Sanità, ecco la denuncia di un cittadino

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Riceviamo e pubblichiamo

NOTA STAMPA

Dopo aver visto la trasmissione “Titolo Quinto”, andata in onda su RaiTre, sulla situazione sanitaria in Calabria e sul perché la mia regione fosse stata dichiarata Zona rossa, come calabrese, sentendo le affermazioni del Commissario ad Acta, mi sono sentito umiliato e offeso e come cittadino italiano indignato ad ascoltare le dichiarazioni del vice Ministro alla Sanità Sileri che dichiarava che “…sono anni che si è interrotto il potere di controllo centrale sulle aree commissariate…”.
Sono decenni che in Calabria tutti noi cittadini subiamo supinamente la protervia del Potere, sia esso politico, spesso fatto di incompetenza e inefficienza, sia amministrativo e imprenditoriale che riguarda la Sanità pubblica. Eppure stiamo parlando di un Diritto garantito dall’art. 32 della nostra Costituzione, un Diritto che dovrebbe essere al di sopra di ogni scelta politica e amministrativa, ma da oltre un decennio questo Diritto è sistematicamente negato ai cittadini calabresi sempre più oppressi e soggiogati da inefficienze e clientelismi che mirano solo ad interessi privati sempre più diffusi.
Da cittadino calabrese ho deciso di lanciare un forte segnale, un segnale per risvegliare le coscienze civili di tanti che non hanno avuto, finora, il coraggio di manifestarlo pubblicamente; da cittadino libero da ogni giogo politico ho presentato una formale denuncia alla Procura della Repubblica di Castrovillari, per il tramite della caserma dei Carabinieri di Altomonte, verso la struttura commissariale alla Sanità della Calabria e il Ministero della Sanità per tutti i danni arrecati a ognuno di noi per le varie inefficienze, sotto gli occhi di tutti, che la Procura vorrà rilevare e perseguire.

Siamo come dei naufraghi su una zattera alla deriva, abbiamo un solo razzo di segnalazione, abbiamo all’orizzonte una nave che può salvarci e abbiamo il dovere e l’obbligo di lanciare quel razzo se vogliamo avere la speranza di salvarci. Ecco, quel razzo l’ho lanciato per continuare a credere e sperare di poter salvare me stesso, i cittadini calabresi ormai da moltissimo tempo alla deriva, e la nostra splendida regione. Spero che altri segnali come questo si facciano avanti aldilà degli schermi e delle tastiere dei Social che non producono effetti concreti ma sono solo una inutile valvola di sfogo personale. Facciamo seguire i fatti concreti alla nostra vera e reale indignazione, utilizzando tutti gli strumenti democratici e legali che abbiamo a disposizione, solo così si potranno spezzare le singole maglie di questa catena che ci sta stritolando da decenni. Se questa situazione persevera da decenni è anche per colpa di un atteggiamento remissivo, quasi di sfiducia, verso la legalità e il rispetto delle regole e dei diritti dei cittadini. La collega e scrittrice Oriana Fallaci sosteneva “Cultura significa anzitutto creare una coscienza civile, fare in modo che chi studia sia consapevole della dignità. L’uomo di cultura deve reagire a tutto ciò che è offesa alla sua dignità, alla sua coscienza. Altrimenti la cultura non serve a nulla.” Noi calabresi abbiamo Cultura da vendere, nell’antichità questa terra era chiamata Italia, quindi abbiamo più diritto di altri ad essere.

09 novembre 2020

F.to Francesco Pacienza