vicino al buco del culo per non sentirti defraudato del tuo essere e sentirti cittadino en plein. Tutto il resto è panna, panna montata ad arte per accalappiare e accalappiarti per un voto.

Rosario Lombardo