Scampia: oltre i pregiudizi

 

Esattamente un anno dopo la prima volta, i ragazzi di Pedagogia della R-Esistenza sono tornati a visitare Scampia e tutti i volontari impegnati nella lotta per restituire dignità e futuro ad un quartiere troppo spesso denigrato in maniera generalizzata. L’esperienza dell’anno precedente aveva lasciato nel cuore di ogni singolo ragazzo tanta speranza perchè, nonostante le ovvie difficoltà di partenza, dentro la gente di Scampia era fortissima la voglia di rialzarsi e di ribellarsi alle logiche mafiose imposte da anni. Così, in questo clima di speranza, partiva il 17 Maggio 2014 il secondo incontro tra Pedagogia della R-Esistenza, corso di studi sulla legalità tenuto dal prof. Giancarlo Costabile presso l’Università della Calabria, e l’associazione (R)esistenza Anticamorra guidata da Ciro Corona.

(R)esistenza Anticamorra è un’associazione di lotta all’illegalità e alla cultura camorristica nata ufficialmente il 21 Marzo 2008 e che si pone come obiettivo principale di dare una formazione scolastica e un lavoro ai numerosi ragazzi di strada presenti nel quartiere. Ciro e i suoi collaboratori hanno posto come elemento basilare per il riscatto sociale della popolazione di Scampia la cultura, poiché solamente la conoscenza può liberare realmente le persone, permettendogli di compiere le scelte giuste per la propria vita. Un dato statistico basta per farci capire l’importanza dell’istruzione per questi ragazzi: Scampia è il quartiere col più alto tasso di abbandono e di evasione scolastica. Ciò avviene perchè molti ragazzi si ritrovano dei genitori poco disposti ad impegnarsi per loro, preferendo tagliare e confezionare droga fino a notte fonda e disinteressandosi di alzarsi la mattina presto per portare i loro figli a scuola.

(R)esistenza anticamorra parte proprio da qui, da questo diritto negato, con la nascita di un progetto chiamato “Voglie Cagnà” (voglio cambiare) in cui otto volontari si sono occupati di reintegrare a scuola i ragazzi che per un motivo o per un altro l’avevano lasciata. Inizialmente le difficoltà non sono mancate perchè per i ragazzini andare a scuola era un disonore e solamente grazie alla grande forza d’animo di questi volontari si è riuscito con il passare del tempo ad ottenere dei risultati, con la soddisfazione di vedere i primi ragazzini che avevano aderito al progetto impegnarsi anche loro per questo scopo.

Una volta fatta partire questa prima fase, era necessario impegnarsi anche nel dare un lavoro ai ragazzi, una concreta alternativa ai soldi facili che si ottenevano nelle piazze di spaccio. Fondamentale per rendere possibile ciò è stata la concessione del Fondo Rustico Amato Lamberti di Chiaiano, 14 ettari di vigneto e pescheto dove i ragazzi hanno potuto comprendere con il lavoro giornaliero l’importanza della semplicità e dell’onesta, frutti principali per avere una vita dignitosa e utile alla società. Dall’impegno di questi ragazzi è nata un’iniziativa davvero importante, cioè quella di fare “un pacco alla camorra”: vengono venduti i prodotti della terra, dando un segnale simbolico alla camorra, cioè la dimostrazione che quel terreno dove prima la mafia faceva crescere solo la morte adesso dava frutti di speranza e di gioia in moltissimi ragazzi. Il denaro guadagnato in questa iniziativa, inoltre, sarebbe stato utilizzato per finanziare il proseguimento dell’attività resistente, continuando così a diffondare una contro-educazione positiva.

Non sono mancate però le difficoltà e le minacce camorristiche in questi lunghi sei anni di attività, ma Ciro e i suoi collaboratori non hanno mai smesso di credere che un’alternativa era possibile, puntando tutto sulla voglia di riscatto della stessa popolazione napoletana, vero motore di cambiamento. La risposta da parte della popolazione infatti non è mancata e il risultato più bello è stato quello di far sentire tutta Chiaiano proprietaria del Fondo Lamberti, partecipando numerosi ad una Pasquetta che (R)esistenza Anticamorra non dimenticherà mai. Ma forse la vittoria più bella è stata raggiunta in un’altra occasione, cioè quando un figlio di camorristi ha deciso di scegliere una strada diversa rispetto a quella di molti altri suoi coetanei, andando a lavorare in quei 14 ettari di terra e libertà ringraziando Ciro Corona per avegli dato la possibilità di scegliere come costruire il proprio futuro.

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Grandissima importanza nel territorio di Scampia è da attribuire anche allo Sportello Anticamorra, nato in collaborazione con l’associazione Libera e il presidente della Municipalità Angelo Pisani. Tale sportello serve per permettere ai cittadini di lasciare in modo del tutto anonimo segnalazioni e denuncie che successivamente i volontari di (R)esistenza consegnano al commissariato di Scampia. E’ proprio da questo sportello che parte la giornata di Pedagogia della R-esistenza, per poi successivamente dirigersi presso il Fondo Lamberti. Qui i ragazzi hanno ascoltato la toccante storia di Gelsomina Verde, vittima innoncente di camorra nella faida di Secondigliano nel 2004, tramite la voce emozionata del fratello Francesco. Questo ragazzo, nonostante numerose difficoltà adolescenziali come il carcere, grazie all’esempio e all’impegno nell’aiutare il prossimo da parte di sua sorella ha capito quale strada era da abbandonare e quale da percorrere, perchè nonostante il lavoro faticoso non portasse gli stessi guadagni delle piazze di spaccio e dei furti questo denaro aveva un sapore diverso e gli permetteva di camminare a testa alta.

Purtroppo il destino beffardo ha voluto che il 21 novembre 2004 sua sorella Gelsomina sia stata sequestrata, torturata, uccisa barbaramente e poi data alle fiamme con la sua auto nel corso della faida di camorra scoppiata a Secondigliano per il controllo dello spaccio di stupefacenti tra il clan Di Lauro e un gruppo di fuoriusciti. La “colpa” di Gelsomina è stata quella di aver aiutato i figli di quelle famiglie e non quella di aver avuto rapporti illegali con loro, come inizialmente veniva sospettato. Gelsomina è invece semplicemente una vittime innocente che ha pagato con la vita la sua bontà d’animo e che non deve mai essere dimenticata, come purtroppo certe antimafia qualche volta fa. Francesco, grazie all’esempio di sua sorella, ha intrapreso una strada diversa da quella adolescenziale creando insieme al padre e ai suoi amici un’associazione di volontariato in memoria di Gelsomina, “Progetto per la vita onlus”, che si occupa di alleviare le giornate di degenza dei bambini ricoverati in ospedale e di assistere persone che soffrono problemi di salute, oltre che collaborare in maniera attiva con (R)esistenza anticamorra.

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Dopo questa testimonianza, i ragazzi hanno visitato il Fondo rustico e discusso dei numerosi rischi che l’inquinamento incontrollato del territorio sta causando alla popolazione campana. Da qui si è ripartiti per giungere nel simbolo di Scampia, le immense Vele dove moltissime persone vivono in condizioni disumane. All’interno delle Vele si trova il Comitato Vele di Scampia, nato da un gruppo di abitanti del posto che, stanchi dei soprusi e delle pessime condizioni di vita in quei palazzoni, hanno deciso di unire le loro voci per il rispetto dei loro diritti. Il loro principale obiettivo è quello di ridare dignità a tutte queste famiglie che da anni sono state private di qualsiasi forma di privacy e di vita normale, rivendicando il dovere di smettere di etichettare tutta le gente delle Vele come mafiosa perchè in realtà all’interno di questi palazzoni c’è gente che ha voglia di vivere una vita normale e ha tutto il diritto per farlo. Rivedere i ragazzi di Cosenza per loro è stato un segnale importante, cioè la conferma che anche la gente esterna al posto abbia compreso che la realtà sulla gente delle Vele è molto diversa rispetto agli stereotipi negativi che costantemente film e fiction come “Gomorra” regalano. E’ la dimostrazione che il loro impegno sta dando frutti e che la strada da percorrere è sempre questa, nonostante le evidenti difficoltà strutturali causate dal degrado urbanistico di questi palazzoni.

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Subito dopo questo incontro, si è ripetuta la partita di calcio tra i ragazzi dell’Unical e quelli di Scampia, con l’intento di dare anche questa volta un calcio alla camorra. Purtroppo per i ragazzi di Cosenza, guidati in difesa dal loro professore, anche questa volta c’è stato poco da fare sul campo con una sconfitta per 10-8, ma anche questa volta la vittoria più bella è stata quella fuori dal campo, con i sorrisi divertiti dei ragazzi del posto, protagonisti sul campo da gioco come nella vita. Spetterà a loro un giorno continuare l’attività del Comitato e di (R)esistenza, in una partita dove non ci saranno reti da gonfiare ma da costruire, esattamente come è stata costruita la rete “resistente” tra l’Unical e Scampia, consci che solamente il Sud può liberare il Sud. Dovranno essere loro i prossimi Ciro Corona ad incaricarsi di restituire alla scuola i tanti ragazzi di strada, indicandogli la giusta strada da seguire. I territori sono di chi li vive e li difende e spetterà quindi proprio a loro rendere Scampia un posto migliore.

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La giornata si conclude così salutando i ragazzi delle Vele e passando da una pizzeria, dove per l’ennesima volta si è sentita forte la volontà da parte degli abitanti di Scampia di volersi liberare di questi pregiudizi su di loro, che generalizzano e mortificano tutti coloro che con lo spaccio e le uccisioni non ha niente a che fare. Ormai il legame tra Cosenza e Scampia è saldissimo e toccherà anche ai ragazzi dell’Unical un compito molto importante, cioè quello di far conoscere alla gente i volti e le storie della gente onesta che abita questi posti.

Voglio concludere citando le parole dette da Ciro Corona prima di salutarci: gli era stata posta come domanda se lui provasse o meno paura per ciò che fa ogni giorno. Troppe volte ci viene data un’immagine irreale di chi combatte contro la mafia, facendoli passare come dei super-uomini senza paure e senza alcun timore. In realtà così non è perchè Ciro Corona, e come lui Gaetano Saffioti incontrato qualche settimana fa, ha paura perchè è un uomo esattamente come noi. Però a volte la paura di morire può essere superata da una paura ancora più grande, cioè quella di non riuscire a guardarsi più allo specchio o, come nel caso di Ciro, quella di temere che il proprio nipotino di un anno e mezzo tra qualche anno si ritroverà a vivere in un mondo uguale o peggiore di questo. La paura che il proprio nipotino tra qualche anno possa ritrovarsi a fare la scelta sbagliata e prendere una brutta strada. Questa paura è molto più grande per Ciro rispetto a quella di morire e farà di tutto, quindi, per creare solo scelte ed esempi positivi per i bambini che avranno il compito di portare Scampia al riscatto finale. Ascoltare queste parole da un grande uomo come lui non può far altro che lasciare noi ragazzi con una grande responsabilità nel cuore, perchè in fin dei conti la mafia e le ingiustizie si trovano costantemente in ogni angolo della nostra vita e sta a noi combattere ogni nostra paura per debellare ciò. Come Ciro, come i ragazzi di (R)esistenza anticamorra, come Gelsomina Verde e suo fratello e come i membri del Comitato Vele anche noi nel nostro piccolo dobbiamo combattere ogni giorno per rendere migliore questo mondo, diventando (citando Gaetano Saffioti) testimoni di certezza e di verità per le future generazioni, rendendo il nostro e il loro Sud un posto migliore.

 

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