Sciacallaggio sulla sanità

Apprendo in queste ore dalla stampa locale che un gruppo di sindaci del cosentino (una sessantina, al 99 % del PD o comunque nell’orbita del partito di Bersani) hanno preso carta e penna e hanno scritto nientemeno che al Presidente della Repubblica per denunciare la situazione della sanità calabrese, giudicata “al collasso” e di gravissima emergenza, secondo il loro giudizio, paventando niente meno che il rischio di non riuscire a mantenere i famigerati LEA  (livelli essenziali di assistenza). Primo firmatario il sindaco di Acquaformosa Manoccio (guarda caso candidato al Parlamento nelle liste del PD). A questa demagogica faccia tosta è dovuta una risposta. Se da una parte Scopelliti e la sua giunta non brillano per la gestione della sanità, tra tagli imposti da un sistema collassato da una parte  e immobilismo dettato da spiccioli equilibri politici dall’altro, il disastro di questo sistema non può essere imputato semplicemenete e demagogicamente agli ultimi due anni di scelte. La giunta Loiero (appoggiata dal PD) con le sue logiche clientelari devastanti (le cronache giudiziarie di questi giorni lo stanno dimostrando, vedi vicenda Loiero-Pietramala e vicenda infiltrazioni mafiose nell’ASP) ha contribuito non poco allo sfascio attuale. La gestione Oliverio/Pelaia dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza è stata una tra le più buie che la storia di questa istituzione ricordi, caratterizzata da sfrenato clientelismo e strisciante illegalità. E ancora andando indietro nel tempo la torta della sanità è sempre stata divorata da governi regionali famelici e spendaccioni con logiche improntate alla clientela e al consenso politico. La sanità non può essere oggetto di sciacallaggio in periodo elettorale per tornare ad essere terreno di conquista una volta vinte le elezioni. La Calabria ha bisogno di un serio progetto di razionalizzazione delle risorse sanitarie che porta inevitabilmente ad affrontare e risolvere senza mezzi termini il nodo dei rami secchi da tagliare, delle sacche improduttive da azzerare, della piaga del precariato da sanare e da non ripetere nel futuro. La sanità calabrese ha bisogno di scelte politiche forti e non di sciacalli che hanno fatto ben peggio di quelli che oggi criticano opportunisticamente e con una tempistica elettorale cronometrica.

Alessandro Perrone
medico chirurgo oculista
Candidato al Senato per Forza Nuova
Circoscrizione Calabria

3 Commenti

  1. Che ci sia una emergenza sanitaria in Calabria è sotto gli occhi di tutti e in special modo di tutte quelle persone che hanno vissuto direttamente gli oltraggi delle negligenze sanitarie dell’Annunziata di cosenza. C’è gente che si è ritrovata in una settimana all’obitorio e quindi nessuno si permetta di asserire che il problema non esiste altrimenti vorrà dire che per svegliare le coscienze addormentate si ricorrerà ad azioni anche eclatanti. Per quanto riguarda, invece, l’interessamento di una classe politica di parte e soltanto in piena campagna elettorale è sicuramente il modo più sbagliato di affrontare il problema in quanto la situazione deficitaria della sanità calabrese ha origini “preistoriche”. Intanto i malcapitati malati continuano a essere portati all’obitorio. Quest’ultimo luogo, infatti, è quello più affollato dopo il pronto soccorso. In un momento così tragico per il paese sarebbe meglio non fare demagogia politica ma agire sapendo (a maggior ragione) che c’è già qualcuno dall’altra parte che pensa di fare spettacolo con la vita degli altri.

  2. il vero guaio è che la sanità, sia pure in cancrena, è uno dei pochi business che tira. la politica lo sa e se la gode. anche i medici ( operatori sanitari, impiegati asl …) lo sanno e ne approfittano in un gioco ad incastro o di mutuo soccorso che non perdona. e non è un caso che di medici in politica e nelle amministrazioni ce ne siano tanti. tagliare questo cordone ombelicale è un imperativo.

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