Shoah: la tragedia del genere umano

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Shoah
Shoah: mai dimenticare

La memoria della Shoah è un ricordo che accomuna tutte le persone del mondo che abbiano vissuto o non vissuto questa tragica esperienza. Il 27 gennaio è stato scelto come giorno della memoria per ricordare le vittime della persecuzione antisemita. Nello stesso giorno del 1945 i sopravvissuti furono liberati dai russi nel campo di concentramento d’Auschwitz. La cittadina polacca è tristemente famosa perché i nazisti, nel maggio del 1940, vi costruirono ben quattro campi di concentramento destinati alla soppressione d’ebrei polacchi e ai lavori forzati presso industrie insediate dai tedeschi. Ciò che è accaduto a metà del ventesimo secolo ha manifestato come sia stato possibile mettere in discussione tutti i valori cristiani di una civiltà in via di sviluppo, fermatasi in quegli anni per fare spazio a forme molteplici di fanatismo, di discriminazione e soprattutto di razzismo in tutte le sue forme immaginabili. Infatti, facendo propria l’idea di diversità in quegli anni si è aperta la strada della vergogna nazista e fascista che portato alla tragedia. Le leggi antiebraiche furono applicate in Italia nel 1938 e molto prima nei paesi occupati dal nazismo e diedero le fondamenta per la discriminazione collettiva, preparando il popolo alla consapevolezza di eliminare il suo nemico tramite un barbaro sterminio di massa.

L’olocausto fu un eccidio sistematico che avrebbe portato alla morte circa sei milioni tra ebrei, zingari, omosessuali e persone andicappate e può essere considerato come il “tumore” o il “male assoluto“ del ventesimo secolo. Ancora oggi si sente l’eco del lamento delle vittime, portate in un campo di concentramento con un’unica certezza: quella della morte. I campi di concentramento sono stati il teatro dell’assurdo e della tragedia con il diminuirsi del valore della vita umana per tutte le persone che hanno sofferto. La Shoah è stato un fenomeno unico e irripetibile.

La storia è piena di guerre, di sangue e d’ecatombe ma mai prima di allora qualcuno barbaramente aveva mai concepito e in seguito organizzato lo sterminio di milioni d’individui la cui unica colpa era di avere una religione e una cultura diversa. L’antisemitismo, infatti, è un fenomeno che si è sempre basato sugli stessi stupidi elementi: ignoranza, pregiudizio, intolleranza, fanatismo e soprattutto odio. Si è fatto tanto antisemitismo accusando gli ebrei di volere conquistare il predominio nel mondo avendo in mano il potere economico oppure con la sciocchezza della purezza ariana che ha contribuito a formare migliaia di nazisti.

Il negare o l’ignorare ciò che è accaduto non sarebbe un’offesa alla storia ma un’offesa agli ebrei. Persone strappate via dalla loro casa e dai loro affetti per lavorare nei campi di concentramento con la morte negli occhi e con la voglia di vivere ormai ridotta ad un filo. Le migliaia di libri fanno parte della storia mondiale e resta nella memoria di tutti le parole di Primo Levi che fu liberato proprio in quel 27 gennaio e che volle trasmettere a tutti la sua testimonianza con “Se questo è un uomo”. Ci sono stati anche film che hanno sottolineato in diverse chiave di lettura lo sterminio.

Basti pensare a “La lista di Schlinder” forse uno dei film più duri e intensi sull’argomento, oppure a “La vita è bella” di Roberto Benigni, che ha trattato lo sterminio con gli occhi di un bambino salvato dallo sterminio grazie al sacrificio del padre, che ha fatto sembrare il tutto come un gioco. Non dobbiamo dimenticare nulla di questa tragedia, forse neanche le testimonianze più crudeli che ci devono aiutare a ricordare e non possiamo stupirci, vergognarci, indignarci. Dobbiamo fare molto di più: dobbiamo riflettere. Solo questo, insieme all’impegno concreto, più dell’emozione, ci aiuta a fare sì che quello che è accaduto non accada mai più.

Massimo Maneggio