Servizio di leva e graduatore Miur

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Servizio di leva e graduatorie MIUR, Interrogazione di Molinari (libero cittadino in Parlamento): “Il Ministero dell’Istruzione si ostina a non considerare validi gli anni di servizio militare. Ennesimo odioso atto burocratico che lede i diritti dei cittadini ma anche la credibilità del sistema della Pubblica Amministrazione.”

 

ROMA –  Ci troviamo davanti all’ennesimo odioso atto della burocrazia italiana. Esiste una questione in sospeso che riguarda il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) e l’interpretazione circa la validità del servizio di leva ai fini della formazione delle graduatorie e interessa tutti quei docenti che hanno svolto il servizio militare prima del 2005 (anno in cui è stato abolito l’obbligo di servizio).

Secondo un’interpretazione inaugurata con il Decreto Direttoriale del Ministero della Pubblica Istruzione del 31 Marzo 2005 e proseguita nel tempo con successivi Decreti Ministeriali, “Il servizio militare di leva ed i servizi sostitutivi assimilati per legge sono valutati solo se prestati in costanza di nomina”. Ovvero, secondo una visione angusta, se un insegnante aveva un contratto a tempo determinato o indeterminato con una scuola e nel mentre è stato obbligato a partire per il servizio militare, solo in tal caso il servizio può essere considerato valido come punteggio per eventuali graduatorie o concorsi. Una normativa che favorisce, irragionevolmente, solo coloro che abbiano avuto la buona sorte di effettuare il servizio militare durante l’espletamento dell’attività di insegnamento e non anche coloro che avrebbero potuto svolgere i medesimi incarichi ma senza poterlo fare, trovandosi sotto le armi.

Chi in passato ha svolto il servizio di leva obbligatoria, senza trovarsi in costanza di nomina, si trova quindi a non vedersi valutato tale periodo in forza del servigio reso alla nazione. Una vera ingiustizia visto che il Testo Unico d’Istruzione (ai sensi dell’art. 485, comma 7, del D.lgs. 297/1994) dice a chiare lettere che “ai fini della carriera il servizio di leva ha validità a tutti gli effetti”.

Si vuole perseverare nell’errore e continuare a non voler riconoscere il punteggio del servizio militare non “in costanza di nomina” ?

Quella nobile attività di servizio alla patria, svolta obbligatoriamente dai cittadini italiani risultati “abili”, deve quindi essere considerato un sacrificio senza riconoscimento alcuno ?

Serve una maggior chiarezza, soprattutto considerando l’emorragia di liti giudiziarie, a cui ha dato luogo la lesione di un diritto basilare, tra la pubblica amministrazione – che provvede ad applicare pedissequamente nelle graduatorie l’attribuzione del punteggio solo nell’ipotesi del servizio militare di leva prestato “in costanza di pubblico impiego” – e chi si vede privato di un principio fondato sulla nostra Costituzione.

Il MIUR con atti impropri – mediante decreti ministeriali subalterni a quelli legislativi – sta oggettivamente imponendo di non valutare il servizio militare di leva, contravvenendo al criterio gerarchico delle fonti del diritto (“lex superior derogat inferiori”). Per questo ed altri motivi, strettamente connessi, sollecitato anche da cittadini calabresi ai quali è stata sottratta la possibilità di far valere l’effettività del diritto al lavoro, ho interrogato – unitamente ad altri senatori con Atto n.4-03409 – i Ministri competenti, sperando che si possa intervenire per metter la parola fine a questo cortocircuito democratico.

In gioco c’è la credibilità del sistema della pubblica amministrazione.

 

Avv. Francesco Molinari 

cittadino eletto al Senato