Scopelliti e Sansonetti. La coppia inedita per tutte le stagioni

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Piero Sansonetti e Giuseppe Scopelliti hanno una cosa in comune in mezzo a tante differenze. Amano la Calabria come nessun altro. E quando qualcuno l’attacca sono i primi scagliarsi contro. Come fanno ad andare d’accordo un ex condirettore dell’Unità e un governatore del Pdl? È l’amore della Patria a legarli al di sopra dei principi ideologici e della statura etica individuale. Un amore a prima vista.
Adesso sono in prima fila contro le “bugie” di Legambiente, rea di aver assegnato alla Calabria la maglia nera del mare più sporco d’Italia. Non può. Non deve essere. Una battaglia per la civiltà. E non per i soldi della pubblicità che il giornale calabrese intasca puntualmente dagli assessorati regionali. No, certo che no. Gli ultimi, per esempio, non avrebbero ben figurato in mezzo alle denunce dell’associazione ambientalista. “Speciale Ora Estate magazine, itinerari turistici calabresi”. Tremila euro. Pochini, ma in tempi di crisi e di collaborazioni quasi gratuite dei giornalisti, vanno bene. Uno speciale che pare solo il quotidiano di Sansonetti sappia pubblicizzare a dovere. Non gli altri. C’è una certa sintonia tra i due, nonostante il capello hippy del direttore e quello “agli ordini” del governatore. L’agenzia Euromidia srl che gestisce Calabria Ora è molto gettonata sul Bollettino Ufficiale della Regione. Provare per credere.
Il prequel. Quando la Dda di Catanzaro archiviò l’inchiesta sulle navi dei veleni il direttore insieme al sindaco di Cetraro, Giuseppe Aietapropose una campagna di riabilitazione contro la disinformazione che aveva affossato l’economia locale. Un Aquarium nella sede dell’Emiliana Tessile del suo editore. Niente male. Ogni volta si fa in quattro per difendere gli interessi di quelli che lo pagano. È più forte di lui.

Fatto. Goletta verde del 14 agosto scorso. Al grido di Scopelliti, scandalizzato per i dati, Sansonetti ha risposto: presente. Subito un forum riabilitativo. “C’è da difendere il buon nome della Calabria. Non si sa perché in Italia c’è questa abitudine, che quando bisogna sputare addosso a qualcuno, si sputa addosso alla Calabria”, ha dichiarato ai microfoni del Tg3. Un dibattito che seguiva un filo conduttore. “Perché parlano male del mare calabrese?” Non perché è sporco… Ma perché ne parlano male… È come domandarsi sul luogo del delitto: “Cosa avrà fatto di così grave per venire ammazzato?” E non: “Chi lo ha ucciso”. Una differenza sottile. Che rovescia il senso e il significato. Dall’essere al nulla con un prodigioso gioco delle parti.
Domanda. Ma se il mare nostro è pulito, allora perché il 23 maggio scorso il governatore e l’assessore all’Ambiente Francesco Pugliano lanciarono l’allarme che il sistema depurativo calabrese faceva acqua da tutti le parti? Che i Comuni non avevano ancora predisposto le gare per realizzare gli interventi finanziati l’anno prima?

Risposta. Perché il mare, per fruttare soldi, deve seguire una certa strategia, anche comunicativa. L’allarme di maggio era rivolto alle Amministrazioni locali per un motivo molto semplice. In dirittura d’arrivo il Cipe, che ha già deliberato un grosso investimento per la Calabria. Duecentosedici milioni di euro. E se prima almeno non si dimostra di aver speso quelli precedenti non si può pensare di impiegare i futuri.

In questi giorni, poi, dovrebbe andare in onda uno spot sulle tv nazionali, uno nuovo rispetto ai bronzi dello scorso anno. E il bastone tra le ruote di Legambiente non ci voleva.

Sequel. L’anno prossimo stessa scena. Il mare sarà sporco fino maggio. Pulito nei mesi caldi, e poi ancora sporco, ma con l’ancora di salvezza del Comitato interministeriale di programmazione economica. Per le sorprese non mancherà Sansonetti, camerata del presidente dalla prima Ora. E un’altra Estate in magazine.

Fonte: Emiliogrimaldi.blogspot.it

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