Si è svolta nel pomeriggio la funzione che ha accolto Antonio Stavale, caduto in guetra nel 1940 in Albania.
Cerimonia che si è svolta nel viale Roma di Bisignano con la deposizione della corona al monumento dei Caduti proseguendo poi al chiuso con i vari interventi a sottolineare la valenza del gesto bisignanese.

Dal sacrario militare di Bari, i resti sono così arrivati a Bisignano, in un quadro che fa impressione: sono ancora 50mila i caduti pressochè sconosciuti.
“Dopo 86 anni torna a casa nel silenzio, parlare del nostro Stavale vuol dire ricordare uno dei tanti giovani italiani che ha combattuto con fatiche inimmaginabili ma mossi dal senso del dovere” – ha ricordato il sindaco Francesco Fucile – “Bisignano riaccoglie così uno dei tanti caduti del conflitto, ringraziamo il Primo dirigente della Polizia di Stato, ora congedato dopo una splendida carriera, il nipote Antonio Stavale”.
Stavale è tornato come tornano i nomi incisi nella pietra, come tornano le stagioni che non chiedono permesso. I resti sono rientrati con la commozione dei presenti, dell’amministrazione comunale e delle varie istituzioni, come fanno le cose che pesano troppo per essere annunciate.
Cadde lontano, in una terra che non sapeva pronunciare il suo nome. Nessuna campana, nessun saluto a tanti chilometri di distanza, mentre c’era chi lo attendeva per tutta la vita.
Ha combattuto per la patria, ora non porta più il fango sulle scarpe né la paura negli occhi; porta il silenzio, quello che resta quando le parole hanno finito di difendersi. E riposerà nella terra in cui sperava di tornare per crescere i suoi figli.


