Sulla Collina Castello delle colonne

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La Collina Castello è uno dei simboli della città, una risorsa nel periodo passato, oggi più che mai un centro dove sorgono edifici pubblici. Aver decapitato la città, perché di questo si tratta, dopo lo spianamento della collina, si è pensato a costruire urbanizzando anziché provvedere a rinfoltire la vegetazione e implementare il polmone cittadino, miopia che è costata la perdita di un’attrazione unica per i turisti.

Una similare collina è la “Pietra Bismantova” che si trova a Castelnuovo né Monti sull’Appennino reggiano, che è una risorsa di notevole successo perché visitata da numerosi turisti ogni anno. Invece, per scelta, questo primato Bisignano ha deciso di farne a meno e oggi più che mai è solo meta di gente che deve recarsi in municipio o in ambulatorio. Il fatto che ha allarmato i consiglieri Francesco Fucile ed Elio Rago, è ben altro e riguarda delle colonne in cemento che svettano in questi giorni sulla collina. A cosa serviranno questi pilastri? Se si tiene conto che sulla collina esiste una scuola, una palestra comunale e il museo della liuteria, con un terreno verde da curare, la domanda dei consiglieri è più che mai legittima. Fucile e Rago commentano: “Chi ha commissionato i pilastri in cemento eretti sulla collina castello? Sono una bruttura del tutto fuori luogo sia dal punto di vista urbanistico che sotto l’aspetto della sicurezza, considerato che sono stati costruiti nell’area adiacente la palestra comunale che accoglie, fra l’altro, manifestazioni frequentate da centinaia di persone – affermano i due politici locali – L’urbanistica della collina castello non aveva certo bisogno di ulteriore cementificazione.

Siamo davvero stupiti e indignati nel vedere questi pilastri che non sappiamo se paragonarli alla Stonehenge inglese, ai pilastri di una moderna palafitta, a un nuovo congegno per misurare il tempo o alle colonne d’Ercole, quasi a segnare il limite estremo del mondo conosciuto, considerato che a nessuno è dato sapere che cosa rappresentano quei lunghi ammassi di cemento. Di due cose siamo certi – precisano Fucile e Rago – la prima è che i pilastri sono otto, cioè la somma degli assessori più il sindaco; la seconda è che l’antica rocca della città di Bisignano, indicata in periodo normanno come castra bizantino, non riesce ad avere pace nemmeno nel secondo millennio, essendo continuamente aggredita da un’edilizia di pessimo gusto che non rende giustizia, né alla sua gloriosa storia, né alle potenzialità urbanistiche-culturali dell’attuale piazza. A Bisignano, purtroppo, si sta scrivendo un’altra brutta pagina di storia contemporanea”. Sarà eretto un santo o Cristo come a Maratea?
Beh! Sarebbe opportuno dire che mentre la città scivola a valle, con il centro storico sempre più deserto, abitazioni in vendita e un commercio che langue, la nuova città sorge lontano, infatti sono stati avviati non solo centri commerciali, ma anche edifici scolastici, ciò fa supporre che era meglio preservare un patrimonio storico ed unico che rimane immortalato in foto d’epoca e per la modernità si scelgono trionfalismi che imperavano nel periodo del
ventennio.

Ermanno Arcuri
su: Nuovasibaritide