The walking dead 5: bilancio di metà stagione

Nelle scorsa settimana si è conclusa la prima parte della quinta stagione di The walking dead, serie tv americana di successo che tratta le vicende di un gruppo di sopravvissuti in un mondo post apocalittico invaso dagli zombie. La serie, tratta dal fumetto di Robert Kirkman, dal 2010 ad oggi sta riscuotendo sempre più consensi tra il pubblico mondiale, in un continuo crescendo di emozioni e di colpi di scena che l’hanno resa serie schiaccia record di ascolti per la tv via cavo americana.

Era tantissima l’attesa per questa nuova stagione, soprattutto visto il finale della quarta che lasciava aperti molti dubbi e soprattutto aveva posto “i buoni” in una condizione difficile: catturati da un gruppo di cannibali, che in un Mondo sempre più allo sbando vedono nel divorarsi a vicenda (chiaro richiamo al mondo capitalista, tema nascosto ma alla base dell’intera serie) l’unica possibilità di sopravvivenza.

Rick e compagnia, come c’era da aspettarsi, riescono a tirarsi fuori anche da questa situazione in una spettacolare prima puntata ricca di combattimenti splatter e di zombie uccisi in puro stile “The walking dead”, ma il buon giorno in questo caso non si è visto dal mattino. A parte una bellissima terza puntata dove si è risolta definitivamente la battaglia tra le due fazioni con un’agghiacciante ma spettacolare resa dei conti, il pathos e le emozioni sono latitate per tutto il resto degli episodi. A partire dalle aspettive create su un possibile ritorno di Morgan, l’uomo che nella prima puntata della serie aveva salvato Rick e introdotto nella “nuova realtà”. Il personaggio tanto amato dal pubblico lo rivedremo probabilmente a partire da Febbraio ma non si capisce quindi il senso di averlo mostrato sin dal primo episodio rovinando in un certo senso anche il possibile colpo di scena di rivederlo all’improvviso.

Poi la scelta di sacrificare Bob come vittima della fame dei cannibali è stata un altro clamoroso autogol: il personaggio introdotto nella quarta seria non ha così minimamente potuto sviluppare un serio ruolo nella trama, lasciando a metà la descrizione di un personaggio che quindi rimane agli occhi del telespettatore né carne né pesce. Non si è raggiunto nemmeno l’obiettivo di emozionare o commuovere lo spettare per la morte dello stesso Bob, poiché non si è riuscita a creare quella giusta empatia che porta realmente ad affezionarsi ad un personaggio. Nel fumetto il posto di Bob era stato preso da Dale, presente sin dal primo volume e quindi con una storia ben chiara al lettore; Bob invece resta semplicemente un ex ubriacone dal passato poco chiaro e senza aver mai avuto un ruolo chiave nel gruppo dei sopravvissuti.

La stessa trama della battaglia contro i cacciatori cannibali si è svolta in maniera troppo rapida e senza un minimo di pathos: si è privilegiata la pura violenza lasciando da parte quei dialoghi e quei confronti che resero tanto appassionante, ad esempio, il conflitto con il Governatore.

Esattamente come per il fumetto, anche nella serie tv viene introdotto l’inutile personaggio di Gabriel, prete che dimostra sì il lato umano dell’umanità (scusate il gioco di parole) in questa apocalissi, ma nel contempo si rende praticamente inutile alle dinamiche di sopravvivenza del gruppo, sbagliando su due cose tre.

La cosa più interessante e che tutti volevamo vedere come si sarebbe sviluppata, cioè la storia d’amore tra il “vecchio” Daryl e la giovane Beth, purtroppo rimarrà qualcosa di incompiuto: in un arco narrativo originale della serie tv che ci riporta ad Atlanta (e per i fan è davvero bello vedere la stessa strada compiuta da Rick nel primo episodio dopo diversi mesi, in modo da constatare quante cose sono cambiate da quando è cominciato tutto), si scopre chi ha rapito Beth e con che gente abbia a che fare. Purtroppo (ma anche no!) Beth rimarrà uccisa nell’ultimo episodio probabilmente in uno dei modi più stupidi mai visti in una serie tv: un tentativo ridicolo di uccidere una persona con delle forbicette si conclude con l’uccisione della ragazza a causa di un colpo di pistola che ancora non è chiaro se sia stato voluto o non voluto. E così la giovane cantante (nella stagione tre e quattro furono tantissime le sue canzoni durante i momenti morti degli episodi per promuovere la sua reale carriera sonora) si ritrova a fare una morte da vera e propria fessacchiotta, ad un centimetro ormai dalla libertà.

Chi rimarrà distrutta da tutto ciò è Maggie che, di ritorno dal viaggio della speranza/menzogna per portare “lo scienziato” Eugene a Washington (personaggio bizzarro, stupido ma comunque umoristicamente geniale per lo scorrere della serie), si ritrova adesso senza più un briciolo della sua famiglia che solamentre tre stagioni fa era al completo e felice nel bellissimo arco narrativo della fattoria.

Nella valle di lacrime finale finisce un’emblematica e alquanto contraddittoria prima parte di stagione, ricca di momenti noiosi e con poco pathos, quello che in fin dei conti ci aveva portato ad amare questa serie. E’ indubbio che pian piano la qualità sia decisamente calata nel corso delle stagioni, ma gli archi narrativi a seguire che compongono il fumetto fanno ben sperare per ritrovare quel minimo di interesse che dovrebbe portare il telespettatore a vedere subito la puntata appena esce e non guardarla dopo giorni “tanta sono sempre le stesse cose”. L’annuncio di uno spin off della serie potrebbe essere una manna dal cielo anche per la serie principale.

Non ci resta quindi che aspettare il 9 Febbraio per vedere come proseguiranno le avventure di Rick e co.

Armando Zavaglia

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